WOPART 2017

Galleria Stefano Forni

Nato a Roma nel 1966, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma con il Maestro Enzo Brunori. Nel 1989 trascorre un lungo periodo di studio in Spagna, dove effettua un dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Belle Arti dell’Università De La Laguna. Ha esposto a Roma, Milano, Vienna, New York. Lavora tra Roma e Milano ed insegna decorazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1996.

Nelle sue opere, siano esse tele, carte o dipinti su vetro, Antonello Viola costruisce un perimetro cromatico in cui la pittura diventa luogo riflessivo, di ricerca d’assoluto, attraverso un processo di accumulo, stratificazione, sedimentazione. Sovrapponendo velature di colori, e poi togliendo, raschiando, cancellando, l’artista trasforma l’invisibile in visibile. Sulla superficie quieta dell’opera, il caos irrompe e si placa come un sibilo, rivelando la profondità ricca e palpitante di cui essa è il risultato. Nella stratificazione è assorbita la memoria delle esperienze visive elaborate mentalmente nel processo artistico, sublimata nella rarefazione degli ori, nei turchesi traslucenti e negli eleganti rossi-bruni. Nella densità lievemente materica delle sue opere, Viola propone un nuovo rapporto con lo spazio, un rinnovato dialogo tra la dimensione interna dell’opera e l’ambiente che la circonda. Con quattro linee l’artista definisce lo spazio pittorico: rettangoli che incorniciano laghi mentali, saturi di colore e di silenzio. L’artista non agisce in modo istintivo o empirico, ma si muove da un preciso punto di...
<i>Antonello Viola</i><span>Read</span>
Il suo destino si decide con l’incontro di due grandi artisti: Felice Casorati e Emilio Scanavino. L’idea fondamentale su cui s’innesta gran parte della sua opera futura è la scoperta dell’arte come sequenza, ritmo, racconto, idea già contenuta nelle scansioni delle opere di Scanavino, ma che le si fa chiara studiando i mosaici di Ravenna e il bassorilievo dell’Antelami a Parma. Terminata l’Accademia opera come restauratrice presso Palazzo Rosso; ha così modo di approfondire la conoscenza dei colori, in particolare quelli tratti da sostanze naturali. Inoltre, liberando le tele dal telaio, e vedendole fluttuare, ha l’illuminazione decisiva. Sente cioè che il quadro, ogni quadro realizzato, è solo un minuscolo frammento di un’opera immensa, il cui soggetto è la stessa Pittura. Frutto di queste riflessioni è un ciclo di opere che prendono il titolo di Cromogrammi, inteso come grafia, grammatica del colore. La fascinazione per l’energia intrinseca nella materia del colore naturale non l’abbandona, e la ricerca continua con le Germinazioni. In questo caso l’accento è posto sull’energia espansiva della natura. Fin dagli anni Ottanta sono da ricordare importanti esposizioni internazionali, presso spazi espositivi pubblici, come la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma il Museo Pompidou di Parigi.
Ha partecipato alle principali biennali d'arte contemporanea, dalla Biennale di San Paolo in Brasile alla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, dove espone per la prima volta nel 1982, a questa, seguiranno...
<i>Renata Boero</i><span>Read</span>
Dopo il diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, si stabilisce e lavora a Milano.
Al ’91 risale l’approccio alla scultura con i primi manufatti in pietra, legno, gesso. Nel ’93 a Berlino, in occasione di un workshop internazionale, apprende i metodi di fabbricazione del foglio della carta. E’ un’esperienza decisiva, che spiega come dal ’95 sia proprio la carta la materia che sente più adatta alla propria ricerca e al proprio linguaggio. Sperimenta la produzione di carte a mano e dal ’97 realizza le prime sculture con diverse tipologie di materiale cartaceo.
A questo stesso periodo risale l’incontro con l’editore Vanni Scheiwiller che gli affida la produzione straordinaria di fogli realizzati a mano per i supporti grafici del libro d’arte in 300 esemplari Trittico tre poesie di Wislawa Szymborska tre collage di Alina Kalczynska.
La continua indagine intorno alla materia e la sperimentazione di nuovi materiali, affini alla carta, proposti per le loro potenzialità strutturali e tattili, lo portano a continue interconnessioni dalla scultura, al design, all’installazione, agli impianti scenografici
per noti marchi moda. fiere, mostre internazionali.
Gli oggetti proposti, per lo più edizioni numerate e pezzi unici, dialogano con le molteplici esperienze del design contemporaneo.
Per Flux Laboratory di Ginevra, fondazione di arte, danza e discipline sperimentali, mette in scena, nella mostra personale del 2011 Le Gèant de Papier, projections de la matière, quattro installazioni che dialogano con...
<i>Daniele Papuli</i><span>Read</span>
