Galleria Vittoria

Galleria Vittoria

... Il pensiero è manifestato attraverso combinazioni emotive in un’intensità auto-espressiva con riferimento alla forma, dove la linea, il colore e la gura perdono il loro signi cato, volendo sorprendere, con l’obiettivo di eleggere la materia a ruolo fondamentale, giacché portatrice nell’immagine di una espressione ef cace, che rappresenta la comunicazione.
Il segno veloce, di azione e materico, attraverso il colore esalta l’istinto.
Il colore ama i contrasti che si fondono armoniosamente, risultano al tempo stesso morbidi e accesi, cosicché la crudezza plastica della forma si attenua in questa luce avvolgente.
Tutto questo attraverso l’arte gestuale, le permette di esprimersi con un approccio alla musica e alla loso a, conoscenza che le permette di sprigionare le proprie emozioni e forze interiori con pennellate energiche, quasi fossero spazzolate di colore.
Assume così una tecnica del mai nito, ma mai del tutto astratta, un ideale mistico di arte pura.
La raf gurazione della sua pittura è in apparenza casuale senza forme de nite. La macchia è espressione evocativa, la scelta dei soggetti d’altra parte, denuncia un’inclinazione al dialogo con se stessi, emanando dalle opere, dopo un’ attenta visione, un fascino sottile e inconfondibile che porta una dimensione diversa dove tutto si fonde in un nuovo stato d’essere.
Personalità diverse strutturate in maniera incisiva all’abbandono di ogni schema.
Materia, segno, gesto esplodono sulla tela con immediata vitalità. Le linee caotiche ricreano i...
<i>Materia, segno, gesto</i><span>Read</span>
L’attenzione è sospesa tra lo sfondo e il primo piano.
La pittura accoglie un ritratto d’interni, privati e silenziosi, che mimano gli umori dei soggetti. Seduti, assorti, concentrati nel lasciarsi dipingere; scomposti perché liberi davanti agli occhi dell’artista. Anche quando la posa è bloccata, l’anatomia dei modelli appare esatta, ma mai rigida, sembra scivolare lungo il tratto del pennello.
I colori si offrono sulla tela per campiture dense che partono da macchie di ombra e luce per poi sciogliersi nella linea. Setole vestite di cromatismi brillanti trascinano il segno al culmine di una curva o in un breve tratto, descrivendo il ’rumore’ della luce che incontra il carattere di un volto.
La de nizione dei luoghi è offerta da pochi particolari: divani, panneggi, sedute comode. Il soggetto immobile, non è mai assente. Concentrato nel lasciarsi dipingere, guarda la mano dell’artista consapevole della sua ricerca: Marušić osserva dentro.
Partendo dall’impressione di un ritratto fedele, l’artista scava verso la più intima espressione, in cerca del contatto.
Un bagaglio d’esperienza fatta ‘dal vivo’ consente a Marušić di leggere le modi che di una sola ora che trascorre sulla pelle, il suo pensiero si traduce in segni di pittura concentrati, accostati, sovrapposti; architetture che nascono dal colore e simulano lo spessore di un tempo presente, la densità dell’esperienza personale che, sulla pelle, lascia la traccia che de nisce un aspetto.
Il colore che costruisce la tela nei giorni, è...
<i>La cura del tempo</i><span>Read</span>
... Come le ombre cinesi Pi Ying, l’artista proietta un’ombra sulla tela, quella di un uomo sveglio nell’accogliente atmosfera del silenzio notturno.
... Una solitudine voluta, che ci immerge senza esitazione nel teatro della ricerca interiore, del pensiero?
Una solitudine sofferta di fronte ai disastri imposti da persone comuni, che è diventata il agello della nostra vita quotidiana ai quattro angoli del pianeta?
La questione rimane aperta e Fabio Santoro ci conduce al ri esso di noi stessi allo specchio, in cui le menzogne e l’amnesia volontaria non hanno diritto di cittadinanza.
E questo è ciò che interessa a Fabio Santoro: la ricerca dell’uomo per trovare risposte a ciò che egli è, per comprendere la dualità della sua fragilità e della sua forza. Noi lo seguiamo nel suo girovagare in cui è facile identi carsi.
Così l’uomo, come un esploratore, cerca l’equilibrio a immagine del funambolo che occupa lo spazio con la luna.
Giocando con degli sfondi dai colori freddi, come il blu o il viola, Fabio Santoro non si lascia imprigionare dall’ansia. Se Hypnos rimane guardiano della notte, la Luna, altra protagonista del teatro di Fabio Santoro, interpreta il suo ruolo di complice e quando scompare dalla tela, Hypnos la cerca, la sollecita. Se necessario con un telescopio. Quasi a sottolineare la necessità di forze opposte per condurre i propri pensieri: giorno/notte, luce/buio.
Il lavoro di Santoro è eminentemente autentico. La sua veridicità si intreccia con quella dell’artista.
Egli ci invita a...
<i>HYPNOS</i><span>Read</span>
Siamo giunti alla terza generazione della Galleria Vittoria, l’attività intrapresa negli anni ‘50 da Enrico Todi, che frequentava la bottega dello zio Guglielmo Magnani, da prima battitore a rame e poi doratore, facendone la sua sede di collezionista, mercante, e promotore d’arte. Poi, negli anni ‘70, creò in Via Vittoria un cenacolo d’Arte, un punto di incontro tra amici, artisti e collezionisti. Nel 1974, con sua glia Tiziana, Enrico Todi trasformò questo salotto in una vera e propria Galleria d’Arte contemporanea, la Galleria Vittoria. La prima mostra fu di Pericle Fazzini.
Proseguendo il programma espositivo, la Galleria Vittoria ha organizzato numerose mostre dedicate ai maggiori artisti italiani e stranieri, dalle avanguardie storiche alle esperienze degli anni ‘50 e 60 e degli anni ‘90 come M. Avenali, N. Berlinguer, E. Brunori, C. Cagli, M. Ceroli, M. Ray, U. Mastroianni, Mirko, L. Montanarini, P. Conti, S. Dalì, G. de Chirico, M. Reggiani X. Schawinskij, S. Trotti, V. Trubbiani, A. Warhol, C. Zavattini, E. Baj, S. Fiume, G. Turcato, P. Fazzini, assieme ad artisti emergenti. Nel 1976 Enrico e Tiziana Todi rilevano la bottega dello zio Guglielmo e si trasferiscono al 103 di Via Margutta.
La Galleria Vittoria alterna l’attività di promozione di artisti emergenti ad attività collaterali ed esposizioni dei maestri storici. La singolare caratteristica di questa storica galleria è la ricerca di un rapporto umano tra gallerista ed artista, dove la convenzionalità si perde e diventa collaborazione attiva,...
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