Seventies Group Show

MIA Fair 2016

s.t. foto libreria galleria

s.t. foto libreria galleria presenta a MIA FAIR un progetto espositivo dedicato agli anni ’70, con l’obiettivo di offrire una visione ampia della ricerca artistica e fotografica sviluppatisi nel corso del decennio.
Le polaroid di Mario Schifano, si affiancano ai fotogrammi astratti di un altro maestro del Novecento, Luigi Veronesi e agli scatti del paparazzo-simbolo della Dolce vita, Tazio Secchiaroli, chiamato anche negli anni successivi a ritrarre le icone del cinema italiano.
Cineasta a sua volta, di matrice neo-realistica, ma fotografo di formazione, regista di documentari di vario genere, specializzatosi poi nel raccontare il mondo dell’arte contemporanea, Mario Carbone ha continuato a coltivare la propria passione per la ripresa fotografica. Nel 2009 s.t. ha ospitato una sua personale incentrata sugli scatti dedicati a Marina Abramović e Ulay, in occasione della Settimana internazionale della performance a Bologna del 1977.
La documentazione degli eventi e dei protagonisti della ricerca artistica è da sempre al centro del lavoro anche di Massimo Piersanti, fotografo ufficiale degli Incontri Internazionali d’Arte, e in tale veste chiamato a seguire l’impacchettamento di Porta Pinciana a Roma, nel 1973, ad opera di Christo.
Fausto Giaccone è ancora uno studente di Architettura a Roma quando nel 1968 si ritrova a fotografare l’occupazione dell’università. Due anni dopo, nel 1970, maturata compiutamente la vocazione di foto-reporter, decide di raccontare il Festival dell’Isola di Wight e realizza un servizio su "Lo...
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Nata nel 1947 a Torino, Paola Agosti ha iniziato nel 1969 la sua attività di fotografa indipendente che l’ha portata a compiere vari viaggi in Europa, in Sud America, negli Stati Uniti, in Africa.
Ha incontrato e fotografato leader politici, uomini di cultura e artisti di fama internazionale. Si è occupata con particolare attenzione di volti e fatti del mondo femminile. Ha indagato la fine della civiltà contadina del Piemonte più povero, le vicende dell’emigrazione piemontese in Argentina e ha fotografato i grandi protagonisti della cultura europea del ‘900, realizzando numerosi libri e mostre su questi temi.
Sue fotografie fanno parte delle collezioni permanenti del Musèe de l’Elysèe di Losanna, del Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, dell’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, dell’Accademia Carrara di Bergamo, del MAST di Bologna e del Museo Alinari di Firenze
Negli ultimi anni ha inoltre curato vari volumi dedicati alle memorie familiari, storie individuali che diventano la Storia.

Bibliografia minima

1.Libri monografici e cataloghi di mostre personali

"Riprendiamoci la vita. Immagini del movimento delle donne"
Testi di Silvia Bordini, Rosalba Spagnoletti, Annalisa Usai
Savelli Editore, Roma, 1976

"Immagine del “mondo dei vinti”
Testi di Nuto Revelli. Introduzione di Alessandro Galanante Garrone
Mazzotta, Milano, 1978

