Group Show di SF6

GROUP SHOW. MIA FAIR 2016

SPAZIOFARINI6

Tagliare, strappare, applicare, sono gesti consueti che rimandano alla nostra infanzia ma che appartengono, anche, alla storia del fare artistico, degli antichi mestieri, sino all’avvento delle nuove tecnologie con il prevalere del virtuale sul reale che annulla, di fatto, la gestualità sapiente.
La scomposizione dell’immagine secondo modalità misurate e ordinate, apre a imprevedibili scenari con la perdita di riconoscibilità dei luoghi familiari, creando le condizioni per un nomadismo concettuale libero di scoprire e ricreare scenari suggeriti da labili indizi. Una nuova identità dell’immagine nasce come effetto della manipolazione dei dati di partenza.
Forme frantumate e attraversate da interferenze visive sanno trasmettere, oltre il tempo di uno sguardo, informazioni sulla loro natura fisica così come appaiono dopo che fattori esterni ne hanno modificato l’aspetto e l’intima costituzione.
In questo senso l’immagine restituita come pura visione, sembra svelare una nuova sostanza dell’opera, immersa in scenari dove i termini di confronto sono entità variabili dominate dalla presenza del paesaggio, puro disegno dello spazio dell’esistenza.









TORN FRAGMENTS OF PHOTO
Pier Paolo Fassetta 2009/2015

Cutting, tearing, pasting: such ordinary gestures hark back to our childhood, and yet they also belong to the history of artistic craft: to ancient craftsmanship. With the advent of new technologies, instead, virtual reality has prevailed. It has ended up by abolishing the wisdom of gesture.
The...
<i>STRAPPI FOTOGRAFICI</i><span>Read</span>
Pier Paolo Fassetta, nasce a Venezia nel 1948 e si laurea in Architettura nel 1973.
Dalla fine degli anni ’60 sviluppa la sua ricerca avvalendosi della fotografia e della videoripresa in sintonia con le tendenze più innovative presenti nel panorama artistico, nazionale e internazionale.
Una produzione aperta a molti ambiti della sperimentazione linguistica, in grado di cogliere il valore dell’opera come “presenza” cioè parte di una realtà conosciuta che, una volta elaborata e restituita, permane come tempo dell’esperienza.

Nel 1969 e nel 1970, è invitato alla rassegna, Giovani Artisti, alla Galleria San Fedele, a Milano. Frequenta i corsi di fotografia tenuti da I. Zannier e L.Veronesi. Nel 1978 e nel 1979, realizza il progetto fotografico Vivere una stanza che presenta in due mostre personali, alla Tommaseo, di Trieste e alla Galleria del Cavallino, a Venezia. Per le Edizioni del Cavallino, nel 1980, Presenze, cartella fotografica in trenta esemplari. Tra il 1975/1980 partecipa ai video laboratori promossi da Gabriella e Paolo Cardazzo. Sempre nel 1979 presentato dalla Galleria del Cavallino, espone all’ArteFiera di Bologna nello spazio alternativo dedicato ai giovani artisti, Stand/one curato da Tommaso Trini e Hélène Sutton. Alla Bevilacqua La Masa, Nuovi Media, a cura di G.Sartorelli e Proiezioni. Arte nel Veneto, di T.Toniato. Nel 1997, il filosofo M. Donà gli dedica un saggio, Velata Claritas. Nell’aprile 2006:”Videoarte, dalla produzione alla conservazione, a cura di Guido Sartorelli, Ca’ Foscari,...
<i>Biografia</i><span>Read</span>
di Studio Pace10 (Monica Scardecchia e Gianfranco Maggio)

Il lavoro rappresenta una meditazione estetica sulla città e il suo senso fragile.
Studio Pace10, attraverso il linguaggio fotografico, descrive la città come un assembramento in continua mutazione di costruzioni effimere e instabili, parallelepipedi di cartone che la nostra esperienza percettiva riconosce come rappresentazioni di grattacieli, palazzi e casupole di ogni genere che nell’immaginario collettivo concorrono alla raffigurazione mentale di ideali skyline metropolitani.
Quella che vediamo all’orizzonte è una città fragile fatta di cartone e nastro adesivo, una spazio mutevole, approntato in fretta per un teatrino di marionette atto a celebrare la fragilità e il senso effimero delle attuali megalopoli, delle New Town e dei rapporti umani che tentano di sopravvivere ricalcandosi uno spazio tra un cantiere e l’altro.

