Il Sestante

In attesa di Nevera

I territori incantanti di Franco Chersicola

Esistono zone dell’anima dove è pericoloso addentrarsi. Ove solo i più forti posso spingersi senza temere di non poter ritornare a se stessi. La paura di perdersi allontana da tali regioni proprio chi teme il “non ritorno”. Ed è questa paura che si erge come un terribile Guardiano atto ad impedire l’accesso a chi non è ancora pronto per esplorare il Mistero.
Un mondo meraviglioso si dischiude invece agli occhi di chi riesce a penetrare al di là delle barriere erette dal Custode, così come agli antichi esploratori si presentavano terre nuove, lande incantate, dense però di insidie e di pericoli. Ecco dunque la scelta: possiamo andare avanti audacemente, verso l’enigma, od accontentarci della realtà consueta ed ipnotizzante. Quella realtà che ci appaga con l’abitudinario, con il miracolo reso tristemente invisibile dalla presunta banalità del quotidiano, che non riusciamo a superare a causa del nostro sonno inconsapevole. E, come diceva Gustav Meyrink, noi tutti siamo convinti di essere svegli, e ci accorgiamo di aver sognato soltanto quando il sogno finisce; ci rendiamo conto di aver dormito solo quando il sonno termina.
Così come le immagini ipnagogiche sorgono in noi nell’aurea zona che segna il delicato trapasso dalla veglia al sonno e dal sonno alla veglia, nascono a volte le visioni dell’arte, quando la coscienza non è ancora sufficientemente desta per catturarle in piena consapevolezza in un regno più alto. Ed è da questo mondo del “limite” che provengono...
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