London Signs

Galleria Biffi Arte

La mostra Segni di Londra include dodici artisti accomunati non da uno stile o tecnica particolari, ma da affinità elettive condivise. Dialogando tra loro da tempo, questi artisti riconoscono le reciproche affinità e rispettano le differenze, o meglio, rispondono allo stimolo delle differenze. Si tratta di un gruppo la cui
intesa è basata sull'amicizia piuttosto che su uno stile comune.
Tuttavia, come ha scritto lo storico dell’arte Brendan Prendeville in
una precedente recensione del gruppo, ”le amicizie non si basano solo sull’affinità, ma creano anche nuovi terreni comuni".
l membri di questo gruppo ufficioso, non solo condividono gallerie e mostre, ma trascorrono tempo insieme, scambiandosi visite nei loro studi artistici e passando molte serate in accese discussioni su pittura e pittori, del passato e del presente. Ciò li ha portati ad approfondire la conoscenza dei reciproci lavori e ha anche permesso loro di capire a fondo le preoccupazioni di ognuno, soprattutto riguardo all'impegno essenziale e alle possibilità e problematiche che l’atto del dipingere implica. Questa loro ultima produzione è composta da opere su carta.
Come spiega Luke Elwes: "questa mostra riguarda l’attività di produrre segni e la miriade di pensieri e immagini che emergono sulla carta grazie a questa azione elementare. A volte è un semplice inizio, un modo di inoltrarsi in un territorio ancora sconosciuto - un ‘voyage' come lo descrive Andrzej Jackowski. Altre volte è un modo per avviare le cose e giocare con possibilità ancora...
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Delle diverse tecniche di stampa, escluso il monotipo, che come dice il termine, produce una sola immagine, la xilografia è la forma più accessibile per creare una serie di stampe. Un'immagine stampata è vista al negativo, il negativo non è insuccesso, ma un modo di mettere in rilievo l'esperienza, del senso della vita. Ciò che viene mostrato in questa siituazione riflessa è il mondo visto a distanza, il cui aspetto familialiare è rinnovato e reso di nuovo sconosciuto.

Arturo Di Stefano ha studiato Belle Arti al Politecnico di Liverpool (1973-74), alla Goldsmiths College University di Londra (1974-77) e al Royal College of Arts di Londra (1978-81). Nel 1985 ha ricevuto una borsa di studio del governo italiano per accedere all'Accademia Albertina di Torino. Dal 1987 espone regolarmente a Londra presso la Purdy Hicks Gallery e ha esposto in Italia, Germania e negli USA. Le sue opere sono incluse in molte collezione tra cui: Victoria and Albert Museum, Londra; National Portrait Gallery, Londra; Museum of London; Government Art Collection; Walker Art Gallery, Liverpool; Contemporary Art Society; Council Collection; e il Fogg Museum, USA. Nel 1996 e nel 2004, sono commissionati ad Arturo Di Stefano dalla National Portrait Gallery i ritratti di Sir Richard Doll e Jan Morris. Ha scritto articoli e saggi su Cézanne, Sickert, Picasso. Ha recentemente contribuito a saggi inclusi in pubblicazioni rispettivamente sullo scrittore Jan Morris e lo sculture Carl Plackman. Una monografia sul suo lavoro è stata pubblicata nel 2001 scritta da John...
<i>Arturo Di Stefano</i><span>Read</span>
“Gihon” - tanto la parola quanto il suono appartiene non solo al fisico fluire del tempo attraverso un lembo di terra (incluse le memorie che in passato la circondavano), ma anche a un più ampio mare di racconti, come una dei quattro fiumi della Genesi che escono dal Giardino dell’Eden.
Nel primo secolo, lo storico Josephus associò il mitico Gihon al fiume Nilo (la parola ebraica originale rende l’immagine di qualcosa che scoppia dall'interno, sgorga, zampillo) e il mio incontro fluido con esso, in un diverso tempo e spazio, è diventato un modo per riconciliare - tramite segni sulla carta - la scura forza
mercuriale del fiume, il corso mutante della sua storia sommersa.
l tratti fluidi utilizzati in questi lavori - a rappresentazione di una corrente calligrafica sotterranea che scorre liberamente verso un fiume saturo di colori e sfumature - sono segni fantasma che evocano un significato talvolta indecifrabile per mezzo di iscrizioni ritmiche. La serie di 30 immagini che ne deriva, ognuna delle quali dipinta all’aperto con diverse condizioni meteorologiche e con un'unica seduta continuativa per un intero mese, esprime il linguaggio silenzioso (come gli spazi vuoti tra le parole) e ciò che rimane del disegno, nel residuo ombroso presente sulla superficie della carta, diventando una sorta di scrittura sull’acqua.