english version
This work is an aesthetic meditation about the city and its fragile sense.
Studio Pace10 , through the photographic language, describes the city as an ever-changing assemblage of ephemeral and unstable buildings, boxes of cardboard that our perceptive experience recognized as representations of skyscrapers, palaces and hovels of any kind that contribute to the collective mental picture ideals of metropolitan skyline.
What we see on the horizon is a fragile city made of cardboard and sticky tape, a mutable area, prepared quickly for a puppet show designed to celebrate the fragility and ephemeral sense of today's megacities, the New...
<i>La Città Fragile</i><span>Read</span>
Verso la fine della primavera dell’anno scorso avevo iniziato a pensare a cosa avrei potuto fotografare nei giorni che quell’estate avrei passato in campagna, in Toscana. Pensarci con un certo anticipo era in fondo opportuno, considerato che nel senese, in agosto, non si trova proprio tutto. Le estati passate avevo fotografato soprattutto nature morte; per lo più di frutta e verdura, qualche salsiccia, qualche uovo, una testa di porchetta.
Negli stessi giorni risfogliando un libro sulle nature morte francesi del ‘700 rividi un dipinto di Louis Tessier che raffigurava un cesto di uova e decisi che sarebbe stato l’anno in cui avrei fotografato uova.
Il giorno della partenza comprai così tre confezioni delle ottime bianchissime uova di Paolo Parisi e, con in mente le uova di Tessier, quelle fotografate da Man Ray, Paul Outerbridge e Hans Finsler, partii.
Al mio arrivo montai il set fotografico e iniziai a fotografare. Qualche giorno dopo tirai le somme di quanto avevo fatto: alcune belle fotografie, senza nessun senso.
Iniziai a guardarmi intorno alla ricerca di una soluzione. Un angolo con una luce particolare... Uno sfondo… Qualche oggetto… Girai per casa. Esaminai la cantina. Rovistai nella stalla, deposito d’oggetti intriganti, fin quando il mio sguardo non cadde su uno scatolo di legno pieno di ferri, ingranaggi, vecchi attrezzi per lo più arrugginiti.
Avvicinandomi notai una ghiera. Capii subito che era l’astronave. La liberai dagli altri pezzi e la spolverai. Nel frattempo l’uovo interplanetario prendeva...
<i>LE AVVENTURE DELL'UOVO INTERPLANETARIO</i><span>Read</span>
It was at the end of last spring that I started thinking what could have been an interesting subject to photograph in the days I would have spend in Tuscany that summer. The last summers I had shot mainly still life; fruit, vegetables, fish, meat, some sausages.
In those days I was reading a book on French XVIII century still life paintings. And I noticed a marvellous painting by Louis Tessier: a huge basket full of eggs on a red velvet puff. In that moment I decided that eggs would have been the subject of my still life photos that summer.
So, the day I had planed to leave, I bought some of the marvellous white and excellent eggs of Paolo Parisi, and left; playing in my mind with Tessier’s egg painting, and Man Ray’s, Paul Outerbridge’s and Hans Finsler’s egg photos.
When I arrived I started taking photos. After more or less a week I looked back at my work to evaluate what I was doing. To my disappointment I found that I had shot some very good photos, that had no sense.
Rather worried I started looking and thinking for a solution. I looked for a more interesting background…, more interesting light…, for interesting objects…. I looked around in the house, outside the house, in the cellar, in the old barn where a lot of interesting old object found their place, when I saw a wood cassette full of strange rusty objects.
Getting closer I noticed a ferrule. The moment I saw it I new it was a spaceship. I took it from the cassette, I tried to wipe it. In the mean time the interplanetary egg took place at the controls. In few...
<i>THE INTERPLANETARY EGG</i><span>Read</span>
BIOGRAFIA GIOVANNA MAGRI

Giovanna Magri, occupa una posizione di rilievo nel mondo della fotografia nazionale ed internazionale. Affermata come fotografa pubblicitaria, specializzata nello still-life, nel portrait, nel food e nell’architettura. Ha tenuto conferenze all'Istituto Europeo del Design di Torino, all'Istituto Italiano della fotografia di Milano e al Consolato Svizzero a Milano.
Docente e nel Coordinamento alla Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, sviluppa e realizza importanti progetti per la Casa Circondariale di Montorio a Verona e per il MART di Rovereto. Ha collaborato con “Maison de Dance” di Lione in occasione della Biennale con un progetto “Nazioni-Umanità-Individualità-Diversità”.
Studia e mette in opera nuovi Workshops di fotografia attraverso un singolare metodo di approccio al mondo dell’immagine.
Collabora con la rivista d’arte “La Tenda Rossa” edizione Campanotto distribuita da Feltrinelli.
Come autrice e ricercatrice: studia la storia della fotografia e il linguaggio dei grandi maestri; in particolare da anni approfondisce la ricerca del ritratto-autoritratto nei suoi molteplici significati artistici-filosofici-psicologici, “storia e storie nella città dell’anima…un viaggio nell’infinito mistero dell’uomo…!"
E’ impegnata in molteplici progetti artistici. I suoi lavori sono stati esposti negli Stati Uniti, Argentina e in Europa, in gallerie private e istituzioni pubbliche, fiere e festival, tra cui le ultime alla Biennale Internazionale di Arte Contemporanea di...
<i>GIOVANNA MAGRI</i><span>Read</span>
Progetto fotografico di Giovanna Magri, con l’assistenza di Dannia Pavan
VERONA MONTORIO Casa Circondariale

