Il Melograno Art Gallery AAF

Il Melograno Art Gallery

Max Bernardi, ovverosia scoppiettante inventiva e fantasia applicata. La trash art dell’artista livornese mette in discussione non solo il concetto di scarto fisico, in quanto usa oggetti che qualcun altro ha gettato, trovandone una nuova utilità, ma il concetto di scarto in senso più ampio, inteso come rifiuto o rigetto della società verso questo o quell’argomento, pensiero, opinione, ripensando il ruolo stesso della persona nel nostro contesto sociale. Siamo abituati alle opere di riciclo, banalizzate e inflazionate. Qui non si tratta di guardare le cose da un’altra prospettiva, scoprire un diverso significato o uso in un oggetto quotidiano. Si tratta di raccontare la realtà dal proprio critico punto di vista partendo da oggetti familiari. L’uso di immagini famose, icone popolari che vanno dalla Gioconda fino ad arrivare ai pupazzetti della Kinder, è un grimaldello per entrare in sintonia immediata con lo spettatore, tanto per farlo sentire “a casa”. Un richiamo che attira e coinvolge e suscita un sorriso di comprensione epidermica, che invita ad approfondire e a non banalizzare. Il messaggio arriva veicolato da qualcosa di noto e al tempo stesso stravolto, tanto per ricordarci che l’apparenza è solo una crosta, un velo che va sollevato se si vuole tentare una qualche comprensione. Sul filo conduttore dell’ironia e della satira, c’è una seria giocosità, carica di significato, non fine a se stessa, e sempre accompagnata da un’armonia estetica necessaria e mai rinnegata. All’equilibrio compositivo si accompagna un...
<i>Massimo Bernardi</i><span>Read</span>
Alessandro Danzini, nato a Pisa nel 1 974, vive da sempre a Livorno, città che ha profondamente nel cuore. I suoi lavori, che non possono non colpire per precisione e analisi dei minimi dettagli, sono frutto di uno studio lungo e intenso. Paesaggi, scorci, marine, sono resi con accentuato realismo. Ogni opera è attentamente pensata, studiata nel progetto, nella costruzione, nella prospettiva e nella luce, e la perfetta padronanza dei mezzi espressivi, lungi dall’inaridirla, traduce perfettamente l’emozione, e la trasmette
con grande compostezza. Le sue scogliere sono indimenticabili! La sua formazione è alla base di tutta la sua esperienza artistica. Partito dalla volontà di mettere a frutto nel migliore dei modi le sue manifeste doti naturali, ha dedicato molto allo studio del disegno e
della progettazione frequentando l’istituto per Geometri, costruendo le basi tecniche e terminando con la laurea in Conservazione dei Beni Culturali, affinando la sensibilità attraverso lo studio dei grandi maestri. "La sua pittura nasce dal cuore macchiaiolo e paesaggista della costa tirrena, passando per l'impressionismo, fino a riavvicinarsi a una pittura figurativa che di classico ha solo il medium, quello dell'olio. Le marine si staccano infatti dalla radicata idea che abbiamo di esse, diventano opere il cui fulcro vitale si sposta leggermente e, pur lasciandoci avvolti in un sentore di salsedine, fa virare la nostra attenzione verso particolari incredibili del litorale labronico, ricchi di colori, geometrie, astrazioni e architetture...