Luke Elwes ha studiato alla Bristol University, Camberwell School of Art e alla London University. Nel 1987 dopo un incontro con Bruce Chatwin, si è recato nel deserto dell'Australia centrale per esplorare il...
<i>Luke Elwes</i><span>Read</span>
Quando disegno per le vie di Londra, ciò che deve essere incluso non è solo il luogo — il profilo preciso che un edificio delinea sullo sfondo del cielo - ma anche la mia valutazione della percezione di quel momento: un disegno in prima persona che spesso richiede un linguaggio spaziale, diverso dalla percezione quotidiana. Solo attraverso inclinazioni e curve — attraverso l'angolo ampio dello stupore vertiginoso — trovo l'equivalente di quelle improvvise ed eccitanti inquietudini. Costruendo una rete che esca fuori da me stesso, spero di ricostruire quell'epifania, ma il mondo fluttua e si devono fare dei salti nel buffo. Se sei fortunato tutto ricade al proprio posto (per quanto sia inaspettata la sua posizione sulla pagina) e il tratto pub assumere una vita autonoma. In questa immagine, forse, it disegno della National Gallery assume un tono più) calmo e lento.
Timothy Hyman si è formato come pittore alla Slade School of Art (1963-67). Oltre a nove mostre personali a Londra — la più rilevante è The Man inscribed with London presso Austin /Desmond nel 2009 — ha esposto molto e i suoi disegni e dipinti sono in numerose collezioni pubbliche. Nel 2007 ha vinto il National Portrait's Gallery Travel Award e nel 2012 è stato artista residente presso i Maggie's Centres. Nel 2011 è stato eletto membro della Royal Academy. Le sue monografie su Bonnard e i Sienese Paintings sono pubblicate da Thames and Hudson che, nel 2016, publicheranno Refiguring: Painting and Experience in the Twentieth Century. Nel 1979 è stato curatore della...
<i>Timothy Hyman</i><span>Read</span>
"Questi quattro disegni sono parte di una più grande serie che ne contiene in tutto 60. Il progetto dei 60 disegni è iniziato con il ritrovamento della foto di un uomo seduto in una barca. Era seduto su una panca e di fronte a lui c'era un tavolo di legno e in un angolo un letto singolo. C'era una scala che saliva sul ponte e sul pavimento un secchio con una corda legata. Teneva un libro fra le mani, forse un diario. Sembrava stesse rileggendo il diario di bordo o programmando la sua prossima avventura. I disegni sono stati fatti piuttosto rapidamente (per me), due alla settimana per circa nove mesi: carboncino su carta indiana fatta a mano (la consistenza e il colore della carta costituivano uno spazio evocativo già pronto) colorata con colori e tecniche diverse. Ho lasciato che il subconscio mi guidasse; inizialmente le immagini erano familiari e dopo alcune settimane il secchio sprofondò in nuovi abissi ed emersero nuove immagini, nuove creature, nuovi collegamenti. Uno spazio che si rompeva e si assemblava nuovamente. Uno spazio intagliato nell'oscurità in cui incontriamo noi stessi, evochiamo il passato e ricordiamo il presente."

Andrzej Jackowksi è nato nel nord del Galles da genitori polacchi. Ha trascorso i suoi primi undici anni in campi per sfollati. Dopo essersi trasferito a Londra ha frequentato la Holland Park School e la Camberwell School of Art successivamente ha studiato alla Falmouth School of Art e al Royal College of Art di Londra. Nel 1979 è stato scelto da Timothy Hyman per essere incluso nella mostra itinerante...
<i>Andrzej Jackowski</i><span>Read</span>
"Per anni non faccio stampe, poi ne faccio parecchie. Ho fatto acqueforti e xilografie colorate (nessuna stampa a schermo da quando ero studente e pochissime litografie). Lo stesso per i disegni, li faccio tutti insieme, di getto, poi non li faccio più per molto tempo. Nella stampa sembro piuttosto rilassato, faccio piccole edizioni di dimensioni insolite; molte situazioni uniche e prove. Non ci tengo tanto alla carta molto elaborata o alle tecniche e materiali molto raffinati. Ma dialogo (in una sorta di relazione amore-odio) con la cultura di stampa tipica delle belle arti, la tipografia, e i livres d'artistes ecc... In quel campo mi sentivo un po' come uno studente dato che ho lavorato nei laboratori di stampa dopo aver finito l'università. La xilografia e la stampa in rilievo in generale sono le tecniche meno praticate nei laboratori di stampa del Regno Unito, dove di solito si trascurano le presse a platina e si pensa di poter stampare in rilievo sulle presse a cilindro (è possibile, ma con grandi limiti). Tuttavia per le acqueforti preferisco la semplicità, solo uno o due tuffi nell'acido, una sola inchiostratura e si aziona la pressa. Le mie stampe e i miei disegni tendono a essere piccoli e hanno motivi comuni ai miei dipinti. Generalmente direi che ho un'attitudine tradizionale nei confronti del disegno e della stampa, dato che le considero espressioni grafiche inferiori alla pittura. Mi appassionano le forme artistiche che sono tecnicamente e tipologicamente definite, è uno sorta di atteggiamento che va oltre al mezzo."