"San Magno fa prest"
Testo di Saverio Tutino
Priuli e Verlucca, Ivrea, 1981

"La donna e la macchina"
Testo di Licia Donati Perelli
Edizioni Oberon, Roma,...
<i>Paola AGOSTI</i><span>Read</span>
Nato San Sosti (Cosenza) nel 1924, Mario Carbone apprende giovanissimo il mestiere di fotografo -dal ritocco alla stampa, dalle foto-tessera ai ritratti degli sposini, svolgendo un lungo apprendistato prima nella natia Calabria e poi a Milano, dove lavora anche nello studio di Elio Luxardo. Nel 1955 si trasferisce a Roma e inizia la sua attività in ambito cinematografica come operatore, direttore della fotografia e quindi regista di documentari.
Per molti anni continua comunque a collaborare con altri registi di non fiction, fra cui Libero Bizzarri, Romano Scavolini e Raffaele Andreassi. Per quest’ultimo cura la fotografia de I vecchi (1959), conquistando così il suo primo Nastro d’Argento. Con una propria cinepresa, decide di filmare le manifestazioni politiche e sociali: un’attività quasi volontaria, che prosegue per tutti gli anni sessanta, anche grazie al rapporto che si stabilisce con la Unitelefilm, la società di produzione promossa dal Partito Comunista Italiano. Nel corso del decennio, racconta le lotte operaie alla Zanussi (Uomini nella fabbrica, 1964), l’occupazione delle terre a Melissa, in Calabria (Sedici anni dopo, 1967), la condizione del lavoro contadino (Dove la terra è nera 1966), nonché la rivolta degli studenti alla facoltà di architettura di Roma nel fatidico 1968.
Oltre che per i documentari di impronta neorealistica, Carbone si fa notare per il linguaggio moderno, da inchiesta giornalistica, dei suoi corti, che affrontano un ampio spettro di tematiche sociali: handicap e malattia (Anche noi parliamo,...
<i>Mario CARBONE</i><span>Read</span>
Tano D’Amico nasce nel 1942 nell’isola siciliana di Filicudi e vi rimane fino all’età di sette anni, quando si trasferisce con i genitori in una Milano ancora piegata dalla guerra.
Dopo gli studi classici al liceo Beccaria e la frequentazione della facoltà di scienze politiche alla Cattolica -anni cruciali, nei quali prende forma una visione critica dei meccanismi umani e di potere che regolano la nostra società, nel 1966 parte alla volta del Friuli per la leva militare, da lui stesso considerata una delle esperienze-chiave della sua vita. Nei quindici mesi di caserma, infatti, Tano conosce e si lega a giovani etichettati come “diversi” e di conseguenza emarginati: analfabeti, carcerati, isolani come lui.
Tornato a Milano, si rende conto di non poter tornare alla vita precedente, e si trasferisce a Roma, già in pieno fermento sociale nei mesi che precedono il fatidico ‘68. La partecipazione attiva ai movimenti lo conduce, quasi suo malgrado, sul difficile sentiero della fotografia: i compagni riconoscono l’originalità del suo sguardo, in grado di comunicare appieno i mutamenti in atto, e affidano al fotografo siciliano la parte visiva del loro impegno in giornali e riviste come “Potere Operaio”, “Ombre Rosse” e soprattutto “Lotta Continua”, con cui collaborerà fino alla definitiva chiusura del quotidiano. Successivamente, le sue immagini troveranno spazio anche sull’altra storica testata della nuova sinistra italiana, il manifesto.
Dai suoi primi scatti fino ad oggi, Tano D’Amico ha scelto di mettere a...
<i>Tano D'AMICO</i><span>Read</span>
Fausto Giaccone nasce in Toscana, a San Vincenzo, Livorno, nel 1943.
Cresce a Palermo dove inizia gli studi di architettura che concluderà a Roma dove si trasferisce nel 1965. L’anno 1968, con l’inizio della rivolta studentesca, segna la sua scelta di dedicarsi interamente alla fotografia.
Da allora vive come fotografo indipendente dedicandosi soprattutto al reportage sociale. Le sue prime collaborazioni sono con testate politiche romane, come L’Astrolabio, Vie Nuove, Rinascita, Noi Donne, A quel periodo risalgono molte campagne di documentazione nel Meridione: in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Sardegna. Nella seconda parte degli anni ’70 collabora a diversi documentari televisivi, anche in Africa ed in America latina. Agli inizi degli anni ’80 si trasferisce a Milano lavorando con molte testate tra le quali Epoca e Panorama. Negli ultimi anni ha viaggiato per i cinque continenti collaborando soprattutto con riviste di viaggio, cercando di lavorare su soggetti da lui scelti. E’ rappresentato dal 1995 dall’agenzia Anzenberger di Vienna. Nel 1987 ha pubblicato il libro “Una Storia portoghese”, sul periodo caldo della “rivoluzione dei garofani”.
Nel 2008 espone all'Accademia Americana di Roma "The battle of Valle Giulia", e, nello stesso anno, espone a Noceto (Parma) “’68 altrove”, sui reportage realizzati nell’anno 1968, il suo primo anno da fotoreporter. Nel 2013 pubblica il libro “Volti di Cavallino Treporti”, frutto di un incarico da parte di un comune della laguna veneta.
Nello stesso anno...
<i>Fausto GIACCONE</i><span>Read</span>
Massimo Piersanti nasce a Roma nel 1939. Dopo aver trascorso la giovinezza tra Napoli, Neuchatel e Londra, nel 1967 torna nella capitale per dedicarsi alla fotografia. Inizia come fotografo di architettura, matura delle esperienze nel mondo del cinema, e quindi si specializza nella fotografia pubblicitaria, lavorando per società quali General Motors, Esso, Frau, Alitalia, FIAT, Renault, Honda, Jaguar, Valtur, Motorola. Contemporaneamente, dal 1970, comincia a documentare la scena artistica romana, divenendo il fotografo ufficiale degli Incontri Internazionali d’Arte, l’associazione animata da Graziella Leonardi Buontempo, che promuove -nella sede dello storico Palazzo Taverna, in altri spazi cittadini e successivamente anche altrove, mostre, incontri, dibattiti, con i più significativi esponenti della ricerca estetica contemporanea. Dal 1989 fino al 1996 risiede a Barcellona, dove collabora con Gloria Moure per le mostre “all’Espai Poble nou”. Dopo il ritorno in Italia (tra Roma, Napoli e Milano) continua a seguire e a ritrarre il lavoro di maestri ancora attivi e artisti emergenti della scena artistica internazionale.

