Federica Morandi art projects

È un'architettura intrisa di umanità a emergere dalle tele di Andrea Sbra Perego, dove il soggetto ricorrente è la città, che vive e pulsa grazie all'immancabile fattore umano.
Piazze, scorci urbani o stazioni ferroviarie sono di volta in volta animate da una folla dai contorni indefiniti, in perenne movimento.
Pennellate nervose, alla stregua di forze vettoriali di intensità, verso e direzione differenti, miste a colature e grafismi, fanno vibrare all'unisono il cielo, di un azzurro mobile e ricco di accenti, con i fronti mai quieti dei palazzi, in perfetta assonanza con l'inarrestabile brulicare umano.
Il gesto pittorico rapido e immediato, dal tratto incisivo e sintetico, corrisponde al moto continuo di cui è satura ogni tela, autobiografia per immagini dell'artista, instancabile globe-trotter e apolide per vocazione.
Spazi di percorrenza accelerata e frenetica, ovvero le consuete mete turistiche, come i monumenti urbani e i centri storici, oppure le infrastrutture per trasporti ad alto flusso sono l'oggetto su cui si focalizza la sua indagine.
Sono questi i non-luoghi per antonomasia, dove la città è vista in relazione all'uomo, presenza costante ma sotto forma di sciame urbano, in cui nella massa indistinta è l'identità del singolo a venire meno.
Metafore della transitorietà, della situazione di passaggio e di continuo cambiamento, del suo viaggio non ancora concluso, costanti nella poetica di Sbra Perego, sono infatti le stazioni ferroviarie e gli aeroporti.
Se ogni quadro sembra definire geograficamente un luogo ben...
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Andrea Sbra Perego è nato a Bergamo nel 1982, la sua formazione passa dal Liceo Artistico Statale di Bergamo all’Accademia di Belle Arti di Brera e il suo stile pittorico è formato da maestri quali Fabio Maria Linari e Gianfranco Bonetti, ai quali L’artista è sempre stato molto legato. Nel 2006 scrive il “Fantastico trattato sul Manifesto Oroccoccoro”, un libro manifesto che dà vita nel 2013 al Movimento artistico Globale Oroccoccoro, un movimento composto da artisti perlopiù italiani che risiedono e lavorano in diverse parti del mondo (Italia, Regno Unito, Malaysia, USA). Nel 2008 si sposta a Roma, poi a Rimini e Londra; dopo una breve parentesi in Messico nel 2015 torna nella sua città natale. È durante questi anni di continui spostamenti che la sua produzione artistica si concentra ad analizzare lo stretto rapporto tra uomo e ambiente e a “ narrare il presente, perché narrare il presente è o dovrebbe essere compito di ogni artista”; è così che i suoi lavori coinvolgono spesso la figura umana, o ritratta come protagonista o vista nella sua naturale interazione con il territorio urbano. Per Perego l’opera d’arte non è solo il prodotto del lavoro in studio, sul cavalletto, ma è il vivere stesso ai ritmi della società ed esserne parte attiva, l’avventura dell’esistenza attraverso la ricerca dell’arte, se possibile. E’ un artista poliedrico, le sue esperienze variano dalla pittura alla scultura, alla fotografia, al video, alla performance. Attualmente risiede e lavora a Torino.
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Marta Mezynska presenta una nuova serie di opere che rappresentano palazzi e vetrine, spesso scelti per particolari che la colpivano, per un’asimmetria, un colore, a volte anche solo per lo stato di abbondano che crea nuovi giochi e forme, per una disposizione delle finestre irregolare. Perfettamente riconoscibili nei dettagli, i suoi edifici sembrano sospesi in un’atmosfera senza tempo, immobili, illuminati da una luce limpida e chiara, oppure lasciati in un’oscurità bucata da pochi e rarefatti lampioni o bagliori. In questi giochi di luci e ombre su pattern di composizioni geometriche si sovrappongono e si compongono nuovi elementi architettonici e nuovi particolari che esaltano la geometria per contrasto e permettono in questa fissità del quadro una netta e distinta percezione delle forme reali.