<i>Alessandro Danzini</i><span>Read</span>
Luca De March ha cominciato spinto dal divertimento. Sapeva dipingere e ha semplicemente iniziato a farlo. ... Come ogni curioso osservatore degli eventi, ha capito che la decifrabilità della propria opera doveva prendere il sopravvento sul caro e vecchio Concetto che, dall’inizio del cubismo fino all’avvento di internet, ha sempre separato l’arte del Novecento dal grande pubblico....Spiegare le opere di Luca De March è complicato, dal momento che parlano da sole, grazie all’immediatezza dei soggetti: i cartoni animati. Cenerentola, Biancaneve... e chissà quanti altri, vengono presi in causa senza il rischio di incasellare Luca De March all’interno dell’immensa famiglia costituita da chi ama definirsi pop. Lo dico per il fatto che questi big del mondo animato risultano nell’opera di De March tutt’altro che fini a se stessi. Piuttosto vengono usati per potere dare all’osservatore una chiave di lettura dei messaggi che l’artista desidera divulgare. Se i cartoni animati illustrano a grandi e piccini gli infiniti poteri della fantasia, Luca De March attraverso gli stessi racconta tutt’altro che favole. Lui rivela la realtà che, come ben sappiamo, supera di gran lunga la fantasia. "Politically Incorrect” perché usare a proprio piacimento i protagonisti dei cartoni animati, che da sempre hanno avuto una loro via preferenziale per amalgamarsi con la spiritualità collettiva, è politicamente scorretto. Se aggiungiamo l’incontestabile fatto che in questi nostri tempi disperati ci si appella di più alle risorse dello...
<i>Luca De March</i><span>Read</span>
Sonia, nasce nel 1964 ad Arezzo, dove vive e lavora .
Dall’infanzia è circondata da quadri di uno zio pittore per passione e da disegni del padre. Autodidatta, si avvicina alla pittura e al disegno in giovane età, ma solo da adulta trova la sua “ rotta “, dopo essere passata tra tecniche miste di decorazione. Partecipa ad un corso di restauro dipinti antichi presso lo studio aretino, Galoppi e Ugolini, dove affina la conoscenza nell’uso del colore; frequenta alcuni corsi privati da maestri pittori, che danno una svolta alla tecnica usata fino a quel momento; non contenta si iscrive ad un corso di doratura e laccatura, all’Istituto Artistico di Anghiari, prende alcune lezioni di arte contemporanea e allarga la sua esperienza, imparando a giocare con la tecnica mista.
“La pittura di Sonia è in certo senso una provocazione iperrealistica, una messa a fuoco di immagini quotidiane che osserva vivendo, camminando per strade, campagne e mari.
Sonia vive il contemporaneo fino in fondo, si assume la responsabilità estetica di rappresentare quello che vede intorno a sé, il bello come un nudo, un frutto, un fiore, ma anche quello che di più degradato ci circonda e opprime, come un vecchio motocarro, una lambretta verde degli anni cinquanta, un gancio …e che grazie alla sua mano leggera e puntuale diventano perfette immagini fotografiche, dove il degrado e la ruggine sono elementi tangibili che danno il senso di un consumo realistico, di un superamento storico e di un abbandono.
Ammaccati, arrugginiti, ridipinti, segnati dal...
<i>Sonia Fiacchini</i><span>Read</span>
Lucia Fiaschi

Vivo e lavoro in una antica cittadina della provincia pisana – Volterra
Il colore e i pennelli sono le cose che uso tutti i giorni e ciò che dipingo sono tele vetro e pietra dove ogni spazio è dominato da un colore che gioca con l’incontro di realtà e immaginazione, di sogno e concretezza. Ho sempre dipinto quello che più mi da soddisfazione, scelgo i soggetti per ciò che mi rappresentano e per il piacere di dipingerli in modo personale.
Diploma di Arte Applicata nel 1977 presso Istituto Statale d’Arte di Volterra .Dal 1982 ho iniziato progettando e realizzando pitture su pietra, nel 1988 ho incluso la pittura su vetro e da allora ho partecipato con miei lavori nelle varie fiere espositive nel settore dell’artigianato artistico sia in Italia che all’estero : Milano, Francoforte, Dubai, Pechino, Miami.
