Luigi Erba - Andrea Simeone

Studio Berné MIA 2017

Studio Berné

Queste foto con altre al Mia di quest’anno vogliono proporre una riflessione sull’atto, tutto sommato anche fisiologico, della percezione del paesaggio. Un momento, ma anche una sintesi della memoria, del percepito nel tempo e di un ritorno nel quotidiano. Un eterno presente. Posso dire poi che tutto nella mia fotografia è un assemblaggio. Paesaggio di ieri, con foto realizzate in passato e oggi riproposte: una percezione illusoria del suo allontanamento e permanere nel tempo. Percezione solo apparentemente fantastica come appropriazione e misurazione della sua rotazione nel rapporto terra e cielo. Percezione come impronte di memoria, di segni sempre presenti, come fossero un alfabeto paradossalmente in bilico tra un fonetico e un geroglifico nella serie “Costruzione di un paesaggio”. Paesaggio come impronta dell’abbandono, di quando cioè l’uomo lascia la terra e un paese e tutto viene fagocitato dalla natura. Ma paesaggio, in segni condensati tra toni alti e bassi, sono anche delle figure che emergono in un’antropologia naturalistica di questa dialettica presente-passato. Anche qui una transazione.
Dicevamo del vizio dell’assemblaggio perché il contenitore di oggi è costruito anche dal materiale di ieri. La stampa utilizza i materiali di ieri, quelli analogici ad esempio e li porta nel digitale in un nuovo linguaggio. La mia foto è sempre stata così!
Il paesaggio è rivoltato come fosse una zolla di terra o magari una strada e la percezione non è l’atto, il momento, ciò che si vede in superficie ma, come...
<i>PERCEZIONE DEL PAESAGGIO</i><span>Read</span>
(Lecco, 1949). Laureato in Materie Letterarie all’Università Cattolica di Milano nel 1974, docente di lettere in istituti medi inferiori e superiori, ha coltivato fin dagli anni Sessanta l’interesse per la fotografia sia da studioso che da autore. La partecipazione ad un corso di Oscar Ghedina e la frequentazione del laboratorio fotolitografico del padre sono alla base delle sue prime esperienze fotografiche sul tema del paesaggio alpino e su quello dell’abbandono delle case di montagna. Nei primi anni Ottanta, dopo un’indagine sugli oggetti “congelati” d’inverno in discariche (Ritrovamenti), elabora l’estetica del paesaggio urbano periferico della sua città e inizia una ricerca concettuale più sistematica sull’immagine multipla. Scrive da giornalista pubblicista, cura mostre e manifestazioni frequentando l’ambiente delle gallerie, critici, artisti; in ambito più specifico autori come Aldo Tagliaferro, Mario Cresci, Franco Fontana e Mario Giacomelli con cui firmerà, nell’agosto del 1995 a Senigallia, il Manifesto del Centro Studi Marche Passaggio di Frontiera. A metà anni Ottanta la frequentazione a Morterone (Lecco) consolida in lui la consapevolezza che i segni del territorio passato e la natura contengono nella loro universalità possibili alfabeti di un linguaggio contemporaneo. Parallelamente realizza una riflessione metalinguistica sulla espressività della ripresa pura, del mezzo e della pellicola, approfondendo i concetti di progetto e casualità, reale ed immaginario, conscio e inconscio, base sistematica...
<i>Luigi Erba - Biografia</i><span>Read</span>
Ho iniziato a scattare per strada, nei vicoli di Napoli di fine secolo, rendendomi conto subito di come la combinazione di elementi diversi e casuali potesse raccontare fermamente questa città: le contraddizioni e le sublimi sfaccettature di un popolo così confusionario e caotico, ma aperto e curioso, venivano catturate da fotografie casuali, ma rappresentative. Sullo sfondo di questo percorso, a fare da scenografia, un susseguirsi di pubblicità e cartelli esposti, hanno attirato la mia attenzione, fino ad acquistare un importante peso nelle mie immagini, diventandone una quinta teatrale. La pubblicità viene usata per palesare il modo con cui un popolo si raffigura, si racconta, o ancora come desidera essere e si proietta.
Ho portato all’essenza questo rapporto fra fotografia di strada e pubblicità, ho raffinato il percorso in un’espressione artistica più universale. La forza di immagini senza luogo è la possibilità di essere qualsiasi luogo e raccontare qualsiasi popolo. Un’espressione sintetica e universale di un’idea. Qui nasce Traslazioni Metropolitane, che unisce fotografia di strada, di combinazione, casuale, eppure straordinaria, all’analisi sociale dell’immaginario collettivo. Un paesaggio urbano di società e uomo e luogo. Occhi e visi che spuntano dal muro, che osservano, che silenziosamente guardano e forse giudicano; mentre corpi vengono trasportati lateralmente -traslati, come si fa per i cadaveri - passati in rassegna, analizzati, o esposti allo sguardo enigmatico delle pubblicità.
Lo slittamento laterale...
<i>TRASLAZIONI METROPOLITANE</i><span>Read</span>
Nato nel 1975, fotografo napoletano, vive e lavora a Milano. 
Nato alle pendici di un vulcano esplosivo, sotto una caldera piena di magma, vive l’istante fotografico e l’importanza della vita e delle storie con la classica propensione partenopea: passione, calore, relazione, poco attaccamento alle futilità e valori superficiali. Imparare a cogliere la bellezza dell’istante, e del momento che poi non ritornerà è un retaggio importante della sua terra.
Ha raccontato la vita di un gruppo di adolescenti giunti al momento di scegliere o meno la Camorra, nel romanzo “Recinto di Porci”, da cui una serie di spunti per il Gomorra di Matteo Garrone.
Si occupa di creazione d’immagine per musicisti e rapper, case di produzione, case discografiche. Ha seguito alcuni artisti per le strade di Napoli in un progetto chiamato “A Sud di Nessun Nord”. 
Con la fotografia ha compiuto reportage sociali a Napoli, e per le città italiane, approfondendo gli ideali di bellezza, la pulsione al possesso degli oggetti, all’uso asociale dei social network, alla politica dell’infelicità; ampliando il concetto di missione supportando importanti NGO con fotografia documentaristica.
Gli interessa la relazione fra tempo e luogo, in una serie di lavori intitolati “Cronotopos”, dal 2003 censisce i cimiteri della Seconda Guerra e i Luoghi della Memoria; ha svolto reportage sui resti della guerra civile a Sarajevo, e il più recente sulla festa indiana dell’Holi e le sacre ceneri versate nel Gange a Varanasi, fino ai non-luoghi dei campi...
<i>Andrea Simeone - Biografia</i><span>Read</span>
TRADUTTORE DELL’ANIMA

