Caroline Gavazzi

NOI CI SIAMO / WE ARE HERE

Lontano si sente il dondolare ritmico dei sonagli delle pecore al pascolo, lungo le strada che attraversano il paese si mescolano frammenti di discorsi, cigolii di porte, sbattere di finestre, richiami di madri ai figli. E se c’è un po’ di brezza arriva pure, mescolato al profumo dell’erba, l’odore del mare vicino. E’ partito proprio tutto da lì, da quelle onde che un giorno del 1999 hanno sospinto a terra una barca carica di persone che si erano lasciate alle spalle brutalità che volevano dimenticare perché è sempre meglio guardare avanti, se si scorge una speranza. Quegli uomini erano curdi, discendenti di un’antica civiltà mesopotamica cosa che con ogni probabilità ignorava chi li accolse, mentre loro pensavano di essere sbarcati in Calabria ma non sapevano di aver anche toccato così le sponde di quella che un tempo si chiamava Magna Grecia perché della civiltà ellenica condivideva la cultura, la ricchezza e, non ultimo, il senso civile dell’ospitalità. Altri tempi di grandezze lontane la cui memoria sbiadisce di fronte a un presente che annulla le opportunità e suggerisce di allontanarsi da questa realtà diventata ostile e che, per via di questo lento ma inesorabile migrare, ulteriormente si impoverisce. E’ bello che il nome di questo paese, Riace, si accosti a quello dei due famosissimi bronzi rinvenuti nelle sue acque ma ciò non impedisce che il presente svuoti le case, faccia emigrare i più coraggiosi, condanni all’immobilismo una intera economia. “Identica è la strada che sale a quella che scende”...
<i>NOI CI SIAMO - Riace, Calabria (IT)</i><span>Read</span>
From afar you can hear the rhythmic rocking of the bells on sheep grazing, along the road that crosses town it is a symphony of fragments of discussions, doors squeaking, windows slamming, mothers calling children. And if there is a little breeze, you can also smell the nearby sea, mixed with the scent of grass. This is right where it all started, right from those waves, which on one day of 1999 pushed a boat ashore loaded with people who had left behind them a brutality they wanted to forget, because it is always better to look forward, if you can catch a glimpse of hope. Those men were Kurdish, descendants from an ancient Mesopotamian civilisation, something probably unknown to those who welcomed them. And they thought they were landing in Calabria but did not know that they were touching the shores of what was once called Magna Graecia, as it shared with the Ancient Greek civilisation culture, richness, and not least, a civil sense of hospitality. Different times, different greatness, the memory of which fades before a present that cancels opportunity and suggests fleeing from a situation that has become hostile, and that due to this slow but unstoppable migration, is becoming even poorer. It is nice that the name of this town, Riace, is associated with the two very famous bronze statues found underwater, but this does not stop the present emptying of homes, the migration of the bravest, condemning a whole economy to standstill. “Identical is the road that climbs to the one that descends”, wrote Heraclitus in the 5th century BC, and...
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Caroline Gavazzi e’ una fotografa franco-italiana la cui impronta è decisamente internazionale già a partire dalla sua formazione. A Parigi, dove si trasferisce dall’Italia giovanissima, studia alla scuola di Fotografia Spéos a Parigi nel 1991 e alla Sorbona dove, nel 1994, si laurea in Geografia e Urbanistica. L’anno dopo è a Londra dove ottiene un Master in “Professional Photography Practice” al LCC, cosa che le permette di iniziare a lavorare nel 1996 in qualità di Picture Coordinator nel dipartimento artistico di Vogue UK, nel 1997 come Picture Editor nella rivista di Harvey Nichols e, dal 1998, come fotografa di interni, ritratti e still life per prestigiose riviste come Vogue UK, House & Garden, Tatler, Conde’ Nast Traveller, Elle. Il passaggio dalla fotografia commerciale a quella creativa è l’inevitabile esito del ventaglio di interessi che la spinge a cercare nuove strade espressive. Attualmente Caroline Gavazzi si dedica, infatti, a un genere di fotografia che definisce plastica perché inspirata dalla sua cultura e sensibilità. Superando dialetticamente la visione realistica, affronta diversi soggetti con un taglio marcatamente simbolico spesso concentrandosi sull’atto di rivelare ciò che si nasconde dietro le apparenze. Per ottenere questo risultato studia con particolare cura i suoi progetti cercando per ognuno soluzioni originali e mai ripetitive ricorrendo a installazioni fotografiche che, giocando sugli effetti della tridimensionalità e sullo spiazzamento visivo creato dagli strati di materia,...
<i>Biografia</i><span>Read</span>
Caroline Gavazzi is a French/Italian photographer whose imprint is undoubtedly international, starting from her education. She moved to Paris when still very young, and studied at the Spéos Photography School in Paris in 1991 and at the Sorbonne, where in 1994 she obtained a degree in Geography and Urban Planning. The following year she relocated to London, where she obtained a master’s degree in Professional Photography Practice at the LCC, which enabled her to start working in 1996 as Picture Coordinator in the arts department at Vogue UK; in 1997 as Picture Editor for the Harvey Nichols magazine; and in 1998 as photographer of interiors, portraits and still life for prestigious magazines such as Vogue UK, House & Garden, Tatler, Condé Nast Traveller, Elle. The shift from commercial photography to creative photography was the inevitable outcome of the wealth of interests that encouraged her to seek new forms of expression. Currently, Gavazzi focuses on a genre of photography she classifies as Plastic, inspired by her culture and sensitivity. Overcoming a realistic vision, she tackles different subjects with a markedly symbolic take, often concentrating on the act of revealing what is concealed beneath appearance. To obtain this result, she carefully researches her projects, seeking for each, original and non-repetitive solutions. She designs photographic installations that lever on three-dimensional effects and on the visual displacement created by layers of material, thus involving spectators, inducing them to approach and critically...
<i>Biography</i><span>Read</span>