Animismo femminile
La prima forma di fede vede un principio vitale in ogni cosa. Cosi a fenomeni naturali, esseri viventi e oggetti inanimati è attribuita un’anima per rendere comprensibile la loro esistenza e, in modo particolare, quello che incide sulla vita umana e la sua integrità. Il sacro, dunque, ha motivo di essere presente ovunque e manifestarsi in ogni modo. Nell’arte di Lucia Fiaschi , sempre come motivo del sacro, regna la disseminazione del corpo femminile, in una sorta di animismo segreto che rovescia d’un colpo la religio ortodossa nel suo contrario. Parla il poeta : … Non ebbe più / nome, fu confusa / tra le cose del mondo, indistinguibile. Cominciò / a trasformarsi ed ebbe /...
<i>Lucia Fiaschi</i><span>Read</span>
Luisa Lenzerini è nata nel 1963. Dopo il diploma presso il Liceo Artistico ha frequentato a Firenze corsi di grafica pubblicitaria. Dopo molti anni dedicati alla famiglia riesce a riprendere il suo percorso artistico. Vari sono i temi e le tecniche che affronta. Le ballerine e la danza la ispirano nelle opere che riguardano il piede e il suo movimento. I l piede diviene anche tema per le opere che guardano a trenta centimetri da terra: realizza lunghe tele di passaggi alla stazione, in un sottopassaggio, persone che camminano in un verso e nell’altro, il cui incrociarsi alla fine intreccia le loro vite in un apparente casuale groviglio. Ognuno ha il suo percorso che si incontra e scontra con quello di tutti gli altri. Ognuno, con il proprio passo, percorre il sentiero della vita intrigandosi con le vite degli altri e creando innumerevoli contrasti di colore. L’uso di grandi campi di un determinato colore, spatolato con ampi movimenti, caratterizza le opere di quest’ultimo periodo. L’artista ripete uno stesso soggetto, di semplice identificazione, in colori diversi. Questo è un modo per rappresentare gli infiniti colori dell’animo umano e dell’ambiente a lui più prossimo, tenendone fissa l’uguaglianza: siamo tutti esseri umani, anche extra umani, egualmente perfetti. Le tonalità seguono lo stato d’animo; il blu il verde il bianco, potrebbero essere la gradazione del mare, ma anche i colori delle fiabe, il verde il colore della rinascita, il rosso colore della passione, del sangue, il giallo il colore del sole.
La serie...
<i>Luisa Lenzerini</i><span>Read</span>
Aurore Lephilipponnat è nata nel 1983 a Chartres .

La sua pittura tocca temi intimi e ruota attorno alla danza Butoh, alla donna, all’anima, e al rapporto tra la nostra mente e il disordine del nostro involucro fisico. Da voce a volti nei quali il dolore e le lacrime trascendono in momenti di luce, quando il velo cade e la natura dell’Essere Umano finalmente appare, disincarnato, nella sua nudità.

“Noi siamo il frutto dei nostri incontri, di ciò che ci interessa, ci ispira, ci spiace. Siamo la somma di tutte le cosa che si accumulano nella nostra vita. E così produciamo e riproduciamo l’insieme degli elementi di cui siamo imbevuti.
In questo lungo cammino che è l’esistenza, il pennello mi è venuto incontro come strumento di espressione, di dissezione, di contemplazione del mondo che mi circonda. Una barriera tra il reale e l’immaginario, uno scudo contro la violenza, la brutalità, e ogni sorta di colpi che si piantano come coltelli nella fragilità dell’ anima.
Ogni cosa che si apre alla vita, torna alla terra, all’humus, e restituisce il suo mantello di piume, adorno di ori e maschere grottesche, alla Terra fonte originale della vita stessa. Le vene sulle mani sono reti grondanti filamenti organici e spugnosi, nelle quali l’inchiostro diviene padrone. Lasciarsi andare, in una rapida occhiata alla natura della vita : incostante, vera, pura, incontrollabile.
Così la pittura è una via di fuga dalla sofferenza, una negazione dell’apparire, una protezione, una copertura, una alcova amniotica, una...
