Liu Bolin

MIGRANTS

BOXART

Il 10 agosto 2013 Catania attendeva l’arrivo di tre grandi navi da crociera, ossigeno per l’economia locale. Un destino beffardo volle però che, in quella notte di San Lorenzo, centinaia di migranti africani anticipassero i turisti nel capoluogo siciliano, approdando all’alba sul litorale noto come «La Playa». Sul peschereccio viaggiavano sei adolescenti egiziani la cui sorte fu ancor più beffarda: annegarono in una conca a pochi metri dalla riva.
Da allora, quella carretta del mare è in secca al porto di Catania, sul molo di Mezzogiorno, silenzioso memento del primo, tragico sbarco di migranti sulle coste catanesi. Un dinosauro, se confrontato con gli evoluti gommoni cinesi con cui gli scafisti hanno rimpiazzato i barconi da pesca algerini o tunisini. Un fossile, i cui simili vengono lasciati affondare, dopo aver evacuato le vite al loro interno sulle motovedette della guardia costiera.
A cogliere il valore storico e simbolico di quel relitto è stato l’artista di origine cinese Liu Bolin, celebre nel mondo per le sue performance mimetiche, che ha scelto di farsi dipingere con l’azzurro di quel barcone, fino a risultare invisibile. Quale miglior sfondo, infatti, per il performer la cui serie di scatti «Hiding in the city» (Nascondendosi nella città) forza il confine tra permanente e transitorio? Finora sono stati monumenti, foreste, bandiere, supermarket a fondersi con il corpo dell’artista, oltre a centinaia di altri oggetti e ambienti dall’esistenza più o meno longeva. Ciò che sembra non sparire qui, in questa...
<i>Liu Bolin. Migrants 2015</i><span>Read</span>