1970 Contribuisce alla documentazione fotografica della mostra “Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-1970”, a cura di Achille Bonito Oliva, Roma, Palazzo delle Esposizioni.
1971 Documentazione fotografica per la mostra “Informazioni sulla Presenza italiana. Ricognizione sulle opere degli artisti italiani presenti alla 7e Biennale de Paris”, a cura di Achille Bonito Oliva. Roma, Palazzo...
<i>Massimo PIERSANTI</i><span>Read</span>
Marialba Russo, napoletana, vive a Roma dal 1987.
Studia pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si avvicina alla fotografia alla fine degli anni Sessanta e la sua attenzione è rivolta alle rappresentazioni religiose e alle feste popolari dell’Italia centromeridionale.
Tra il 1972 e il 1976 collabora con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Negli anni 1976 e 1977 pubblica "Al ristorante il 29 settembre 1974" e "Giornale Spray" nella collana “I Quaderni dello sguardo” da lei ideata. Accanto alla ricerca personale e all’attività espositiva collabora con “Vogue Italia” e altre testate italiane e straniere. Nel 1979, con la sequenza fotografica "Il parto", rappresenta l’Italia a “Venezia 79 la fotografia” nella sezione “Fotografia Europea Contemporanea”, curata da Daniela Palazzoli, Sue Davis e Jean-Claude Lemagny. Un aspetto significativo del suo lavoro degli anni settanta sarà colto da Arturo Carlo Quintavalle nella mostra da lui curata nel 1999 “Il rosso e il nero. Figure e ideologie in Italia 1945-1980 nelle raccolte del CSAC”.
Nel decennio successivo è presente in diverse manifestazioni e iniziative dedicate alla fotografia in Europa e negli Stati Uniti, mentre continua a collaborare con alcune Università Italiane, dove tiene corsi di fotografia. Prosegue le sue sperimentazioni sul linguaggio fotografico con i lavori "Della serie delle centotrenta figure di spalle" del 1981 e "1929 Ritratto di mio padre e mia madre "del 1982. Nel 1989 la Galleria d’Arte Moderna Giorgio...
<i>Marialba RUSSO</i><span>Read</span>
Mario Schifano nasce il 20 settembre 1934 a Homs, in Libia. Dopo il trasferimento della famiglia a Roma il giovane Schifano dapprima lavora come commesso e in seguito affianca il padre, archeologo restauratore al Museo Etrusco di Valle Giulia. Comincia nel frattempo la sua attività artistica come pittore.
I suoi debutti si possono situare all’interno della cultura informale con tele ad alto spessore materico, solcate da un’accorta gestualità. Inaugura la sua prima personale nel 1959 alla Galleria Appia Antica di Roma. L’ anno successivo alla Galleria La Salita in compagnia di Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini, la critica comincia ad interessarsi del suo lavoro. In questo periodo la pittura di Schifano subisce una svolta per certi versi radicale. L’artista dipinge ora quadri monocromi; delle grandi carte incollate su tela e ricoperte di un solo colore uniforme e superficiale quasi una sorta di schermo nel quale si annullano tutti gli eventi e tutti gli oggetti.
Nel corso del 1962 Schifano visita gli Stati Uniti dove entra in contatto con il movimento della Pop Art e resta colpito dall’opera di Dine e Kline. Sue opere saranno esposte alla Sidney Janis Gallery di New York nella mostra The New Realist. Ritornerà negli States sul finire del 1963, dopo aver allestito diverse personali in alcune delle grandi città europee (Roma, Parigi e Milano). L’artista opera ora per cicli tematici e verso la fine del 1964 accentua quell’interesse verso la rivisitazione della storia dell’arte che Io porterà. l’anno successivo, ai...