Bruno Munari nasce a Milano nel 1907. Trascorre l'infanzia nella campagna veneta per poi ritornare a Milano. Comincia a lavorare presso studi di grafica grazie all'aiuto di uno zio ingegnere. Entra a contatto con l'ambiente futurista, ed espone in numerose mostre collettive. Nel 1948 a Milano è fondatore con Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Atanasio Soldati del Movimento Arte Concreta (MAC). Nel 1954 vince il premio Compasso d'oro; la sua fama si diffonde anche all'estero, con esposizioni in Europa, America, Giappone. Nel 1967 è invitato dalla Harvard University dove tiene un corso di comunicazione visiva che darà vita al libro “Design e comunicazione visiva”. Nel 1968 partecipa alla Triennale di Milano con un progetto di ambiente abitabile minimo; nello stesso anno progetta per la ditta Danese i primi giochi didattici insieme al pedagogista Giovanni Belgrano. Inizia anche ad occuparsi della realizzazione dei “laboratori per l'infanzia”; il primo è del 1977 alla Pinacoteca di Brera. Nel 1979 riceve un altro compasso d'oro per l'Abitacolo, struttura abitabile e trasformabile per bambini e, fra gli altri riconoscimenti, il premio della Japan Desing Foundation (1985), il premio Spiel Gut di Ulm (1971, 1973, 1987), il premio Andersen per il miglior autore per l'infanzia (1974), il premio Lego (1986) e il premio dell'Accademia dei Lincei per la grafica (1988). Nel 1989 gli viene conferita la laurea ad honorem in architettura dall'Università di Genova. Nel 1986 è invitato alla Biennale di Venezia; mentre il suo lavoro viene esposto...
<i>Bruno Munari</i><span>Read</span>
Gianriccardo Piccoli (Milano, 1941) si è formato all’Accademia di Brera, sotto la guida di Pompeo Borra. La sua prima personale (1963), dedicata ai disegni, si inserisce nel clima della figurazione esistenziale. Nel corso degli anni settanta approfondisce l’indagine sugli interni e sul paesaggio, temi e soggetti che resteranno ricorrenti nella sua produzione successiva. Nel decennio a venire si registra il riconoscimento pubblico del suo lavoro, attraverso il premio Feltrinelli nel 1984, la mostra personale al Teatro Sociale di Bergamo e la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1986. Le due rassegne antologiche nel 1990 - a Tenero (in Svizzera, presso la Galleria Matasci) e a Monza (Musei Civici al Serrone di Villa Reale) - sono l’occasione per trarre il bilancio di un’attività quasi trentennale. Nel 1992 espone in Germania, a Wiesbaden e a Düsseldorf. Nella Chiesa di Sant’Agostino a Bergamo sono esibite, nel 1995, le 14 tele e garze dedicate alle stazioni della Via Crucis. Due anni dopo nella città di Bologna sono organizzate, in ontemporanea, due esposizioni monografiche: la prima dedicata alle Porte (Galleria Otto), la seconda alle carte e alle incisioni (Stamparte). A partire dal 2003 si trasferisce per lunghi periodi di soggiorno a Basilea, dove occupa una casa-studio in Klybeckstrasse, soggetto di una mostra alla Galerie Carzaniga (2004). D’ora in poi vengono varati nuovi materiali (cera vergine, filo di ferro, rame) sempre inseriti in orchestrazioni pittoriche che riassumono i temi di una vita. Nel corso del 2007...
<i>Gianriccardo Piccoli</i><span>Read</span>
Nato a Firenze il 21 Marzo 1958.
1976 conseguita la Maturitá scientifica presso il Liceo “G.Galilei“ di Siena.
Studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze dove si diploma nel 1980.
Frequenza per due anni all’Instituto DAMS ad indirizzo semiologico presso la Facoltá di Lettere di Bologna.
1979 prima mostra „Le alternative del nuovo“ presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma con lavori sulle ombre e la luce, materiali che contraddistingueranno il lavoro nel corso del tempo.
Da allora numerose mostre personali e collettive in molti paesi (vedere biografia allegata).
1986 invitato presso il Maryland Institute di Baltimore-USA per un workshop e lezioni. Nello stesso anno viene acquisito un lavoro per le Civiche Raccolte d’Arte di Milano.
1987 realizzata la scultura „Grande estruso“ per il parco della collezione Gori presso Villa Celle (PT) e nell’anno successivo un lavoro viene acquisito dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna.
1990 stand personale alla Fiac di Parigi con la Gall.Jade e un'opera viene acquistata dal Fonds Regional d’art contemporain d’Alsace, Selestat.
1993 trasferimento in Germania a Köln dove lavora per cinque anni, realizzando la prima installazione solare di grandi dimensioni „Augenblick“ presso il Parkplatz del „Kölner Stadt-Anzeige“ e la prima antologica presso il Kunstverein Graftschaft Bentheim di Neunhaus.
1997 realizzato un secondo pezzo per la collezione di Villa Celle e due anni dopo partecipazione alle mostre collettive „Arcadia in Celle-Gori Collection“ nei...
<i>Fabrizio Corneli</i><span>Read</span>