WOPART 2017

GALLERIA SPAZIOFARINI6

BEBA STOPPANI . BIO

Nata a Milano, vive e lavora tra Messico e Italia. Di formazione classica, laureata in Biologia, svolge inizialmente attività di ricerca. Si diploma in fotografia allo IED e inizia la collaborazione con lo “Studio Azzurro” di Milano. Nel 1989 apre il suo studio come fotografa di architettura, design, pubblicità con collaborazioni con case editrici (Domus, Abitare, Interni), aziende di design (B&B, Flos, Artemide, Luceplan, Limonta, Bisazza, Alessi, Pomellato) e studi internazionali di architettura per progetti in Italia e all’estero (Atelier Mendini : mostra di Arch. A. Castiglioni al Museum fur Angewadtee di Vienna; Studio Alchimia: progetto del Museo di Groningen in Olanda). Nel 1995 fonda Stardust - società di ricerca tendenze moda stampa e tessuto per il settore tessile. La sua personale ricerca artistica, legata all’amore per la Natura e per la bellezza celata, la spinge a viaggiare e documentare le diverse realtà culturali. Esordisce con il progetto Sulle orme della via della seta: dal Giappone al Mediterraneo, prosegue con Verso la Patagonia - 1995, Sumo rito e tradizione nel Giappone contemporaneo - 1997, Birmania un paese da amare – 1999, Oaxaca, tredici lune - 2010, Premio Biennale di Fotografia, Fiastra (Macerata), Riflessioni 2012. Dal 2014 si impegna nel progetto d’arte il “Bosco di San Francesco, piattaforma internazionale per la pace ed il dialogo interculturale” invitandovi artisti, studiosi e musicisti. Tutto il 2015 è dedicato allo scambio con la Romania.

Tra le mostre più...
<i></i><span>Read</span>
PIER PAOLO FASSETTA . STRAPPI DI MEMORIA

TORN FRAGMENTS OF PHOTO . 2015/2017
Cutting, tearing, pasting: such ordinary gestures hark back to our childhood, and yet they also belong to the history of artistic craft: to ancient craftsmanship. With the advent of new technologies, instead, virtual reality has prevailed. It has ended up by abolishing the wisdom of gesture.
The deconstruction of images using measured, orderly methods, opens the door to unimaginable scenarios, entailing the inability to recognize familiar places. It creates a condition of conceptual nomadismo, free to discover and re-create scenes suggested only by vague clues. A new identity of image arises through the manipulation of the data we started out with.
Beyond the moment when we regard them, shattered forms crossed by visual intrusions are able to transmit information about their physical nature as they appear after external factors have modified their aspect and inner constitution.
In this sense, the image, restored as pure vision, seems to unveil a new substance in the work. It is immersed in contexts where the terms of comparison are variable entities dominated by the presence of the landscape; they are pure drawings of the space of existence.

STRAPPI DI MEMORIA
2009/2017

Tagliare, strappare, applicare, sono gesti consueti che rimandano alla nostra infanzia ma che appartengono, anche, alla storia del fare artistico, degli antichi mestieri, sino all’avvento delle nuove tecnologie con il prevalere del virtuale sul reale che annulla, di fatto, la...
<i></i><span>Read</span>
PIER PAOLO FASSETTA . BIO

Pier Paolo Fassetta was born in Venice in 1948.
In 1969 andd 1970 he was invited to participate in the collective exhibit, Giovani Artisti, at the San Fedele Gallery in Milan. He attended photography courses held by I. Zannier and L. Veronesi.
In 1978 and 1979 he completed his photographic project, Vivere una stanza, presenting his works in two personal exhibitions: at Tommaseo, in Trieste, and the Cavallino Gallery in Venice.
In 1980, for Edizioni del Cavallino, he published Presenze, a photo portfolio issued in 30 copies.
From 1975 to 1980 he participated in video workshops promoted by Gabriella and Paolo Cardazzo. In 1979 his works were exhibited at the Cavallino Gallery; and he was also present among the young, alternative artists exhibiting at Arte/Fiera in Bologna, inthe showing Stand/One, curated by Tommaso Trini and Hélène Sutton. His works appeared at the Bevilacqua La Masa Gallery in Venice in the exhibition, Nuovi Media, curated by G. Sartorelli, and in the showing, Arte nel Veneto, presented by T. Toniato.
In 1997, the philosopher M. Donà dedicated an essay to him entitled Velata Claritas.
In April 2006 he participated in Videoarte, dalla produzione alla conservazione, curated by Guido Sartorelli at Ca’ Foscari, in Venice.
In March 2007 his works appeared in Una generazione intermedia, a showing presented by R. Caldura at Centro Candiani in Mestre.
In 2009 his work appeared in the showing Unbound Territories, at the Nineninezerozero Gallery of Christina Winkler-Darby, in Lienz, Austria.
In May...
<i></i><span>Read</span>
GIULIO CEROCCHI. IL SILENZIO DELLA PAROLA, IL RUMORE DELLA CARTA

L’effetto della tridimensionalità e della contaminazione sono le caratteristiche propria del mio lavoro.
Cambiare assetto per scoprire la terza dimensione nella scena fotografata, dimensione che non appartiene alla “natura” propria della fotografia intesa come medium.
Composizione formata da n.18 quadri. In ogni quadro è inserito un elemento tridimensionale (libro). Si possono formare diverse composizioni dando vita a ripiani e di conseguenza a una libreria.

