GROUP SHOW

SPAZIOFARINI6 @ AAF2017

SPAZIOFARINI6

PINA INFERRERA
CALLIGRAMMI

L’opera di Pina Inferrera – la cui dimensione poetica è pari solo alla padronanza del suo mezzo espressivo – riporta la fotografia al suo ruolo iniziatico. La sua ultima raccolta d’immagini, La luce di Claude Monet, è nata da una serie di viaggi in Normandia lungo la Senna proprio vicino, appunto, ai luoghi di Monet. Ella precisa, “la luce e le vibrazioni dell’acqua sono gli elementi privilegiati nella scelta dello scatto. Le forme si dilatano, i colori ora si accendono ora si annacquano, le forme ora si ampliano ora si allungano e tremano come nelle pennellate dell’ ‘attento visionario’ Claude Monet”.
La dimensione dinamica dell’albero – vero e proprio axis mundi che collega terra e cielo – assume le sue dimensioni iniziatiche estetiche e benefiche. Cosa vi è di più utopico di questo volere raggiungere il cielo? Di più emozionante del tentativo di raggiungere l’irraggiungibile? E di più generoso? Non dimentichiamolo, sono queste creature immobili e silenziose che ci donano il soffio vitale, ¬ l’ossigeno.
Essenziale anche il ruolo dell’acqua che assume il ruolo vitale dei quattro elementi del mondo. A volte è specchio nel quale l’albero raddoppia una dimensione mitica; a volte è un cielo nel quale crescono con timidezza metamorfica i tronchi oppure gli esili rami fantomatici di una vegetazione altra. Oppure l’acqua diventa l’oggetto centrale del quadro così il fogliame è un mero contorno. A volte, ma più raramente, è il cielo ad assumersi queste funzioni...
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PINA INFERRERA . Biografia
L’indagine di Pina Inferrera è rivolta all’esplorazione della realtà circostante, spazia dall’osservazione della natura, l’ambiente e l’uomo, all’analisi di reperti.
Usa la fotografia come mezzo privilegiato per una osservazione reale ed obiettiva, per evidenziare e segnalare, ma non per questo rinunciare alla poeticità della visione. Parallelamente ha esplorato altre possibilità espressive come video e installazioni, utilizzando reperti industriali ha realizzato opere site-specific dalle dimensioni imponenti, capaci di ridisegnare lo spazio.
Ha focalizzato il suo interesse sull’arte fotografica con l’intento di indagare l’uomo e il suo habitat, le sue immagini si muovono fra reale e surreale, in una natura incontaminata in cui l’uso particolare della luce suggerisce uno spazio spirituale.
La sua ricerca ha l’obiettivo di condividere un percorso dell’uomo contemporaneo analizzando e mettendo a fuoco problematiche ambientali e lo stato d’animo esistenziale, riconducibile allo Stimmung descritto da Heidegger.
L’interesse verso la natura altro non è che una visione dell'uomo come parte intrinseca della natura stessa, una visione panteistica che immagina la spiritualità come la diretta conoscenza ed esperienza dell'universo; attraverso la natura cerca di comprendere l'antropico.
Le sue opere sono pubblicate su cataloghi, libri d’arte, riviste, quotidiani, siti.
Ha esposto in Italia ed all’estero in molte città, fra le quali: Francoforte, Istanbul, Locarno, Londra, Lugano,...
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ELENA PARISI .
PERMANENZA

Elena Parisi, ci accompagna in un viaggio molto speciale, alla scoperta della bellezza che si annida là dove meno te l’aspetti. Per esempio in una zona di degrado, lungo un tratto di costa, nell’isola di Pantelleria, che i ripetuti incendi hanno reso inagibile.
Il suo è uno sguardo di assoluta purezza, radicalmente minimalista, sensibile ai dettagli: superfici, corrosioni, riflessi di ombre sul selciato… e però uno sguardo mai superficiale o impressionista. Ogni inquadratura testimonia il massimo rigore di ricerca, nella messa a fuoco dei valori di composizione, equilibro di forme, contrasto di luci e ombre, che ogni close up restituisce alla percezione con effetti di sorprendente intensità.
Uno sguardo, quello di Elena Parisi, mai appagato né pigro, semmai di qualcuno che invece di percorrere le solite strade predilige il fuori-rotta, e che alla messa a fuoco di ciò che sta lontano, preferisce l’indagine di tutto ciò che normalmente trascuriamo. Ed ecco un semplice ciuffetto di steli, di fiori che intuiamo quasi secchi, che campeggiano sullo sfondo di uno spazio/muro come la più splendida e riuscita ikebana. Ecco quella forma/lama/ferita che in effetti non sapremmo identificare, attraversare il campo visivo con lussureggiante vitalità.
Il lavoro del tempo. La corrosione dei cosiddetti elementi all’opera su qualsiasi materiale, anche il più resistente. La trasfigurazione letteralmente sorprendente, che si compie sul corpo di cose, oggetti, forme, per un processo di totale e autonomo shape...
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ANDREA ROVATTI . Biografia

Nel 2010, alla Galleria della Fondazione FORMA, presenta la serie Texture alla ricerca di un equilibrio concettuale oltre che estetico con cui ricomporre paesaggi grafici all’interno della fotografia.

Nel 2011 lavora sul tema del rapporto tra arte e cibo realizzando due serie di immagini per la mostra a Enoliarte, Cibografie, di cui una stampata su lastre di marmo di Carrara di grande formato.
Lo stesso anno, a MIA Milan Image Art Fair, presenta la serie UrbanTexture, con testo critico di Denis Curti (Contrasto-Fondazione Forma), realizzata a New York e Boston, in cui l’obiettivo si ferma sulle “tracce” senza titolo, eppure sempre così riconoscibili, delle metropoli.

Partecipa ad Elephant Parade a Milano con un’opera tridimensionale, esposta prima al nuovo grattacielo della Regione Lombardia, poi acquistata dalla Fondazione Bracco ed installata presso la sede principale del CDI – Centro Diagnostico Italiano, a Milano.

Interviene a Fotografica Canon 2011 nell’ambito della rassegna “Profili d’Autore”.

Nel 2012 partecipa alla seconda edizione MIA Fair presentando in anteprima la ricerca UrbanTexture _Milano con testo critico di Roberta Valtorta (Direttore del Museo della Fototografia Contemporanea) e partecipa alla mostra fotografica curata da Paola Sosio a SpazioParaggi.

Sempre nel 2012 espone in una mostra personale presso la Galleria Francesco Zanuso la ricerca Essential Texture e partecipa a Photissima 2012 di Torino con la Galleria SpazioFarini6.

Su invito...
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