Aldo Sardoni | Matteo Guariso

Sacralità laica

Noema Gallery

Aldo Sardoni e Matteo Guariso presentano un lavoro sugli spazi industriali del XX° secolo.
Un tema spesso analizzato dai fotografi tanto da sembrare banale e ripetitivo proporlo.
In realtà entrambi lavorano da tempo sul tema, in forma totalmente autonoma ed in luoghi completamente diversi, fotografando quei posti come espediente per raccontare altro.
Pur raggiungendo esiti completamente diversi, direi opposti fra loro, entrambi non cercano di ricorrere solo all’aspetto emozionale dell’immagine, tantomeno a quello didascalico della registrazione tout court dello spazio ma tentano di andare oltre l’oggetto o il soggetto fotografato.
Esso è solo il primo elemento che si incontra per entrare in un territorio altrimenti non fotografabile perché alloggiato all’interno di ognuno di noi.
E’ una caratteristica che li unisce e che si riscontra in tutti i loro lavori, benché le loro modalità di rappresentazione fotografica siano quasi agli antipodi; Sardoni usa il colore, le ombre e la luce del sud, Guariso il bianco e nero e la luce del nord.
Il primo si limita ad uno sviluppo tradizionale del negativo digitale, il secondo elabora le sue immagini utilizzando quanto la tecnologia gli consente.
Eppure malgrado le differenze così marcate, entrambi ci portano in un luogo non ben definito, facendoci passare attraverso il fotogramma che è l’unico elemento palese del progetto.
Il resto è a cura di ogni spettatore.
Le immagini si manifestano per ciò che sono solo al primo sguardo, poi lentamente, ed in collegamento con le altre...
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Roma, 1964.
Studia architettura e fotografia a Venezia e Roma.
Laurea in architettura a Roma “Valle Giulia”.
Perfezionamento post-laurea in Teorie dell’Architettura.
Autore segnalato a “Los Ojos del Tiempo” Guadalajara – Mexico.
Autore segnalato al “Premio per la qualità creativa in fotografia professionale” Milano.
Presente nella Collezione Permanente “Archivio Italo Zannier” Venezia – Italia
Direttore Artistico di Noema Gallery – Milano
Curatore di mostre fotografiche

A proposito della sua fotografia Gigliola Foschi ha scritto:
“Ponendosi in consapevole antitesi rispetto alla sopravvalutazione di un presente incalzante e incombente, questo artista s’inoltra con la sua ricerca fotografica tra le pieghe del tempo, fino a far emergere un senso di sacralità che ci rimanda alle origini, alle fonti perenni della nostra cultura visiva e alle dimensioni arcaiche della religiosità mediterranea. Sardoni riflette e coglie i suggerimenti cristallizzati nell’arte del passato per rielaborarli e creare immagini al contempo attuali e volutamente inattuali. Anziché obbedire agli imperativi del mercato, che vuole opere sempre nuove ed innovative, i suoi lavori si nutrono di tradizione senza per questo risultare nostalgici. Invece di stupire e provocare, sollecitano il nostro immaginario con delicatezza. Evitano di entrare nel gioco mediatico, in cui sembra avere la meglio chi urla più forte, preferendo il silenzio e i toni bassi, quasi bisbigliati.