Giulio Cerocchi
I rudimenti della sua professione vengono consolidati negli anni 70/80 da incontri con personaggi del giornalismo milanese (La Notte), di riviste alternative (Re Nudo, Il Male) e del settore teatro Assessorato Cultura e Spettacolo del Comune di Milano (Teatro dell’Elfo, Piccolo Teatro, Maurice Bejart Ballet, Teatro di Lindsay Kemp). Affronta altre esperienze più specifiche come freelance nell’editoria moda (settore pelletteria) giungendo alcuni anni dopo alla creazione di un proprio spazio lavorativo. In questo periodo raggiunge la maturità professionale collaborando con le più note riviste italiane di moda e con agenzie pubblicitarie nella realizzazione di campagne nazionali e internazionali.
Approdato in Toscana alla fine degli anni ’90, inseguendo una nuova forma di creatività, si distacca materialmente dall’ambiente fotografico milanese per poi, dopo una disavventura che pregiudica il suo nuovo progetto di vita, riscoprire la sua antica matrice d’artista carica di nuovi...
<i></i><span>Read</span>
GIULIO CEROCCHI . BIO

Nella cultura e nell’ambiente fotografico milanese degli anni 70/80 Giulio Cerocchi trova spazio per esprimere in modo personale e originale il proprio bagaglio di conoscenze e di creatività.
I rudimenti della sua professione vengono consolidati da incontri con personaggi del giornalismo milanese (La Notte), di riviste alternative (Re Nudo, Il Male) e del settore teatro Assessorato Cultura e Spettacolo del Comune di Milano (Teatro dell’Elfo, Piccolo Teatro, Maurice Bejart Ballet, Teatro di Lindsay Kemp).
Affronta altre esperienze più specifiche come freelance nell’editoria moda (settore pelletteria) giungendo alcuni anni dopo alla creazione di un proprio spazio lavorativo.
In questo periodo raggiunge la maturità professionale collaborando con le più note riviste italiane di moda (Amica, Grazia, Vogue Pelle, Mipel, Bazaar Italia, Idea Pelle, Impuls Germania) e con agenzie pubblicitarie nella realizzazione di campagne nazionali e internazionali: Pollini, Ciesse Piumini, Juventus Moda, Seteria Ratti, Mont Blanc, Monrif, Pelliccerie Solleciti, Raffaella Curriel.
Collabora per diversi anni con il Gruppo Ottanta (creatori ed animatori di pupazzi come Five, Four e Uan per le reti Mediaset) in cui ha contribuito anche per la creazione di set di animazione.
Approdato in Toscana alla fine degli anni ’90, inseguendo una nuova forma di creatività, si distacca materialmente dall’ambiente fotografico milanese per poi, dopo una disavventura che pregiudica il suo nuovo progetto di vita, riscoprire la sua...
<i></i><span>Read</span>
LIA STEIN . FORME SU CARTA
SPAZI DI LUCE E GEOMETRIE CROMATICHE

Nata come strumento per descrivere la realtà, la fotografia ha presto rivelato ben più ampie potenzialità compresa quella davvero sorprendente di rappresentare se stessa confrontandosi con la luce fino a considerarla come soggetto e come specchio interiore della nostra personalissima visione perché, come diceva il fotografo americano George A. Tice, “Tu puoi vedere soltanto ciò che sei pronto a vedere, ciò che rispecchia la tua mente in quel momento particolare”. Parole migliori non si potrebbero trovare per introdurre questa ricerca in cui Lia Stein crea un percorso originale inducendo l’osservatore a una intensa complicità. Gli elementi cui fa ricorso sono pochi ed essenziali: un chiarore diffuso e uno spazio vuoto sono sufficienti per scoprire una dimensione nuova. Il dominio assoluto del bianco che coinvolge tutta la scena obbliga lo sguardo a inseguire le forme geometriche di questa composizione immaginando che la gamma di sfumature corrisponda metaforicamente a quella dei sentimenti. Al contrario di un autore come Hiroshi Sugimoto che usa tempi lunghissimi per imprigionare in un unico bagliore un’infinità di immagini che, sovrapponendosi, finiscono per annullarsi nella luce, Lia Stein preferisce la lievità del tocco rapido con cui coglie aspetti insoliti della realtà. Talvolta la fotografa sceglie una visione frontale che evoca le atmosfere sospese di un teatralità contemporanea svolta in quella stanza vuota dove il pavimento ha l’aspetto di un...
<i></i><span>Read</span>
LIA STEIN . BIO

Da fotografa autenticamente professionista, Lia Stein si muove da sempre su un doppio binario: quello del lavoro su commissione e quello della ricerca personale. I due campi, apparentemente lontani, sono per lei due aspetti dello stesso modus operandi che parte dalla curiosità, include la disciplina e approda a risultati sempre rigorosi.
L’aspetto più evidente è la sua versatilità che l’ha portata a lavorare per importanti testate nazionali – da AD a Specchio, Amica, Anna, Arte e Antiquariato, Donna Moderna – e con editori quali Rizzoli, Mondadori, Electa, passando dal reportage alla moda, dai ritratti ambientati alle fotografie di architettura a quelle di animali realizzate per libri, calendari, enciclopedie e per campagne pubblicitarie, design di decorazioni fotografiche d’interni
La stessa poliedricità si trova nel campo della ricerca da sempre perseguito con un interesse ad ampio spettro che va dallo studio delle antiche tecniche di stampa a quello del rapporto fra immagine descrittiva e interpretativa in campo digitale applicato al paesaggio urbano e naturale.
Sono aspetti che si ritrovano nelle numerose mostre personali e collettive che la vedono costantemente presente nel mondo delle gallerie e delle manifestazioni espositive in Italia e all’estero.
Vive e lavora a Milano.


As a professional photographer, Lia Stein has always worked on a double track: the work on commission basis and the personal research.
The two different sectors, which are apparently far one another, are for her two...
<i></i><span>Read</span>