marco beretta

SPIRITUS

[STAMBERGA] Art Photography

Marco Beretta fotografa monaci buddisti da oltre 20 anni. Scatta nel silenzio di monasteri spesso irraggiungibili, con una vecchia Hasselblad analogica. Le pellicole sono negative a bassa sensibilità, il diaframma è chiuso a catturare un punto di fuoco, l’esposizione lunga a raccogliere lo scorrere del tempo. Le immagini che ne escono non sono quasi mai statiche: il movimento è parte stessa del significato. Ogni foto è infatti sbilanciamento, metamorfosi. L’intento affatto narrativo, contemplativo piuttosto. Lontano da ogni logica di reportage, gli scatti non raccontano ma osservano e fissano il fluire delle forme catturando oltre la soglia del razionale. E’ osservatore paziente: lascia che attraverso il suo occhio la pellicola si impressioni. Impressionare è il verbo adatto per definire la sensazione di una realtà impressionante. Nelle immagini di Marco Beretta risuona un silenzio musicale. Il tentativo è quello di trasferire il magnetismo di ogni gesto, degli sguardi, di ogni singola azione quotidiana. Guardi la foto e questa energia ti cattura, ti ingloba, ti fa entrare, al di là della soglia razionale. I monaci meditano e tu mediti. Loro camminano e tu cammini. Accendono un lume e tu ne vedi il bagliore e senti il profumo dell’incenso. In ogni scatto c’è la potenza della preghiera, della meditazione e i rituali del quotidiano. Ora gioia, ora sgomento: i monaci appaiono trasfigurazioni di sè. Ciò che ne esce portentoso è lo spirito che anima e trasfigura. Da qui il titolo dell’ultimo lavoro, ‘Spiritus’, scattato...
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Marco Beretta has been taking pictures of Buddhist monks for more than 20 years. He shoots surrounded by the silence of inaccessible monasteries with his old-fashioned analogue Hasselblad camera. Films are monochrome low sensitivity negative, the diaphragm aperture is narrow bringing a single point into focus; the exposure is long extended to catch the flow of time. The images once developed are almost never static: motion is itself part of the meaning. Each photo is actually unbalance, metamorphosis. The purpose is not at all narrative; on the contrary it is reflective. Far from a photo-reportage perspective, Marco Beretta does not want to tell stories but he passively gazes at the forms flowing. He is a patient observer; he lets the film to get exposed through his eye. Getting impressed is the proper description of the disquietude of an impressing reality. In Marco Beretta’s images there is silence and music too. The purpose is to transfer the magnetism of every single gesture, of the glances, of each daily practice. You look at a photo and you are captivated by its energy. You are absorbed into it. It let you come in, crossing the threshold of rationality. Monks meditate and you meditate. Monks walk and you feel as if you are walking. They burn candles and you see that gleam of light; you can smell the incense. In every picture there is the power of prayer, of meditation and every day rituals. There is joy and also fright sometime. Monks appear as transfigurations of themselves. What comes out so prodigiously is the spirit that...
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