Franco Fratantonio

Visioni

Soquadro&Galleria LoMagno

Qui non succede mai niente. E non si vede nessuno.
Il sole inizia e finisce ogni giorno il suo cammino. Talora i suoi raggi sono caldi e dorati, talaltra filtrati dalle nubi. Le nubi: bianche come la panna, o come pecore al pascolo. Mantegna vi avrebbe riconosciuto eroi e dragoni alati, ma a Franco Fratantonio la loro forma pare indefinita. La spiaggia, poi, è sempre la stessa. Placida, quieta, con le onde che lasciano mutevoli impronte sulla sabbia. Infine i campi: gialli di grano maturo o verdi neanche fossimo in Irlanda, con case e muri a secco al posto di alberi e canali e l’acqua della pompa irrigatrice dagli spruzzi irridenti.
Non si capisce che cosa abbiano questi luoghi di speciale. Eppure esercitano un’attrazione invincibile come la gravità. Bella forza, dirà il solito avveduto, sono i nostri!
Ma non basta. Indugia Franco sui palazzi barocchi, o sui presepi in forma di città che adornano gli Iblei? Non ci pensa neppure.
Ripeto, nei soggetti dei suoi quadri non c’è niente di eclatante. Nessun afflato lirico o meditativo, come di chi si perda in lontananze malinconiche o scruti le stelle per afferrare l’assoluto.
Un’impressione simile l’avranno provata i notabili inglesi riuniti da Lord Elgin intorno ai fregi del Partenone. Si aspettavano statue eroiche e voluttuose, roboanti come le copie ellenistiche cui erano assuefatti, e si trovarono davanti – parola di Canova – la vera natura.
È proprio perché cerca la natura, non una sua spenta imitazione, che Franco predilige ambientazioni familiari, bilanciando...
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