Akka jr.

AKKA + KRITIKA

Le opere di Inkyung Noh tracciano, con delicata intensità, un percorso narrativo e visuale che diventa metafora del ruolo dell’artista rispetto al pubblico: su un fondo monocromo, rosa o nero, si dipana tela dopo tela la storia di un equilibrista che, acclamato da tutti, decide di scendere sulla terra per cercare di conquistarsi i favori e i plausi dell’unico spettatore che non si cura delle sue prodezze: una scatola nera.
Le opere ci invitano a rintracciare il filo del racconto, sospeso e misterioso come quello su cui si compie il tragitto dell’equilibrista: non comprendiamo immediatamente cosa stia accadendo, mentre davanti ai nostri occhi si stagliano figure dai tratti lievi e al contempo definiti.
L’equilibrista, la scatola nera, i tetti rossi delle case, la tavola imbandita, gli altri piccoli personaggi che partecipano al lillipuziano mondo di Inkyung Noh sono collocati alla base dell’opera, oppure disposti ai suoi angoli, o ancora stanno correndo su uno dei lati verticali della tela: a venire stravolta è anche la nostra visione prospettica centrale, educata nei secoli all’equilibrio e alla relazione tra le parti che compongono il tutto.
Con una levità carica di ironia malinconica, Inkyung Noh riesce così a mettere in scena le eterne relazioni tra pubblico e artista, opera e interpretazione, arte e critica; ma anche a raccontare l’antico dilemma dell’artista che necessita della fama e dell’approvazione altrui, invitando lo spettatore ad un dialogo potenzialmente inesauribile.
Alla fascinazione del tema espositivo...
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