Tra...
<i>Merlin James</i><span>Read</span>
"La finestra prende come tema l'antica immagine del deserto quale simbolo del significato spirituale nelle religioni del mondo. Dopo un approccio a questo tema, inizialmente poco promettente (pensavo a cammelli, cactus, palme) ho trovato un collegamento alla linea guida del mio lavoro, considerando il deserto come un luogo caratterizzato da luci e temperature estreme. Avevo vissuto un'esperienza di questo tipo in Arabia Saudita, dove mi ero recato per un viaggio di ricerca pittorica nel 2000. Di giorno lavoravo sulla cresta di una duna alta, dal bagliore aranciato estremamente vivido (ho ancora piccole tavole a olio coperte di sabbia). E la sera, avvolto in un lussuoso mantello del deserto con bordature in pelle di pecora, sedevo accanto al fuoco del campo, nel freddo intenso della notte. Freddo, caldo e luce si traducono naturalmente in colori caldi e freddi, trasparenza, opacità e formano la base del linguaggio pittorico. Il vetro, come materiale, è in grado di presentare queste qualità in una forma insolitamente pura e vivida. Gli acquerelli fanno parte di una serie più grande di studi di diverse dimensioni, preparati come bozzetti per una grande vetrata commissionata dalla London School of Economics. La vetrata costituisce la parete nord del nuovo Faith Centre progettato dagli architetti O'Donnell e Tuomey ed è parte del nuovo edificio per gli studenti. È stata fatta a Poderborn, in Germania, dal vetrocromista Peters e ufficialmente inaugurata dal vescovo di Londra nel maggio 2014."

Il pittore, scultore e stampatore Christopher...
<i>Christopher Le Brun</i><span>Read</span>
"Queste quattro opere su carta riflettono un'attuale serie di dipinti che ritraggono alcune località sulla costa sud dell'Inghilterra. Più precisamente sono entrambe situate nel Dorset hanno delle caratteristiche singolari che da tempo mi forniscono materiale di ispirazione. Lavorare con le gouaches è molto diverso e rigenerante se paragonato alla mia più consueta abitudine di lavorare con la tecnica a olio. Mi fa sempre pensare un po' agli inizi, quando, studente, cercavo un modo di evadere dall'oppressione della scuola nell'aula di arte, dove il poster dei colori appeso aveva un effetto simile a quello della gouache. C'è libertà nel fatto di dover "solo aggiungere acqua" che la tecnica prevede. È quasi come una sensazione fisica: semplicemente spennellando si ottiene un'allettante opacità tipo affresco, molto precisa, che io trovo estremamente attraente. Rispetto ai colori a olio, esse richiedono un approccio più puramente cromatico e il fatto che, quando il colore è abbondantemente diluito, secchi in modo imprevedibile, dà un certa spontaneità al processo. Ho anche incluso un disegno a carboncino, una tecnica con un potenziale altrettanto ricco, che ha una fluidità inaspettatamente simile a quella della pittura, sicuramente se si paragona al più lineare tratto della matita. Si può applicare velocemente e altrettanto velocemente si può rimuovere o strutturare in intensi colori scuri che permettono di mettere in risalto la luminosità, evocare la tessitura e persino il colore. In questo particolare disegno volevo articolare...
<i>Alex Lowery</i><span>Read</span>
"Ho iniziato a lavorare su pergamena ultimamente. Ho trascorso diversi giorni alla ricerca di vecchio vello e pergamene nelle fiere dei libri e nei mercati dell'antiquariato, fino a che non sono riuscito a trovare una notevole quantità di documenti scritti su pelle di animale. Questi documenti che risalgono a un periodo che spazia dal 17esimo all'inizio del 20esimo secolo, registrano principalmente transazioni commerciali di varia natura e sono conosciute con il nome di indentures (contratti). Per la maggior parte erano polverose, macchiate e spiegazzate, ma ho portato queste pergamene nel mio studio e ho iniziato a pulirle, come si facevo tradizionalmente in passato, quando le pelli di animale avevano un valore ed erano molto richieste per scrivere. Il processo di pulizia è stato entusiasmante e commovente. Mentre rimuovevo la scrittura originale, la superficie rigida, quasi ostile del documento, è stata tramutata nella morbida, malleabile superficie di una pelle greggia. Questo ha riportato alla luce ampie tracce del suo aspetto originale: le ferite sofferte dall'animale nel corso della propria vita o gli errori della persona che in primo luogo ha trattato, stirato e grattato la pelle originale. Le pelli rinnovate, con molti strati di memoria stampati su di essi, a volte, appaiono come opere d'arte complete. Una qualsiasi aggiunta pare un'interferenza nei confronti di un mondo già di per sé completo che richiede solo una silenziosa contemplazione."

