MARIO GIACOMELLI

Archivio Mario Giacomelli

Piegando la tecnica al perseguimento dell'idea che vuole raggiungere, considerando la macchina fotografica come parte del suo corpo (lui dice: come "prolungamento della mia idea"), Giacomelli applica la sua creatività a quelle che si potrebbero chiamare "vie di fuga dalla regola", per arrivare a un utilizzo estremo della macchina fotografica, da lui successivamente modificata secondo precise esigenze, violata anche nell'uso, per cui essa diviene un meccanismo atto a decostruire il reale, o meglio a decostruire l'ideale comune di un reale statico.

La produzione fotografica ne risulta un sistema di continue mutazioni, un insieme di parti intercomunicanti, un sistema vivo: ogni serie realizzata non rappresenta affatto un capitolo ormai chiuso, perché il fotografo a più riprese ridefinisce le sue serie fotografiche, andando a riesumare certe immagini, parole di un discorso vecchio, per rivitalizzarle in un nuovo discorso, come per "dare respiro alle cose grazie a questo pretesto chiamato Fotografia".

Nelle foto della maturità si fa strada un Giacomelli performer, e questo elemento è importantissimo nel percorso della sua produzione, una struttura altamente rituale i cui gesti ripetitivi assumono un valore simbolico, e in tale ritualità il discorso fotografico sortisce un effetto performativo. E dunque l'immagine fotografica, lungi dall'essere istantanea ripresa del contingente, accoglie ed emana una certa solennità, anche perché il significato che l'artista le attribuisce ha a che fare con una dimensione assoluta di un luogo senza...
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