Editalia

Giosetta Fioroni

AL CENTRO DEL MIO CUORE di Cecilia Sica
La ceramica “è di per se adatta a proporre l’elemento metafisico, il sogno, la fiaba, la chimera e tanto altro”. Così Giosetta Fioroni in una conversazione con Angelandreina Rorro, curatrice della mostra Faïence alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, spiega uno degli aspetti della passione che la lega all’arte della ceramica, scoperta quasi casualmente nel 1993. Allora l’amico Maurizio Corraini, editore bolognese, la introdusse nella storica bottega Gatti di Faenza per realizzare un teatrino in ceramica in 100 esemplari per un’edizione d’artista su Guido Ceronetti. Da allora Giosetta ha frequentato senza interruzione la bottega Gatti e Davide Servadei, pronipote del fondatore, con il quale ha sperimentato e messo a punto una tecnica adatta al suo linguaggio: una ricca gamma di toni brillanti o opachi, colori materici sempre “eccessivamente carichi”. Una tecnica “iperpittorica”, come lei stessa la definisce, che le consente di unire pittura e scultura. Inventare, plasmare, cuocere e dipingere un tripudio di forme e di colori, la ceramica si presta per Giosetta Fioroni più di altre materie alla sua naturale tendenza a sperimentare all’infinito un unico amato soggetto: la narrazione. Il racconto è il filo conduttore della sua ampia produzione e difatti La fata guardiana, la maiolica in 60 esemplari realizzata da Editalia nel 2014, “racconta di una fata che, in modo teneramente umano, custodisce un villaggio posto sotto la sua personale protezione”. Il viaggio di...
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Giosetta Fioroni nasce nel 1932 a Roma dove vive e lavora.
Figura di riferimento nello sviluppo delle principali esperienze artistiche romane, esordisce alla Biennale di Venezia nel 1956; si avvicina al principio degli anni Sessanta agli artisti Pop italiani tra cui Tano Festa, Schifano e Kounellis, realizzando smalti che per il loro grafismo si avvicinano alla fotografia. Negli anni seguenti l’interpretazione della realtà passa attraverso l’allestimento di teatrini in cui inscenare simboliche parodie. Ma degli anni Settanta maggiormente si ricordano le numerose e variegate carte, i disegni e i calligrammi che si rivolgono all’espressione del mondo interiore affettivo, al recupero della memoria emotiva e oggettiva del proprio passato. Sono di questi anni la terza partecipazione alla Biennale di Venezia, la presenza alle collettive “Disegno in Italia” a cura di Achille Bonito Oliva alla Galleria Cannaviello di Roma nel 1976, e “Metafisica del quotidiano” alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1978.
Nel decennio successivo e fino al presente, la linea espressiva di Giosetta Fioroni passa attraverso la riscoperta dei materiali e delle tecniche tradizionali dell’arte, abbinando alla struttura grafica la forza espressiva del colore veneziano settecentesco, per meditare sul senso della fine.
Della sua poliedrica attività artistica ricordiamo le esperienze come illustratrice di libri, le opere di ceramica, le formelle e le fotografie accanto a pitture e sculture.
Tra le collettive di questo periodo: “La linea della...
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