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Soul's Habitats

Fading Memories
Le proposizioni della Verdi manifestano un modo antico, greco, ovvero quella equivalenza sostanziale tra il vedere e il conoscere, theorìa, contemplazione sia visiva che intellettuale.
Nelle visioni di Margherita Verdi questa fusione concede un ponte di passaggio, sovrapposizione del passato e del presente, abolendo la grammatica del tempo.
Sappiamo bene che da quelle finestre, da quelle porte, su per quelle scale, è la Storia del Novecento che s’incammina nella sua desertificazione, eppure sentiamo forte il respiro degli uomini che quel secolo infame hanno attraversato, un assordante clangore percuote le fabbriche abbandonate, risate d’infanti corrono lungo i vuoti corridoi della colonia estiva, occhi asciugati dal dolore della reclusione frugano tra le immagini di donne discinte. Sulla soglia del teatro l’ultimo spettatore si gira verso la sua poltroncina, lo immaginiamo andare via lungo le strade di Firenze, con il cuore ancora impigliato in un sipario. E’, quella della Verdi, una poetica orfica, che non vuole scindere l’amore dalla conoscenza. E queste foto, la cui stampa è netta, nel solco della plastica tradizione toscana, ci parlano di un mondo che scompare quando le merci che lo governano si spostano dove l’uomo e il suo lavoro valgono il resto di niente. Luoghi che diventano vaghi nella memoria, spazi che attendono di essere risarciti. E’, ognuna di queste immagini, la parola, il suono, il disegno di un mondo perdente, non ancora svanito, dalle scheletriche forme architettoniche, che esiste per...
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