Federico Garibaldi Yuki Seli

Area35 Art Gallery MIA 2016

Area35 Art Gallery

È un mare silenzioso e senza confini quello del fotografo giapponese Yuki Seli.
Un elemento che gli appartiene e che diventa ricerca e ritratto della parte più profonda di sé. I suoi paesaggi lasciano percepire più che vedere il mare, è l’assenza piuttosto che la presenza a essere protagonista traducendo in fotografia il fascino e la potenza dei paesaggi monocromi a inchiostro della tradizione pittorica giapponese. È un mare calmo e accogliente e allo stesso tempo misterioso e lontano anche nelle immagini scattate subito dopo i tragici avvenimenti dell’11 marzo 2011 che hanno portato alla distruzione della dimensione umana. Seli riesce a mostrare l’aspetto naturale, primordiale e universale, di un paesaggio in eterno mutamento e sempre meraviglioso in cui la presenza umana è solo una piccolissima parte.
Un sentimento per la natura profondo che contiene il dna della cultura giapponese, quello stesso che il maestro di tè riesce a convogliare attraverso la semplice
e calma gestualità della cerimonia chanoyu.
Il primo viaggio con la macchina fotografica presa a prestito dal padre Seli lo compie a 16 anni e va verso il mare sulla costa San’in.
Ma fu un’esperienza poco soddisfacente, che non gli fece amare particolarmente il mezzo fotografico. Troppo lontano il paesaggio vissuto da quello impresso sulla carta. E decide di dedicarsi al design, alla cultura del fare da sé.
Tuttavia, si tratta solo di una curva nel percorso della fotografia che lo aspetta. Da allora non ha più smesso il suo viaggio lungo le coste delle tante...
<i>Sea We Don't See</i><span>Read</span>
It’s a silent and open sea that the Japanese photographer Yuki Seli presents. An element which is part of himself and becomes research and portrait of his most inner feelings. His landscapes let us perceive the sea more than see it. It’s its absence more than its presence to be felt as the main character, translating in a photographic image the fascination and impact of monochromatic ink landscapes of the Japanese painting tradition. It’s a quiet and comfortable sea and, at the same time, a mysterious and far one also in the photos Seli shoot immediately after the tragic events of 11th March 2011 that destroyed human traces.
Seli is capable to show the natural, primordial and universal, aspect of a landscape continuously changing and always marvellous, where human presence
is only a smaller part of the whole. It’s a deep understanding and feeling for nature which represents also the dna of Japanese culture, the same feeling that the tea master is able to convey through simple and calm gestures during the tea ceremony chanoyu.
Seli goes for his first trip with his father’s camera when he is 16 and he goes towards the sea of the San’in coast. But it was not a very gratifying experience from a photographic point of view, so that he didn’t fell in love with photography
at all. The landscape he saw and lived was too far from the one he was able to print on the paper.
So he decided do dedicate himself to design, to learn the way of “making by yourself”.
But, this was only a side way to reach his main photographic talent,...
<i>Sea We Don't See</i><span>Read</span>
Nel blu dipinto di blues

Le immagini sono come il denaro: l’inflazione le spoglia di valore, di potere e di senso. La tecnologia digitale, rovesciando a getto continuo miliardi di figure su una quantità di supporti elettronici fissi e portatili, deposita – persino sulle opere d’autore – un’ombra di depressione analoga, per certi aspetti, alle conseguenze dei black days di Wall Street. A risentire maggiormente di questo collasso è l’iconografia dei sogni, e il sogno più condiviso dall’umanità è la vacanza, simbolo di fulgida evasione e superiore benessere. La rete trabocca di cartoline illustrate, un genere che ebbe larga condivisione nell’era della carta, ma che non ha più né la funzione sociale né l’innocente charme di quei tempi, quando spedirsele a vicenda era la prova tangibile di una prossimità sentimentale trasmessa da distanze baciate dalla spensieratezza. La proliferazione di inquadrature turistiche ha perso la capacità di stupire, adescare e sedurre, proponendosi come ridondante vetrina commerciale di alberghi, villaggi e destinazioni che sembrano uguali. A queste banconote fuori corso gli utenti rispondono con una produzione personale altrettanto implacabile, impallando e declassando paesaggi e monumenti per farne sfondo di selfie usa-e-getta.

Al progressivo svuotamento di significati che la minaccia, la fotografia reagisce con un’arma talvolta infallibile: la provocazione. I provocatori più efficaci sono i fotoreporter e gli artisti. Ai primi è il contesto storico, con i suoi abusi e i suoi...
<i>Blue Shores</i><span>Read</span>
Born in Chiavari in 1968, Federico Garibadi has spent his entire childhood in his homeland developing a love for his country and making it his ultimate muse.
Federico has worked with a gamut of clients ranging from Italian Vogue, Russian Vogue, Muse Magazine, Schon! Mag., L'Autre Magazine, Essen Taste, Adidas, Lucio Costa, Chopard, and Canon.
In a prestigious collective exhibition in 2012, Garibaldi served as the host for the Triennale in Milano. His images were taken from the series “Broken salt”, portraying the story of an Italian fishermen residing in Liguria. In addition, his images were revealed during Milano fashion week under the series of “Junk Food”.
One of the myriad highlights in GariIbaldi’s career stems from his first solo exhibition “Dokumenta” in 2013 in Milano’s Brera District at the impressive Gallery Statuto 13. His pieces were of such great caliber, that he received rave reviews Wall Street Journal and Art Tribune, to name a few.
Federico's work can be found in a plethora of public and private art collections including Federico's work can be found in a plethora of public and private art collections including
the MDM Museum in Porto Cervo. His images have been archived in private collections around the world.
Federico Garibaldi’s multifarious aesthetic and signature has contributed to his astounding Federico Garibaldi’s multifarious aesthetic and signature has contributed to his astounding
work in the industry of photography and will continue to evolve.
<i>Blue Shores</i><span>Read</span>