Lino Mannocci si è trasferito a Londra nel 1968, dove ha studiato alla Camberwell...
<i>Lino Mannocci</i><span>Read</span>
"È lontana da noi, in piedi, forse cosciente, forse no, di essere vista, sicuramente non di essere creata, non a immagine di una modella. Così la sua autocoscienza dipende da come l'idea originale dell'es-sere umano si adatta a una certa ambientazione. Ad esempio nei ritratti femminili di Corot, la figura è creata in modo che il nostro interesse nei suoi confronti sembri da lei malamente tollerato e la guardiamo con insistenza proprio a causa dalla sua indifferenza. Nei suoi dipinti l'illusione è data dalla scontrosità del volto, nono-stante la posa invitante, dal coinvolgimento nella lettura o nella musica, o più sottilmente dai pensieri suscitati dalla lettura o dalla musica che le impediscono di accorgersi di noi. Sta a distanza, tutto ciò che possiamo vedere è più vicino a lei che non a noi; ciò che lei sente o ciò a cui pensa può solo apparire nel dipinto come parte del rispetto che mostriamo alla sua indipendenza. L'artista ha la capacità di dare la libertà? Il nostro sguardo è un atto di confinamento o di liberazione? Noi forse alla fine ci siamo resi conto di quanto sia piccolo e disperato il nostro dono e perciò di quanto sia necessario trovare la bellezza o la vitalità e chiedere al quadro di fuoriuscire dal muro, senza vergogna."

Thomas Newbolt ha studiato alla Cambenvell School of Art dal 1970 al 1974. Ha esposto presso diverse gallerie: Roland Browse and Delbanco dal 1974 al 1977, Browse and Dalby dal 1977 al 2007 e ora presso Piano Nobile Fine Art di Londra. Thomas Newbolt è stato artista residente (Fellow...
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"I petali trattengono la luce come neve. Come ha scritto un poeta del nord: "la luce là è così preziosa, così cangiante". Suppongo che questo sia il soggetto dei miei dipinti. Sento un impulso nel disegnare un particolare stelo, petalo o foglia così com'è e, mentre guardo, riscopro il loro inestimabile valore. Sono giunta alla pittura su questa carta fatta a mano e ho scoperto che il pennello su di essa risponde a ciò che vedo con una corrispondenza immediata. Disegnare le forme con luce e ombre in seppia e grigio, è più consono ai miei temi; il bianco e nero è troppo aspro e freddo per esprimere la sottigliezza delle cose che crescono, e il "fluttuare dei colori" come l'ha definito il pittore Richard Wilson, qui non è necessario."

Charlotte Verity ha studiato alla Slade School of Art dal 1973 al '77. Ha esposto in diverse mostre personali presso la galleria di Anne Berthoud e più recentemente presso Browse and Darby. Le sue opere sono state incluse in varie mostre collettive tra cui Whitechapel Open, Hayward Annual, John Moores, the Royal Academy Summer Exhibition e LA Luover Gallery, in California. È stata artista residente al Garden Museum nel 2010 e ha esposto le opere compiute lì, nel 2011. Le sue opere sono presenti in molte collezioni private e corporative. Dal 2001 insegna alla Royal (già Pince's) Academy. Nella sua attività di pittrice, nel corso degli ultimi 30 anni, Charlotte Verity ha prodotto un notevole e conciso corpus di dipinti che illustra l'intensa concentrazione sui temi da lei trattati. Dipinti e...
<i>Charlotte Verity</i><span>Read</span>