<i>Aurore Lephilipponnat</i><span>Read</span>
Vera Lowen dipinge su stoffa. Certamente non stoffe qualsiasi, ma tessuti rari e ricercati. Una pittura difficile, della quale non sveliamo i segreti: basti solo pensare a come tendere senza danneggiarla una seta leggera e delicatissima e farle accogliere il colore con piccoli tratti che non possono avere ripensamenti. Le tecniche applicate sono varie e personali, realizzate dopo anni di preparazione e di prove. A seconda del tessuto, dell’emozione che le trasmette, Eva crea nella mente l’opera da realizzare, ed inizia ad elaborare prima gli schizzi su carta, poi le figure ad acquarello, ed alla fine del complesso iter riporta il disegno sul tessuto.
Nata come acquarellista, dipinge da 35 anni e si è avvicinata ai tessuti, in particolare alle sete pregiate, mossa da una grande passione che l’ha portata a compiere lunghi studi anche dopo la laurea conseguita in architettura.
Le opere appagano la vista, con i raffinati accostamenti di colore, e il tatto, con la preziosità delle trame. Composizioni leggiadre che richiamano la pittura fiamminga.
Iris, anemoni, tulipani… ma anche conchiglie, farfalle, uva…
In aggiunta alla produzione di quadri su stoffe preziose, Vera Lowen propone al pubblico un’ampia collezione di borse realizzate in collaborazione con Serafina Golluscio.
Realizzate artigianalmente con materiali pregiati che vanno dalla pelle all’alcantara, dalla seta al raso, sono ideate dall’artista sia nel modello che nella fantasia. Dipinte a mano, sono preziose, piccole opere d’arte, eleganti e raffinate, ma...
<i>Vera Lowen</i><span>Read</span>
Paul Kostabi, 1 ottobre 1962, pittore, chitarrista e produttore discografico statunitense. Ha fondato diversi gruppi musicali, White Zombie, Psychotica, ha suonato e dipinto con Dee Dee Ramone, illustrato libri, creato copertine discografiche.
I suoi dipinti sono tra l’altro nelle collezioni del Paterson Museum, New Jersey, del Guggenheim Museum, New York, del Whitney Museum of Art, New York, del Museion, Bolzano – Italy etc.

Sembra non poter fare a meno di comunicare, in ogni modo, cercando il contatto diretto con la gente. Ama suonare dal vivo, e in pittura ama le immagini semplici, dirette, che abbiano un linguaggio elementare, che possa parlare in maniera immediata alla gente. Composizioni astratte, paesaggi, ma soprattutto ritratti, autoritratti, psicotici, arrabbiati e iperespressivi, pieni di ironia, di autoironia, solo apparentemente infantili.
Si può inquadrare nella cultura post – Pop Art. Il suo stile è una rivisitazione personale del linguaggio dell’East Village, di Basquiat. Tutte le sue opere sono inconfondibili e personalissime. I suoi colori, apparentemente sciatti e acidi nel periodo iniziale, quando cominciò ad esporre negli anni ’80 a New York, sono nelle opere attuali addolciti e più armoniosi, sempre pieni di gusto. Frequente anche l’uso della parole, dal significato intraducibile. Senza badare al supporto, dal più sciatto al più raffinato e costoso, dipinge con la stessa passione ed enfasi.
Tutto al contrario della nuova tendenza Newyorkese verso l’accuratissimo, ultraperfetto, la sua è...
<i>Paul Kostabi</i><span>Read</span>
Ermanno Palla
L’arte è la più antica e nobile attività dell’intelletto umano.
Fare arte è un istinto primigenio che ogni essere umano porta con sé fin dalla nascita e che si manifesta in modo più o meno importante durante la sua esistenza.
Ma, fare arte, è soprattutto un impegno quotidiano; è intuizione, ricerca, sperimentazione, sviluppo di idee per innovative forme espressive.
Non solo manualità, abilità, perizia tecnica, ma anche cervello; sapere (inteso come conoscenza della storia dell’arte) e saper fare.
