Caroline Gavazzi

SOSPIRI TROPICALI

Siamo nel 1844 e un estroso inventore inglese, Henry Fox Talbot, prende una foglia, la appoggia delicatamente su un foglio di carta sensibilizzata, la copre con un vetro saldamente premuto sulla superficie ed espone il tutto alla luce del sole ottenendo come risultato “la sua impronta impressa sulla carta”. Nessuno fino ad allora si era cimentato con la rappresentazione fotografica di un vegetale (d’altronde l’invenzione aveva allora pochi anni di vita) e se questa immagine è passata alla storia è anche perché fu inserita – la si può trovare alla tavola VII – in “The Pencil of Nature”, il primo libro fotografico mai prodotto con il quale Fox Talbot fece conoscere la tecnica di stampa da lui stesso definita calotipia dal greco kalòs, bello. Certo, ad osservarla oggi, quella foglia che pure mostra anche i dettagli della sua struttura, appare un po’ deludente. La ragione risiede nel fatto che ricalca pedissequamente l’estetica degli erbari: in buona sostanza la foglia, che è stata recisa, non solo è morta ma appare come tale. Nel tentativo di cogliere la vitalità dell’universo, come il bellissimo titolo del libro suggerisce, il fotografo la immobilizza in un’icona immobile, così l’osservatore si trova nella stessa situazione di chi, sfogliando un libro, vi trovi dentro abbandonata la forma esangue di un fiore dai colori ormai sbiaditi strappato chissà quanto tempo prima alla sua esuberanza nel tentativo vano di conservarla. Come è facile immaginare, queste scelte estetiche erano figlie di una visione del...
<i>SOSPIRI TROPICALI</i><span>Read</span>
It is 1844 when an ingenious English inventor, Henry Fox Talbot, takes a leaf, gently places it on a sensitised sheet of paper, covers it firmly with a glass sheet and exposes it to light, thus obtaining “its impression on paper”. No-one until then had dared making a photographic representation of a plant (on the other hand, the invention was still in its infancy) and if this image went down in history, it is also because it was included – table VII – in “The Pencil of Nature”, the first ever photography book, with which Talbot disclosed the printing technique he himself define as calotype, from the Greek kalòs, “ beautiful”. Of course, when observing it today, that leaf, albeit showing all of the details of its structure, appears a little bit of a disappointment. The reason is that it slavishly traces the aesthetics of herbals: substantially the leaf, that was cut, is not only dead, but it also appears so. In the attempt to capture the vitality of the universe, as the beautiful title of the book suggests, the photographer froze it in an immobile icon, and so observers find themselves in the same situation of those who, leafing through the book, might find the lifeless shape of a now-faded flower, ripped from its exuberance in unknown times in a vain attempt to preserve it. As it is easy to imagine, these aesthetic choices were the fruit of a vision of the world that considered the plant world undeserving of attention if not for taxonomy, merely for classification purposes. When a cultivated and creative photographer like...
<i>TROPICAL SIGHS</i><span>Read</span>
Caroline Gavazzi e’ una fotografa franco-italiana la cui impronta è decisamente internazionale già a partire dalla sua formazione. A Parigi, dove si trasferisce dall’Italia giovanissima, studia alla scuola di Fotografia Spéos a Parigi nel 1991 e alla Sorbona dove, nel 1994, si laurea in Geografia e Urbanistica. L’anno dopo è a Londra dove ottiene un Master in “Professional Photography Practice” al LCC, cosa che le permette di iniziare a lavorare nel 1996 in qualità di Picture Coordinator nel dipartimento artistico di Vogue UK, nel 1997 come Picture Editor nella rivista di Harvey Nichols e, dal 1998, come fotografa di interni, ritratti e still life per prestigiose riviste come Vogue UK, House & Garden, Tatler, Conde’ Nast Traveller, Elle. Il passaggio dalla fotografia commerciale a quella creativa è l’inevitabile esito del ventaglio di interessi che la spinge a cercare nuove strade espressive. Attualmente Caroline Gavazzi si dedica, infatti, a un genere di fotografia che definisce plastica perché inspirata dalla sua cultura e sensibilità. Superando dialetticamente la visione realistica, affronta diversi soggetti con un taglio marcatamente simbolico spesso concentrandosi sull’atto di rivelare ciò che si nasconde dietro le apparenze. Per ottenere questo risultato studia con particolare cura i suoi progetti cercando per ognuno soluzioni originali e mai ripetitive ricorrendo a installazioni fotografiche che, giocando sugli effetti della tridimensionalità e sullo spiazzamento visivo creato dagli strati di materia,...
<i>Biografia</i><span>Read</span>
Caroline Gavazzi is a French/Italian photographer whose imprint is undoubtedly international, starting from her education. She moved to Paris when still very young, and studied at the Spéos Photography School in Paris in 1991 and at the Sorbonne, where in 1994 she obtained a degree in Geography and Urban Planning. The following year she relocated to London, where she obtained a master’s degree in Professional Photography Practice at the LCC, which enabled her to start working in 1996 as Picture Coordinator in the arts department at Vogue UK; in 1997 as Picture Editor for the Harvey Nichols magazine; and in 1998 as photographer of interiors, portraits and still life for prestigious magazines such as Vogue UK, House & Garden, Tatler, Condé Nast Traveller, Elle. The shift from commercial photography to creative photography was the inevitable outcome of the wealth of interests that encouraged her to seek new forms of expression. Currently, Gavazzi focuses on a genre of photography she classifies as Plastic, inspired by her culture and sensitivity. Overcoming a realistic vision, she tackles different subjects with a markedly symbolic take, often concentrating on the act of revealing what is concealed beneath appearance. To obtain this result, she carefully researches her projects, seeking for each, original and non-repetitive solutions. She designs photographic installations that lever on three-dimensional effects and on the visual displacement created by layers of material, thus involving spectators, inducing them to approach and critically...
<i>Biography</i><span>Read</span>