Ciò che gli preme è che le sue immagini diano...
<i>Aldo Sardoni</i><span>Read</span>
Nasce a Monza nel 1967, e ancora ragazzo dimostra una grande sensibilità per il mondo artistico, risultando particolarmente portato per il disegno ed in generale per tutto ciò che richiede abilità manuale, appassionandosi inoltre alle letture dei classici, scrivendo poesie e iniziando ad osservare ed interpretare il mondo attraverso l' obiettivo fotografico, che diventerà presto il suo migliore compagno di viaggio, lavorativo e di vita.
Dopo aver concluso gli studi umanistici, s' inscrive inizialmente a Sociologia per poi convertire il corso di laurea in Psicologia.
Decide di conseguire, inoltre, il diploma in Fashion Photography presso l' Istituto Europeo di Design ed inizia ad intraprendere la sua carriera professionale nel mondo della Fotografia collaborando con Agenzie giornalistiche per le quali produce reportages a celebrities e servizi di moda o progetti legati al mondo pubblicitario.
La sua indole introspettiva e gli studi di psicologia, lo portano parallelamente ad appassionarsi e concentrarsi su un' attività di ricerca più "autoriale" del suo lavoro fotografico e che verte su temi di fotografia concettuale "trasversale" ai segmenti canonici della fotografia: archeologia industriale, architettura, paesaggi e ritratti. Progressivamente arriva così a sperimentare e sviluppare una sua cifra stilistica nelle immagini, dove gli scatti, spesso in bianco e nero, vengono destrutturati e rimontati in sequenze iper-reali e surreali. Visioni astratte che si ricongiungono ad immagini in “super definizione” dove le...
<i>Matteo Guariso</i><span>Read</span>
Nel 2013 ho cominciato a ragionare con maggiore insistenza su come si potesse rappresentare l’ovvietà di una cosa che spesso, forse per istinto di sopravvivenza, tendiamo a rimuovere: lo scorrere del tempo e l’inevitabile dissoluzione di persone e cose che esso porta con se.
Nihil è un lavoro sul tempo, un progetto legato agli ambienti di lavoro dismessi, luoghi su cui il tempo ha steso la sua patina modificandone il significato e ricordandoci che tutto si trasforma.
Il tempo che passa ha un suo senso estetico che purtroppo non coincide con la visione corrente di invecchiamento alla quale attribuiamo un’accezione prevalentemente negativa.
Avrei potuto lavorare sulle persone, ma ogni immagine ne avrebbe contenute poche, sarebbero stati perlopiù ritratti, mentre il mio desiderio era, ed è, il racconto di una moltitudine di donne e uomini, cercando di parlare del loro invecchiamento e dell’importanza che esso ha per il genere umano.
Raccontare di loro senza fotografarli, anche perché in buona parte non ci sono più.
Ma come fare?
Ho seguito l’istinto ed una modalità che sostiene tutte le mie fotografie, appresa dal pensiero di Abbas Kiarostami quando dice che la parte più importante del fotogramma è quella che non si vede, che deve essere immaginata da chi osserva.
Pertanto è necessario costruire le condizioni affinché il fotogramma porti lo spettatore altrove, almeno questa è l’intenzione.
Così è nato Nihil, con lo studio di edifici che sono stati importanti per una comunità, luoghi di lavoro con la...
<i>Aldo Sardoni - NIHIL | CSC</i><span>Read</span>
Osservando il lavoro di Matteo Guariso sulla Centrale Termoelettrica di Trezzo d’Adda il mio pensiero è andato subito ai tre registri lacaniani:
- L’Immaginario
- Il reale
- Il Simbolico
L’Immaginario è ciò che avviene nel pensiero, il Reale avviene fuori da noi, il Simbolico è il linguaggio che è struttura dell’inconscio.
La scelta di lavorare su un edificio industriale attivo senza rendere il risultato una mediocre rappresentazione di ciò che è, ha rappresentato un grande rischio.
Scivolare nella banalità del tema producendo un risultato utile al marketing aziendale o all’archivistica era davvero facile.
Sarebbe stato uno shooting professionalmente corretto ma totalmente inutile per la fotografia d’autore.
In realtà Matteo ha prodotto un lavoro molto interessante, utilizzando la centrale idroelettrica per raccontarci altro; l’edificio è un espediente necessario per portarci altrove.
Questo è il motivo per cui associo il progetto ai tre registri di Jaques Lacan.
Le immagini fotografano un edificio vero (il Reale) posto dinnanzi all’obiettivo, niente farebbe pensare che il fotogramma non rappresenterà davvero quello che si vede andando sul luogo e invece il pensiero di Guariso lo trasforma in altro (l’Immaginario) per descriverci uno spazio interiore attraverso la trasformazione dell’immagine ed il linguaggio dell’autore (Il Simbolico).
Tema attraente e permanente in quasi tutti i suoi lavori, ci traghetta nel buio in posti sconosciuti che ognuno di noi declinerà secondo le proprie esperienze e la...
<i>Matteo Guariso | Luce</i><span>Read</span>