L’artista, per poter esprimere al meglio le sue capacità deve essere libero da vincoli, ostacoli, costrizioni esterne e interne che possono ritardare o comunque condizionare il suo percorso artistico.
Volutamente autodidatta ho dipinto per 50 anni arte figurativa come “pittore stagionale” regalando “cartoline illustrate” ad amici e parenti; ma, onestamente, devo dire che senza questa esperienza, almeno sotto il profilo tecnico, forse 10 anni fa non sarei stato capace di affrontare e superare facilmente il cambiamento che mi ha piacevolmente costretto ad essere il pittore di tutti i giorni di un fare artistico onesto e motivato al di là della realtà, del riconoscibile e del facilmente comprensibile.
Nella semplicità dei mezzi espressivi sta la grandezza del pensiero.

Il simbolo è un pensiero, un concetto, un’idea in stretto rapporto con la realtà: il segno-la cosa conosciuta- la figura.
1 L’uomo primitivo o meglio l’uomo “cosciente” di C. L. Ragghianti, ci ha lasciato, insieme a...
<i>Ermanno Palla</i><span>Read</span>
Nicola Piscopo è nato a Napoli nel 1990. Si è diplomato al Liceo Artistico Statale di Napoli, e ha frequentato nella stessa città il corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti. Nel 2010 partecipa al Premio Nazionale delle Arti e insieme a un altro giovane artista propone Nicola Piscopo vs Antonio Conte, presso Officina Creativa Lineadarte, a Napoli. Nel 2011, nella biblioteca comunale di San Giorgio a Cremano (NA), propone una personale intitolata: Tra Significato e Significante, un laborioso progetto pittorico in cui i linguaggi si fondono e si confondono, tra immagini e parole, in un dualismo sempre costante nelle tele del pittore…. “giochi di parole e d’immagini in un percorso pittorico “tra significato e significante”. Doppi sensi, sensi multipli, immagini doppie, parole che evocano ed equivocano. Nicola Piscopo apre a nuovi significati, impastando immagini, parole e surrealtà. Lascia all’osservatore la libertà di giocare con le immagini e i possibili significati, nascondendo il titolo la cui scoperta diviene gesto attivo”. (Oriana Russo). È autore del Palio di Bomarzo, e in questa occasione ecco una nuova personale al Palazzo Orsini di Bomarzo, Nello stesso anno vince il concorso per la realizzazione del Palio di Soriano nel Cimino. E’ stato finalista per due anni consecutivi al festival multi artistico Martelive, a Napoli e nel 2011 a stARTup a Lecce. Numerosi i premi vinti tra i quali il Palio di Soriano, il Premio Estemporanea Masscia 2011, il premio Web Artist in occasione della quarta edizione di MostraMi a...
<i>Nicola Piscopo</i><span>Read</span>
Entrato giovanissimo nel mondo del writing, Ale Puro ha frequentato l’Accademia di Brera ed ha viaggiato molto, specialmente in Messico e in India. I suoi disegni sono immagini viste dagli occhi di un viaggiatore curioso, che mantiene lo sguardo di un bambino e che ci propone la voglia di viaggiare anche attraverso la fantasia e l’immaginazione.
Sintonie
di Chiara Milesi
Sintonie è frutto di una riflessione su come ognuno di noi interagisce con gli oggetti, con il mondo e con gli altri.
Attraverso la spensieratezza delle figure, la semplicità delle linee e le raffigurazioni gioiose, Ale Puro racconta quei processi che chiamiamo comunemente chimica, che produce appunto sintonie e ci permette di conoscere noi stessi attraverso il rapporto con la realtà che ci circonda. Osservando le opere che compongono questa mostra, ci si trova davanti ad un contemporaneo inno alla gioia, ad un divertente invito a guardare la realtà con occhi rinnovati.
Ogni tela è un gioco, un momento in cui un oggetto assurge a nuova vita attraverso una diversa percezione dello stesso.
