Claudio Montecucco

Io e Te

Galleria Blanchaert

Quando si definisce Claudio Montecucco come un fotografo classico non ci si limita a una semplice constatazione - quella che si ricava osservando le sue riprese cosi attentamente composte da sembrare perfino un pò fuori dal tempo - ma si vuole così sottolineare una sua scelta di campo che è nella stessa misura estetica ma anche più intimamente psicologica. Non è un caso se fra gli autori prediletti cita quelli che tanti anni fa si aggiravano fra le strade parigine non tanto per catturare la realtà quanto per farsene sedurre: quel genere fu definito "photographìe humaniste" perché all'uomo guardava con indulgenza e fiducia. La stessa usata da Montecucco quando va alla ricerca di quei momenti strani e irripetibili dove accade qualcosa dì appena percepibile, capace però dì far intuire che stiamo davvero per sfiorare la bellezza. Inseguendo in esterni uomini e donne, giovani e anziani intenti alla lettura, solo apparentemente ha posto l'attenzione su questo fatto che pure lo affascina per una sua profonda predilezione personale. In realtà ha cercato di far emergere il rapporto fisico che tutti hanno stabilito con i luoghi in cui si trovavano, chi ponendo un piede sulla spalletta di un ponte, chi poggiando la schiena su un gradino, chi occupando una comoda panchina, chi scegliendo una più malagevole scalinata. Il suo sguardo complice li ha seguiti perfino con apprensione quando li ha visti sporgersi da una balconata o sedere in equilibrio su un muretto oltre il quale si immagina Il vuoto. Claudio Montecucco ha considerato i frammenti...
<i>Critica a cura di Roberto Mutti</i><span>Read</span>
When you define Claudio Montecucco as a classic photographer, you can not limit him to that simple description - that which you are able to glean from observing his photographs, so carefully arranged as to seem from another time - but this is how he highlights his choice ot field, which is equally esthetic but even more, intimately psychological. lt is no coincidence that from among his favourite authors he cites those that many years ago walked about the Parisian streets, not so much to capture reality as to be seduced by it: that genre has been defined as "photographie humaniste" because it looked at man with lndulgence and trust. The same used by Montecucco when he goes looking tor strange and unrepeatable moments where something almost imperceptible happens: something which is able, however, to make us feel that we are truly just about to touch beauty. Outdoors, trailing women and men, young and old intent on reading, he only seemingly pays attention to this fact (though he is fascinated by, and passionale about reading). In truth, he has tried to bring out the physical relationship that each of us establishes wlth the places that surround us: he who puts his foot up on the parapet of a bridge, he who leans his back against a step, he who occupies a comfortable bench, he who chooses a less comfortable staircase. His complicit gaze has even followed them apprehensively when he has seen them lean out from a balcony, or si t balanced on a low wall beyond which one imagines nothingness. Claudio Montecucco considers the fragments of reality...
<i>Criticism by Roberto Mutti</i><span>Read</span>