Marco Palmieri

Antonia Jannone

Il titolo della serie è tratto dal verso di una canzone dei Cure che, a loro volta, citano il romanzo “Lo straniero” di Albert Camus. Si apre così il gioco di specchi alla base di questa nuova indagine fotografica. La serie è composta da 16 fotografie, con stampa ai pigmenti di carbone su carta cotone Hahnemühle, in formato variabile fra i 40cm e i 75cm. Come tipico dell'artista si tratta di scatti autentici di piccoli oggetti costruiti, posizionati e fotografati dall’autore.

Questa volta però Palmieri si è spinto oltre ri-costruendo con materiali artistici il suo mondo più intimo, quello in cui nascono le idee: l’acquerello. Il rimando inconscio è alle fotografie di spiagge di Luigi Ghirri, dove l’infinito del mare fa da sfondo a figure nette e geometriche, con ombre precise che disegnano lo spazio.

Negli scatti in mostra: sensazioni, pause riflessive, attimi di sospensione, momenti di straniamento, che possono avvenire in momenti diversi della giornata. I titoli delle opere collegano queste pause alle diverse ore del giorno: 06:40 principio; 07:58 arbitrio; 15:24 inerzia; 18:10 sipario... Essi si riferiscono a 16 ore della stessa giornata o anche a 16 ore di potenziali diverse giornate di Giugno, un mese in cui il soleggiamento è al suo massimo, le spiagge deserte e l’acqua ancora fredda.

Standing on the Beach / Staring at the Sea: distesi sulla spiaggia a fissare il mare le emozioni crescono e prendono il sopravvento sull’intorno. L’universo guardato da lì sembra indifferente alla presenza dell’uomo,...
<i>Standing on a beach</i><span>Read</span>
MATER(I)A è un lavoro fotografico dell’artista Marco Palmieri che presenta una serie di stampe a getto d’inchiostro, su carta cotone Hahnemuhle, montate su alluminio Dibond, dai diversi formati.

Il suo sviluppo si svolge in un panorama metaforico simile a quello della Città dei Sassi per complessità e stratificazioni. Il tema della serie è la ricerca su di un tipo di materia dall’apparenza granitica, ma nella realtà di forte caducità, creata ad arte, come una maquette, dall’artista-architetto.

L’utilizzo della fotografia, qui come in altri lavori di Palmieri, è finalizzato al raggiungimento di un significato diverso dalla raffigurazione del reale. L’allestimento di un set fotografico, con luci ed ombre proiettate su volumi realizzati dall’artista, trasporta il lavoro verso una ricerca sulle preminenti qualità di spazio e di relazione fra le parti messe in scena. La fotografia è funzionale alla restituzione ad immagine dello spazio plastico conformato dall’autore. La trasformazione di superfici piane in volumi e la loro successiva riduzione a stampe bidimensionali aumenta il senso di precarietà e di continua mutabilità dell’opera in fieri.

Il rimando a Matera, dove queste fotografie vennero esposte per la prima volta, è forte, in particolare alla sua architettura basata su sottrazioni, innestate da piccole ma significative addizioni, insieme alla continua commistione fra vernacolare e monumentale, che lascia pensare all’idea di un’archeologia fuori dal tempo, anche alla base del lavoro di Palmieri.
<i>MATER(I)A</i><span>Read</span>