Bottoni per occhi, stelle per orecchini, ma anche una delicata e colorata coccinella come nuovo amico: i personaggi di Ale Puro scoprono il mondo, scoprono se stessi e l’altro attraverso le sintonie che quotidianamente instauriamo con il mondo che ci circonda. La gioia è data proprio da queste piccole scoperte che ci permettono di divertirci anche con gli oggetti più semplici, ma che ci danno la possibilità anche di fondere le nostre esperienze con quelle altrui dando vita...
<i>Ale Puro</i><span>Read</span>
Luigi Quarta nasce nel 1960 a Monteroni di Lecce ...Resta chiaro dunque che l’arte della pittura non ha rappresentato per Quarta uno svago temporaneo bensì la risposta a una passione fattasi inestinguibile, l’accensione di un motore interiore che brucia mestiere, cultura, inventiva, tradizione e novità. Ma solo l’ascolto di se stesso e non delle sirene gli ha consentito di arrivare alla piena maturità. Che Luigi Quarta sia figlio del suo tempo partendo dall’esordio negli anni ottanta, quando decide di esporre i propri dipinti, è ormai una constatazione consolidatasi in (oltre) vent’anni di creatività all’altezza di realizzare opere “nuove” per linguaggio e tali da soddisfare anche le aspettative edoniste del fruitore. Attratto nel lungo cammino dalla ricchezza della natura e dalla singolarità di aspetti urbani, ne ha sempre carpito le bellezze non mettendole “in posa” ma rendendole amabili specchi del proprio innato dinamismo esecutivo e del “come” metabolizza quanto percepito interiormente avvertendo l’azione del “murare”. Ma a rivelarci quella che direi l’impulsività regolata di Quarta, ovviamente presunta perché sappiamo che il prodotto artistico finito nasconde il procedimento, è stata la nutritissima personale da lui tenuta (nelle sale dei Bottini dell’Olio) a Livorno nell’aprile del 2009, seguita dalla collettiva “Arte al presente”, cui ha partecipato nel successivo ottobre. Infatti, è qui che Quarta espone - dipinte a olio su stoffe – opere innovative che rispetto al passato, pur...
<i>Luigi Quarta</i><span>Read</span>
Alessandra Tambara è nata a Verona nel 1973
Vive a cavallo tra l’Alto Adige e il Trentino, fin da piccola è portata per l’arte, autodidatta in molte tecniche pittoriche, ama la fotografia e ogni genere di espressione artistica. Laureatasi in ingegneria a Trento, nel 2005 frequenta il corso annuale presso la scuola di ceramica di Montelupo Fiorentino diventando maestra ceramista. Tuttora vive e lavora in Toscana, terra che adora, ha un laboratorio sulle colline Pisane e insegna da diversi anni presso la scuola di ceramica, fa dimostrazioni presso fiere dell’artigianato e festival a tema, ha fatto diverse mostre d’arte, sempre lavorando e sperimentando con la ceramica. AMA CREARE SU Più LIVELLI, sostiene che produrre con la natura nella natura ha in sé qualcosa di primordiale. I suoi oggetti sono multitasking, ovvero lei li plasma con un’idea ma poi sono i vissuti o le emozioni di chi osserva a trasformarli in qualcosa di più… Le sue ceramiche sono pezzi unici e interamente fatti a mano, sono oggetti molto particolari perché ideati e modellati con diverse argille, tecniche, intrusioni e colori in un’esplosione di forme ariose, volubili e mutabili. Racchiudono tutta la sua passione, il suo amore, la sua creatività ma soprattutto l’essenza della sua Anima. L’unicità crea energia!! L’energia è data dall’insieme di forze diverse, quelle delle terra e dell’artista che si mescolano nel pezzo dando vita ad Emozioni e Vibrazioni Positive che si propagano nell’ambiente circostante.
“ L’arte deve emozionare sempre...
<i>Alessandra Tambara</i><span>Read</span>