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MAX!

MAX!
Testo critico di Igor Zanti

Il primo amore di Max Papeschi non sono state le tele, i pennelli, gli scalpelli o la fotografia, ma le tavole del palcoscenico e le macchine da presa degli studi televisivi.
Papeschi, infatti, si diploma, verso la metà degli anni 90 alla prestigiosa scuola Paolo Grassi di Milano e inizia una carriera come regista teatrale e televisivo. Molte sono le sue partecipazioni a produzioni di successo e l’ambiente dello spettacolo contribuisce in maniera fondamentale alla formazione di una sua personalissima estetica, che trova sbocco, quasi per caso, poco più di un paio di due anni orsono, in una serie di opere, veri e propri aforismi visivi, realizzati con la tecnica dell’elaborazione fotografica digitale.
Benché il medium artistico utilizzato da Papeschi si riveli di grande modernità, risente direttamente degli influssi della cultura del collage, non tanto nell’accezione tipica di certa produzione artistica tipica degli anni 60/70, quanto in quella direttamente desunta dall’esperienze di derivazione Dada e Bauhaus.
Proprio la forte influenza della poetica di Hanna Hoch e del Dada tedesco, mixati con evidenti riferimenti al Pop, permettono di individuare una utile chiave di lettura della produzione di Max Papeschi.
Il risultato di questo mix di rimandi è un lavoro che, senza timore, si può definire caustico, graffiante, caratterizzato da contenuti forti che colpiscono in maniera inesorabile ed ironica i vizi e le virtù della società contemporanea.
I personaggi dei cartoni animati,...
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