Giovanni Robustelli

Apollo e Dafne

Soquadro&Galleria LoMagno

Cupido viene deriso da Apollo e così si vendica dimostrando al dio del sole la potenza del suo arco: a lui è destinata la freccia d'oro che lo fa innamorare dell'ignara Dafne, a lei quella di piombo che la farà scappare da quell'amore. Scoccate le frecce, trafitte le vittime, via alla caccia. Così Ovidio ci racconta nelle Metamorfosi la famosa fuga d'amore che si conclude con la metamorfosi, appunto, della ninfa in alloro, momento rimasto per sempre pietrificato nella celebre statua del Bernini.
Robustelli scegli la fuga, disperata per entrambi, per la preda e per il cacciatore, e l'affida quasi totalmente all'acquerello. Non c'è una narrazione degli eventi quanto momenti diversi della corsa trafelata, dei pensieri che si sprigionano dalle teste dei due e che si trasformano a loro volta in altro, inebriando e colorando i luoghi che Apollo e Dafne attraversano.
Da quelle bocche aperte sentiamo urlare parole d'amore dell'uno e di paura dell'altra, oltre al respiro affannoso della corsa: è l'azione, emotiva e fisica, che li avvolge, li travolge, li trasforma perchè, trafitti entrambi dalla freccia, mutano sempre, anche da fermi, sciogliendosi in emozioni. Dafne fugge spaventata, Apollo la insegue infuocato e correndo attraverso la natura e le sue sfumature, le si fondono e ne fengono assorbiti, ne assumono le sembianze, ora con le chiome marine fatte di alghe e di pesci, ora con rami, foglie e alberi della campagna.
Non è la freccia a cambiarli quanto la corsa in sè: Cupido innesca il cambiamento ma entrambi si vestono di ciò che...
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