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A Passage to India

Contrasto Galleria

L’interesse di Gianni Berengo Gardin per l’India inizia molto presto, da ragazzo, affascinato dalla personalità carismatica del Mahatma Gandhi. L’opportunità di visitare l’India si presenta per la prima volta nel 1977, e anche in questa occasione Gianni Berengo Gardin si lascia guidare da una dichiarazione di Gandhi, che diceva come la vera India fosse da ricercare non nelle sue grandi metropoli bensì nei numerosissimi villaggi. A questo primo viaggio ne seguono altri, fino al 1979, quando esplora le aree rurali intorno alla città di Indore nella regione Madhya Pradesh, India Centrale. Scandita dall’alternarsi delle stagioni asciutte e monsoniche, Berengo Gardin fotografa la semplice vita dei villaggi, dentro le case, nelle strade e nelle campagne circostanti. Meno interessato agli aspetti celebrativi e religiosi caratteristici di questa cultura, Berengo Gardin concentra il suo sguardo, nel suo stile inconfondibile, sulla quotidianità che vede protagonisti uomini, donne e bambini, nello svolgimento delle loro abituali mansioni oppure in posa per il fotografo. In molti casi le persone sono i soggetti principali degli scatti; in altri, l’architettura e il paesaggio giocano un ruolo più importante, dove la luce, l’ombra o i riflessi nell’acqua conferiscono alle fotografie connotazioni più astratte.
Le fotografie indiane di Berengo Gardin mantengono uno stretto legame con il resto del suo corpus di lavoro. L’espressività dei volti, accentuata dalle tonalità del bianco e nero, il movimento, la ripetizione di forme in...
<i>Gianni Berengo Gardin</i><span>Read</span>
Si rimane silenziosi innanzi alle opere di Irene Kung, sorpresi. D’improvviso trascinati in uno spazio non più terreno. Soli, inghiottiti davanti all’immagine. Gli scatti della Kung sono inesorabili, fermarsi un attimo ad osservarli equivale ad essere improvvisamente tele-trasportati in un non-luogo, una dimensione reale ma rarefatta, di forme note che sbucano dalla realtà e dalla memoria e si dispiegano nel sogno. Irene Kung ci chiama ad osservare, a vedere ciò che ci passa indistintamente sotto gli occhi, ogni giorno. Ci impone un momento di silenzio, una sosta, una riflessione.
Dimenticate alle spalle le metropoli occidentali, lo sguardo dell'autrice si posa in queste immagini su visioni oniriche dell’India. Spostandosi ad oriente, Irene Kung affianca ai contrasti del bianco e nero una gamma cromatica preziosa, i cieli rosa e l’oro del nord dell'India.
Fin dai suoi primi progetti ci ha proposto di guardare alla realtà quotidiana con occhi diversi, trasformando in visioni oniriche e misteriose le nostre città, i loro monumenti e gli altri scorci altrimenti famigliari rappresentati nelle sue immagini.
"Irene Kung ha una capacità straordinaria di trasformare in idea un dato reale; non è una rappresentazione realistica, documentaria: le sue straordinare immagini diventano quasi l'idea incorruttibile, eterna, immodificabile del soggetto fotografato" (Giovanna Calvenzi).
"Penso che l'artista debba dare al pubblico quello che il pubblico non ha, e quindi il compito di un artista contemporaneo è quello di far sognare le...
<i>Irene Kung</i><span>Read</span>
Sebastião Salgado non è solo un fotografo, non cattura solo immagini: è di più, è un antropologo, cattura vite, condizioni sociali e stati d’animo. Instancabile viaggiatore, il suo modo di lavorare è strutturato in grandi “capitoli” che si sviluppano in un periodo di tempo di svariati anni: “Mi piace molto lavorare su progetti a lungo termine. C’è più tempo per il fotografo e le persone che sono di fronte alla fotocamera per capirsi. C’è il tempo per andare in un posto e capire cosa sta accadendo lì. Quando spendi più tempo su un progetto, impari a comprendere i tuoi soggetti. Arriva un momento in cui non sei più tu che stai fotografando. Qualcosa di speciale accade tra il fotografo e la gente che sta fotografando: il fotografo si rende conto che sono le persone a dargli la fotografia”.
Nascono così i grandi progetti decennali: Other Americas, La mano dell’uomo, In Cammino, fino ad arrivare al più recente capitolo di questo epico racconto fotografico, Genesi.

Le fotografie proposte sono tratte per lo più da “La mano dell’uomo”: è la mano che raccoglie, scava, costruisce, è il simbolo di culture, lavori ed esistenze; sono mani di uomini, donne e bambini, che costruiscono i canali d’irrigazione del Rajasthan o che affondano nelle miniere di zolfo in Indonesia; raccontano storie di uomini, donne e bambini attraverso gesti quotidiani che diventano episodi di un’epica silenziosa e sofferta. Un'elegia sui metodi tradizionali di lavoro e di produzione. Un'elegia dedicata alla fine di un'epoca che...
<i>Sebastião Salgado</i><span>Read</span>
Conosciuto soprattutto per il suo vibrante e complesso lavoro sui colori, Alex Webb ha pubblicato 11 libri, tra cui La Sofferenza della luce, una collezione di 30 anni di sue foto a colori, e più recentemente Memory City (con Rebecca Norris Webb).
Le opere proposte fanno parte dell’ultima esperienza dell’artista, coinvolto nel cuore di Expo Milano 2015 in un percorso fotografico che lo vede protagonista insieme ad altri otto grandi fotografi contemporanei promossi da Contrasto, e dove ha indagato la millenaria tradizione della Via delle Spezie dell’India del Sud, spezie che sembrano riecheggiare in tutta questa cultura fortemente stratificata.
Un utilizzo del colore in chiave piena, intensa, un colore che arriva prima della linea e della forma. Questa è una delle connotazioni dell'immagine di Alex Webb che, nel suo ultimo progetto fotografico, risulta ben evidente. Colori forti, dunque, che - complice il set degli scatti, l'India - arrivano all'occhio con contrasti nitidi e toni brillanti. Peperoncini verdissimi, chador di un carminio che sembra uscire dalla stampa, teli iper-decorati, intonaci pastello, volti luminosi e sorrisi che abbagliano.
Nelle sue immagini complesse, cariche di elementi, di superfici riflesse, di aperture che moltiplicano i livelli di lettura, la luce forte, violenta, esasperata esalta ombre e colori.

All’inizio della sua carriera, a metà degli anni '70, seguendo le orme dei suoi maestri, Alex Webb fotografa in bianco e nero, ma presto si rende conto che un altro linguaggio e una diversa cifra...
<i>Alex Webb</i><span>Read</span>