Gianfranco Chiavacci

Gianfranco Chiavacci

Die Mauer

Quando negli anni Settanta Gianfranco Chiavacci si accosta alla sperimentazione attorno alla tecnologia, con un uso non convenzionale della macchina fotografica, riflette una sensibilità condivisa da un grande settore del mondo dell’arte internazionale. La sua attenzione al sistema numerico binario, che l’artista esercita in successive declinazioni, e con diversi medium, a partire dal decennio precedente, esprime il bisogno di sintetizzare (e chiarire a se stesso e a quel pubblico che, anche se silenzioso o remoto, è sempre interlocutore dell’autore nel suo studio) un rapporto inevitabile con la “macchina”, tanto nella struttura fisica quanto negli apparati teorici. In quegli stessi anni Woody Vasulka dichiarava, a proposito del video, la corresponsabilità dello strumento tecnologico nell’esito creativo. E Chiavacci elabora in modo autonomo questa tensione (in parte anche autobiografica, legata com’è alla sua professione che lo poneva quotidianamente a contatto con l’elettronica) tra l’artista e la presenza ineludibile della tecnologia.
La questione, allora come oggi, con cui ogni autore deve misurarsi è quella del linguaggio, quella varietà di segni e convenzioni individuate a strutturarli, che definiscono per l’artista la capacità di uscire dalla retorica e dal metodo, per potersi inoltrare, oltre confine, nella possibilità di creare visioni. Chiavacci, adottando nelle opere fotografiche la tecnologia sia come strumento che come oggetto virtuale del suo lavoro, tesse in modo strettissimo il procedimento...
<i>La Grammatica della Macchina</i><span>Read</span>