Studio Bernè non è solo un laboratorio di stampa fotografica, è piuttosto una “camera”. La camera oscura, buia e isolata che introiettava l’esperienza della stampa fotografica, oggi è una “camera chiara” che viene praticata attraverso un dialogo introspettivo le cui riflessioni si proiettano nel risultato della stampa d’arte. Come in una intimità dilatata, che accoglie la tradizione solo in parte e che in realtà si esprime in un linguaggio digitale talmente nuovo che cambia di continuo le sue stesse declinazioni.
Roberto Bernè coniuga con armonia questa terminologia e la traduce in percorsi sempre nuovi e dinamici che consolidano l’arte in immagini.
“Fine Art” è un termine che nel mondo anglosassone designa quello che per noi sono le arti classiche, legato alla stampa fotografica, per noi, assume un significato più tecnico che accompagna un’immagine nel mondo dell’arte. Bernè si fa interprete di questa “consacrazione” ultimando, insieme all’autore, l’opera stampata finita.
Così la stampa, si distingue e si separa dalla riproduzione di una fotografia su un supporto e diviene produzione di opera a regola d’arte. Così l’arte si riproduce e viene alla luce, come in un parto che richiede una tecnica appassionata che allinea macchine, software e materiali, adattandoli ad un parto armonioso. Un percorso maieutico di cui Roberto Bernè si fa interlocutore e animatore.

LO STATO DELL’ARTE

Il mercato dell’arte rappresenta il principale sistema di diffusione delle opere...
<i>Studio Berné</i><span>Read</span>