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Vorrei cadere in un pozzo nero pieno di fragole
Le poesie si guardano. Gli occhi ascoltano. E lo sguardo posato su frammenti di vite altrui e tempi altri può diventare un viaggio nella profondità del nostro animo.
Succede di fronte alle opere di Jimmy Rivoltella. Robin Hood del tempo, Rivoltella sottrae oggetti altrimenti destinati alla dimenticanza e allo scolorimento e restituisce loro una possibilità di riscatto. La sua poetica è un atto di memoria: soffia via la polvere dalle soffitte, illumina gli angoli dimenticati dei depositi, rende protagonisti materiali di scarto.
Nei suoi collage persone, parole, gesti di storie passate tornano alla vita. Ma in una realtà del tutto diversa, fatta di relazioni imprevedibili, collocazioni desuete, contesti improbabili. È per questo motivo che pur sembrando familiare, legato al quotidiano, in realtà quello dell’artista è un mondo che apre a una dimensione nuova, quella della poesia appunto, sottratta al tempo e allo spazio. Oltre il tempo e lo spazio. Nelle opere di Rivoltella tutto parla, i materiali di recupero che fanno da base: stoffe di vecchi materassi, carte di ogni tipo. E sovrapposti foto, frammenti di oggetti, ritagli di giornale, scritte a mano. I vari strati dialogano tra loro creando allusioni, contrasti, risonanze. Un discorso tutto interno all’opera. Ma c’è un altro livello di dialogo, quello che coinvolge i nostri occhi di spettatori, il nostro animo. Dalle tele i personaggi di Rivoltella ci chiamano in causa; offrono gesti resi unici, isolati nel loro slancio o nel...
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