A Verona, nell'istituto carcerario che comprende anche due sezioni femminili, l'Associazione MicroCosmo onlus ha accompagnato alcune donne detenute a sperimentare un linguaggio inedito, oltre la scrittura e altri eventi che, di anno in anno, coinvolgono il mondo femminile dello stesso carcere di Montorio.
La fotografa d'arte, ricercatrice e docente all'Accademia di Brescia, Giovanna Magri ha condotto quindi un laboratorio alla sezione femminile: " Ri-genero. La forza di ricominciare". Il progetto sviluppato in un processo di scrittura e immagine, è centrato sul tema della forza rigeneratrice, della capacità di superare il blocco di una crisi significativa per ripartire con scelte consapevoli.
Le immagini tracciano un percorso di attraversamento della crisi come esperienza dell'umano, come passaggio di crescita. Come opportunità. Quando non ci si abbandona, quando non ci si lascia schiacciare.
L'aiuto da altre persone è vano se non accendiamo in noi la scintilla della volontà di ripresa, se non si esce dal rischio di passività, di vittimismo, di auto-compiacimento.
La rete affettiva si afferma come primo riferimento che orienta e sostiene; permette di muovere i primi passi verso il mondo e contemporaneamente verso la profondità di se', nella propria interiorità.
La relazione sociale si costituisce come telo di protezione e di sostegno, come tappeto su cui esercitare l'approccio al se' e alla visione del possibile,...
<i>RI-GENERO Giovanna Magri</i><span>Read</span>
Processo di stampa fotografica alternativo su fondo in foglia d’oro e pallladio.

Il lavoro artistico presentato, è una combinazione di tecniche classiche decorative e stampa fotografica a processo alternativo, con l’impiego di sali di Palladio e Platino.
Su carta Platine Arches, preparo la superficie con gesso tinto e polvere di Mica dorata, imitando il Bolo classico che si usa sotto la foglia d’oro.
Stendo a pennello la Missione ad acqua e applico la foglia d’oro a 22 carati o foglia di Palladio. Ricopro poi con 4 mani di Gelatina la foglia pronta perché aderisca l’emulsione fotografica e l’immagine non si dissolva durante il processo di sviluppo. Ho anche usato l’albumina con risultati diversi ma straordinari nei dettagli.
Preparo il negativo digitale alla misura finale della stampa voluta, utilizzando immagini per la maggior parte scattate con pellicola e poi digitalizzate e lavorate in Photoshop.
Le immagini devono essere pulite e semplici, quasi “mimime”.
La ricchezza finale viene dal fondo riflettente, che sia foglia in metallo, oro o palladio.
In genere per l’emulsione uso una combinazione di sali di Palladio e Platino, per il processo di stampa Alternativo. L’esposizione alla luce è molto lunga, a volte più di un’ora. Ogni stampa è unica ed è un monotipo.

english version

The artworks presented, is a combination of decorative work techniques and alternative process photography using Palladium and Platinum salt solutions.
On Platine Arches paper I prepare surface with 2 coats of tinted gesso...
<i>LUCRETIA MORONI  PLATINOTIPIA</i><span>Read</span>
LUCRETIA MORONI BIOGRAFIA

Già appassionata di fotografia, nel 1983 all'Università della Sapienza Roma, Lucretia Moroni completa un corso superiore di Fotografia, specializzandosi in Fotografia in Bianco e Nero Analogica (medio e grande formato) e fotografia digitale. Si diploma poi nel 1984 anche alla Scuola Superiore di Pittura Decorativa “Van der Kelen” a Bruxelles in Belgio e segue un apprendistato presso lo studio di Architettura di Lorenzo Mongiardino a Milano. Inizia una carriera nel design e la decorazione di interni, creando il suo studio "Fatto a Mano Ltd" a New York City, lavorando a progetti pubblici e privati in tutto il mondo.
E' "Artista in residenza" al Laboratorio Multimediale alla New York University nel 1994-95 e nel 2012, nostalgica della sua iniziale passione, inizia alla ICP di New York, la famosa Scuola Internazionale di Fotografia, il Programma Specialistico Avanzato dove sperimenta con le antiche tecniche fotografiche.
Si specializza in stampa a processo alternativo, lavorando in Cyanotipia e palladio-platinotipia. Stampa direttamente su foglia d’oro e foglia di Palladio, sviluppando una tecnica unica.
Nel Luglio del 2015 viene invitata a parlare di questa stessa tecnica al prestigioso
Simposio “APIS” di Fotografia a Processo Alternativo, organizzato da Bostick & Sullivan a Pasadena Fine Art College.
Nel 2015 Lucretia Moroni viene invitata a far parte del Gruppo Rodolfo Narmias, promotore di antiche tecniche fotografiche.
Lucretia Moroni lavora al momento anche su commissione in progetti...
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