Ceccardi/Dapino/Gatti

MIA 2016

RBcontemporary

Marco Dapino dalla mostra “Ore di città” a cura di Angela Madesani :
Il titolo è preso in prestito dall’omonima raccolta di brani del poeta Delio Tessa, scritti tra il 1936 e il 1939.
Protagonista assoluta delle immagini raccolte, realizzate tra il 2012 e il 2014, è Milano: una città da conoscere, da scoprire, che l’artista ha metabolizzato e raccontato dopo aver creato con lei una profonda sintonia.
Milano all’ora del crepuscolo, quando la luce naturale si mescola con quella artificiale, l’ora che più le si addice: “Per me la fotografia è luce e colore e il mio intento primario è quello di immortalare la città con questa atmosfera particolare, mai diretta, scegliendo anche inquadrature e scorci meno convenzionali di quelli canonici”, dice Dapino.
L’Arco di Porta Garibaldi in piazza 25 Aprile, via Lupetta, la chiesa polacca dietro a via Meravigli, alcuni edifici di Giò Ponti, il grattacielo Pirelli, la chiesa di San Francesco al Fopponino, la Torre Branca, progettata insieme a Cesare Chiodi. E, ancora, la Stazione Centrale, edificio emblematico e magnetico, di cui l’artista vuole far emergere “il lato più misterioso, magico e occulto”. Luogo eterogeneo, stratificato, in cui il nuovo si fonde con l’antico, la Milano di Dapino non è mai monocromatica, e traduce il notturno attraverso un impasto di cromie. Ognuna delle fotografie è pensata singolarmente, poi alcune di loro trovano una propria strada affiancate ad altre. Si tratta di motivi costruttivi: piani concavi e convessi, pieni e vuoti, dettagli...
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Massimiliano Gatti, fotografo italiano, lavora in Iraq per un progetto di ricerca scientifica, volta allo studio del paesaggio archeologico della terra di Ninive (progetto PARTeN dell’Università di Udine). Gatti presenta una serie di oggetti che la terra irachena restituisce nel suo strato superficiale. Oggetti che sono tracce di una sola storia lunga millenni, la stessa storia dell’uomo e della sua civiltà. L’accostamento di reperti di diversa origine storica e destinazione d’uso evidenzia, attraverso un gioco estetico di rimandi e somiglianze, la circolarità della storia. Una storia gloriosa e illuminata, che deve essere un deterrente al pregiudizio, e alla nostra prospettiva molto superficiale di osservare l’Iraq e il Medio Oriente. Perché questa serie di oggetti è traccia del passato, un passato importante e influente che ha riflessi sul presente.La luce del deserto chiara e splendente irrompe invece nelle fotografie della serie Rovine dove resti imponenti e solenni di un passato glorioso catturano gli occhi e la mente tanto da essere alla base dell’estetica del Sublime. Forme classiche perfette, provate dal tempo e dall’uomo, testimoniano una prosperità e armonia in netto contrasto con la contemporaneità frammentaria e violenta. La fotografia è strumento per far memoria del passato che possa essere nutrimento per il presente. Fotografie perfette, solari, silenziose, non c’è presenza umana eppure il paesaggio ne è pervaso. Non ci sono testimonianze dirette della controversa situazione attuale ma sono vissute,...
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