Chiara Dynys

Poisoned Flowers

M77 Gallery

«Che importa, o Bellezza! mostro enorme, spaventevole, ingenuo! che tu venga dal cielo o dall'inferno, se l'occhio tuo, il tuo sorriso, il tuo piede, m'aprono la porta d'un Infinito che amo e non ho mai conosciuto?»

Charles Beaudelaire, I FIORI DEL MALE, (prima traduzione italiana in prosa di Riccardo Sonzogno, Milano, 1893)


Nei banchetti di Eliogabalo si poteva morire per l’eccesso e la varietà di cibi serviti ai commensali (talloni di cammelli, creste che venivano tolte ai galli ancora vivi, lingue di pavoni e usignoli, interiora di triglie, cervelli di tordi e teste di pappagallo). I rischi più estremi, però, si correvano con i fiori: l’imperatore folle faceva sommergere i triclini di una quantità inverosimile di petali di rose e di viole da stordire e affogare i suoi ospiti. Ed ecco che un rituale orgiastico, offerto come trionfo della bellezza, si trasformava in un’ineluttabile celebrazione di morte.
Di fiori, dunque, si può anche morire, perché la loro bellezza va di pari passo con il veleno che nascondono: aconiti, amarillidi, brugmansie (“trombe della morte”), calle, cicute, dulcamare, gelsomini, oleandri, ricini, rododendri, stramoni, tabacchi, veratri e vischi - tra i tanti “fiori velenosi” che popolano quello che immaginiamo il nostro Eden - dichiarano con la bellezza tutta la loro estrema pericolosità.
Sul concetto di bellezza, imprescindibile da quello di rischio, Chiara Dynys ha costruito la serie dei “fiori velenosi”: un lavoro di sintesi concettuale e formale tra i più alti da lei...
<i>La bellezza è un rischio</i><span>Read</span>
Chiara Dynys è oggi una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate nel mondo. Sin dall'inizio
della sua attività, nei primi anni Novanta, ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili ad
un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il
senso dell'anomalia, della variante, della "soglia" che consente alla mente di passare dalla realtà
umana ad uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici,
che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, alle fusioni, al tessuto, al video e alla fotografia.


Chiara Dynys is now one of the best known and appreciated Italian artists in the world. Ever since she started, in the early 1990s, her work has followed two main currents, both motivated by a single underlying outlook with regards to reality: to identify in the world as well as in every form, the presence and the meaning of an anomaly, of a variant, of a "threshold" which can allow the mind to travel from human reality to a almost metaphysical scenario. In order to do this she uses seemingly eclectic materials, from light to glass, to mirrors, to ceramics, fusions, but also fabric, video and photography.

Tra le principali mostre personali più recenti si ricordano:
The most important personal exhibitions are:

Centre d’Art Contemporain, Ginevra, 1996; Expression - Centre d’Exposition, Saint-Hyacinthe (Canada), 1997; Museo Cantonale, Ala Est, Lugano, 2001; Galleria Fumagalli, Bergamo, 2002; Galerie...
<i>Chiara Dynys - Biografia</i><span>Read</span>