<i>Mario SCHIFANO</i><span>Read</span>
Tazio Secchiaroli nasce a Roma il 25 novembre 1925. Nell'immediato dopoguerra inizia a lavorare come fotografo ambulante ed entra poi all'agenzia V.E.D.O di Adolfo Porry Pastorel, padre indiscusso del fotogiornalismo italiano.
Nel 1955 fonda la Roma Press Photo. Segue la vita politica e sociale della capitale, la cronaca rosa, le manifestazioni, la povertà, i pellegrini durante l’Anno Santo. Realizzò anche numerosi scoop: le sue fotografie di Piero Piccioni e Ugo Montagna ripresi insieme furono usate come prova processuale durante il “Processo Montesi “. Diviene celebre oltre i confini professionali e nazionali immortalando per primo le notti movimentate di Via Veneto e inventando un nuovo genere di fotografia, la fotografia d’assalto. Per la prima volta i divi furono fotografati contro la loro volontà: lo spogliarello di Aiché Nana al Rugantino, le liti tra Anita Ekberg e Antony Steel, gli eccessi di rabbia dell'ex re Faruk o di Walter Chiari.
Le sue fotografie vengono pubblicate con grande risalto, spesso in esclusiva, sui rotocalchi di tutto il mondo. Conosce Federico Fellini, che dai suoi racconti trae numerosi spunti per la sceneggiatura del film La Dolce Vita e sulla sua figura crea il personaggio di Paparazzo. Negli anni seguenti, lo convoca più volte sul set dei suoi film per realizzare delle degli special.
Abbandonata già nel 1960 la fotografia d'assalto, porta il suo stile nei backtage cinematografici. I divi ora non lo schivano più, anzi felici di lavorare con lui.
Nel 1963 conosce Sophia Loren e diventa il suo...
<i>Tazio SECCHIAROLI</i><span>Read</span>
Luigi Veronesi nasce nel 1908 a Milano. Compiuti gli studi tecnici, lavora come grafico e come incisore e dirige le proprie ricerche verso l’astrattismo di C.Belli, della rivista KN e della Galleria del Milione di Milano, presso la quale espone per la prima volta nel 1932.
Del 1934 è la mostra di acqueforti non figurative con J.Albers alla Galleria del Milione. Conosce a Parigi Léger e Vantongerloo, studia i costruttivisti russi ed olandesi. Entra in contatto col movimento astrattista francese Abstraction-Création, al quale aderisce nel 1934 ed in seguito con L.Moholy-Nagy e la Bauhaus.
Negli anni Trenta si interessa alla fotografia ed ai rapporti tra pittura e fotografia: dipinge a tempera su positivo fotografico ed esegue collages unendo pittura e fotografia o si esercita nella fusione tra neri e grigi fotografici e colore dipinto. Comincia in questi anni a realizzare fotografie astratte, solarizzazioni, fotogrammi, fotomontaggi. Nel 1935 partecipa alla prima mostra collettiva di arte astratta italiana a Torino con Bogliardi, De Amicis, D’Errico, Fontana, Ghiringhelli, Licini, Melotti, Reggiani, Soldati e studia scenografia teatrale. Tra 1939 e 1941 realizza i primi sei film astratti a colori dipinti a mano. Nel 1936 illustra il quaderno di geometria di Leonardo Sinisgalli; nello stesso anno partecipa alla Triennale di Milano.
Iniziano i rapporti con Max Bill, Jan Tschichold e col movimento concretista svizzero. Studia la scienza dei colori secondo il principio di Ostwald. Nel 1938 partecipa alla Mostra Nazionale di Scenografia a...
<i>Luigi VERONESI</i><span>Read</span>