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Giulio Cerocchi

 
 Coesistenze pacifiche | di Gigliola Foschi
Sui muri delle case si stratificano e si accumulano le tracce della storia, lo scorrere del tempo.Contrariamente alla pelle di un serpente che si rinnova ogni estate, la vita dei muri si costruisce per addizione e corrosione, sottoposta com’è all’azione del tempo che ne modifica la superficie, la scava e la sgretola.Guardare tra le pieghe dei muri è dunque come guardare l’epidermide di un volto in cui si è iscritta la sua biografia.Un volto che Giulio Cerocchi ha scrutato attentamente trasformando la fotografia in uno strumento di quieta vicinanza capace di leggere, su tali superfici logorate, la storia di un passato antico vicino al mondo della terra e di un tempo più recente legato invece a situazioni di abbandono.Quelli che lui ha fotografato sono infatti muri di recinzione ormai degradati, divenuti parte di una periferia milanese cementificata e protesa verso ulteriori cambiamenti (come testimoniano anche i manifesti di taglio sociale ad essi appesi).La ricerca di questo autore potrebbe quindi collocarsi all’interno di un percorso documentario “classico”, ma ecco che egli, con un tocco poetico e straniante, inserisce in tali immagini di muri consunti anche la presenza di un mattone sul quale appare invece una magica fotografia di alberi e boschi.Tale figura inattesa crea una misteriosa sfasatura temporale e fa quasi immaginare che questi muri antichi abbiano conservato il ricordo o il desiderio di rimirare ancora...
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