Andrea Boyer - Galleria Raffaghello

Confronti

Andrea Boyer nasce a Milano nel 1956. Dopo gli studi scientifici ed artistici, per anni lavora come fotografo professionista realizzando still life per la pubblicità e l'editoria a Milano, per poi dedicarsi, alla fine degli anni '80 alla pittura: incisione, olio e disegno sono le tecniche che utilizza, ma è senz'altro il disegno il mezzo espressivo che ormai da tempo predilige. Nel 1991 incontra Giovanni Testori, che lo invita a tenere la sua prima mostra personale di disegni e incisioni alla “Compagnia del Disegno” di Milano e l’anno successivo alla Biblioteca “Sormani” di Milano, dedicandogli in quell' occasione un importante testo critico. Dal 2010 affianca anche esposizioni di fotografia d'Arte. Nel 2011 viene invitato alla 54* Biennale Internazionale Arte di Venezia. Testi critici dei suoi lavori sono stati scritti anche da G. Soavi, V. Sgarbi, F. Loi, C. Franza, S. Crespi, A. Agazzani. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive in importanti gallerie pubbliche e private in Italia e all’estero. Sue Opere fanno parte di collezioni private e pubbliche in Italia e all'astero.

Andrea Boyer was born in 1956 in Milan. He attended the Art School and the Academy of Fine Arts of Brera (scenic design). He worked as a photographer (1978-2000) at his own studio partnering with commercial organizations in different environments such as fashion, advertising, publishing and in the industrial sector. Since 1990 he exhibits in public and private spaces with pictorial (pencil, oil, drypoint engraving , soft-ground,...
<i>Biografia</i><span>Read</span>
Missione della Fotografia

Per educazione scolastica e per consuetudine di vita, sappiamo valutare le parole che leggiamo e ascoltiamo (dovremmo saperle valutare). Comprendiamo i testi, comprendiamo i ragionamenti, comprendiamo il fine e il filo celato tra le parole: siamo formati e guidati dalle nostre esperienze.
Diversamente, a parte percorsi scolastici mirati, con le espressioni visive non siamo altrettanto composti. Per lo più, di fronte a un’opera d’arte, sia tradizionale e radicata nei secoli, sia di più attuale rivelazione, ci nascondiamo dietro il filo del generico e dell’ovvio: mi piace, diciamo, oppure -all’opposto- non mi piace. Punto e basta: infatti, pochi possiedono i termini della comprensione del progetto dell’autore. Per certi versi, e per quanto marginalmente sufficiente per il cinema, che presenta in forma di spettacolo altre riflessioni in profondità (e a questo aspetto a tutti evidente ci si può limitare), la sintesi mi piace / non mi piace, senza giudizio intimo effettivo e senza partecipazione, non avrebbe diritto di alcuna ospitalità.
Tutto questo, per introdurre il senso e valore dei progetti fotografici di Andrea Boyer, in immagini lievi e solenni, che si presentano con diverse apparenze (a tutti visibili), ma che -nonostante queste dissomiglianze esteriori- rispondono a un medesimo pensiero, a un identico intento: quello di declinare il linguaggio visivo della fotografia per ciò che è realmente, per quanto di autonomo esprime.
Subito detto, non soltanto presto. L’azione fotografica di Andrea...
<i>"Missione della Fotografia" di Maurizio Rebuzzini</i><span>Read</span>