Punto di partenza è l’esperienza di un paesaggio, di un luogo, di un’architettura, di un’atmosfera di luci e colori: l’artista cerca di estrarre le forme geometriche da quelle immagini, di trasformare la spazialità dell’ambiente, delle case, delle vetrine dei negozi e dei palazzi in un’architettura autonoma. Traspone così le forme e i colori di un palazzo osservato dal vero nella bidimensionalità della superficie pittorica secondo forme geometriche.

Metropoli senza tempo e senza spazio sono raccontate attraverso negozi, insegne e vetrine, che si alternano a forme geometriche, diventando vocaboli intercambiabili di un linguaggio pittorico dettagliato e personalissimo.
Forme, colori e geometrie sembrano comporsi come...
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La fotografia è uno spazio limitato i cui confini restano celati a un limbo di probabilità... Accade quando l’otturatore oscilla, la luce rivela uno scorcio di realtà ineffabile, languida al tempo, in forma solo all’osservatore che ne preme il pulsante. Il resto non esiste, sono solo probabilità che una data visione sia... Nella mia fotografia cerco sovente di raccontare, non una storia, ma un concetto, e lo faccio con la realizzazione di un solo e singolo scatto. Un fondale a limbo sul soggetto, inquadratura a focale fissa, solitamente a 35mm con la fotocamera ferma e in posizione verticale sul cavalletto. Solo in un secondo momento, quando rivedo gli scatti effettuati riconosco quell’unico fotogramma che ha preso forma dal pensiero dell’idea che mi ero fatto per la sua realizzazione.

Ogni particolare della foto è fondamentale per la rappresentazione della stessa, che altrimenti non potrebbe essere. Capita a volte che rivedendo le riprese effettuate non riconosca quell’unica vera, trascinando tutto nel buio da dove tutto ha avuto inizio. Non sempre si coglie l’essenza di ciò che si staglia innanzi, restando solo l’opportunità che tutto ritorni ad essere una probabilità incompiuta. Ma pur quando accade d’intuire quell’unico scatto, questo non si rivela nella sua totalità, ma uno squarcio da esplorare, da comprendere e rivelare, dando forma alla fotografia per quello cui è stata fatta. Se non riuscissi in questo compito, come è capitato, accantono e lascio che la sedimentazione ne riveli gli angoli più bui,...
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È adesso subentrato un gusto quasi da archivio, introdotto tramite il prelievo sistematico di una serie di reperti materici organizzati secondo un criterio “misto”, in ugual misura partecipe delle categorie dell’ordine e del disordine, in modo da soddisfare tanto il lato razionale quanto quello fantastico che convivono in ognuno di noi. Forse sarebbe meglio parlare della composizione di un atlante, “figura” che rappresenta una declinazione più ricca e varia del recente ciclo delle mappe. Allo stesso modo delle mappe infatti queste nuove opere cercano , come scriveva, cogliendo sinteticamente nel segno, lo stesso autore nel 2005 in un testo pubblicato sul catalogo che accompagnava la sua prima mostra personale milanese da Luciano Inga Pin.

Rispetto al passato ora ha maggiormente spazio e preso evidenza la componente ludica che innerva le opere di Esprit Dada, o Neo Dada, e di simpatie Pop.
Tra gli elementi applicati sulle tele e che su di esse orbitano come pianeti, troviamo oggetti di diversa natura: tessuti e passamanerie che fanno pensare a Baj, mascherine di cartone monocromo e di forme geometriche simili a quelle utilizzate da Hans Richter nei suoi primi film sperimentali di animazione, ma anche orecchini di foggia indianeggiante e bottoni appariscenti, di dubbio se non di cattivo gusto. Dunque la storia dell’arte non fatica a combinarsi con il kitsch, di cui Prina non ha paura ma in cui anzi riconosce una componente importante della nostra cultura.
Egli invece delle matite colorate usa i campionari di tessuti, che...
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