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Impronta d'Artista

Nell’ambito della ricerca artistica contemporanea, Omar Galliani è certamente uno dei più importanti interpreti dell’eredità lasciata dalla tradizione rinascimentale italiana, che lo ha portato sin dagli esordi a confrontarsi con i grandi maestri della cultura fiorentina, romana ed emiliana del ‘500, tanto da essere spesso definito il “Leonardo da Vinci vivente”. Ad accomunarli non è solo l’uso dello sfumato che si incontra e si fonde in maniera leggerissima con i tratti neri e profondi dei suoi armoniosi ritratti femminili, ma la valenza che entrambi accordano al disegno, per molto forse troppo tempo considerato a servizio della pittura, la sola che potesse assurgere al ruolo di verità.
Per Galliani come per Leonardo il disegno è vera e propria forma d’arte indipendente che trova nella sfida del monocromo la sua dimensione separata non solo dalla pittura ma dall’artista stesso.La primaria importanza del disegno non può essere per nessuno dei due artisti slegata dal soggetto: la donna, quel
ritratto femminile che in entrambi vive tra la penombra e la luce, tra sensualità e distacco creando quell’enigma che si risolve solo nel perenne contrasto tra bianco e nero. Per la prima volta in quest’opera Omar Galliani non si limita a
interpretare Leonardo, ma gli si sovrappone: i visi, gli occhi socchiusi, le schiene, le morbide ondulazioni dei capelli diventano un’unica cosa con i gigli di Leonardo, che ci riportano a loro volta agli sfondi floreali dell’arte orientale tanto
amata da Galliani.

La tecnica:
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<i>OMAR GALLIANI</i><span>Read</span>
L’esperienza di un fenomeno non può prescindere dal fenomeno stesso che l’ha originata.

Il senso che l’opera viene ad acquistare nel momento in cui ci appare è l’aspetto dominante da cui non ci si sottrae. Per questo ciò che più mi interessa e che mi sembra di maggior rilievo in questi lavori è l’emergere del senso della sollecitazione compiuta sui sensi. Come, cioè, al di là del primo impatto con i suoi riferimenti espliciti, il vero significato dell’opera sia costituito dall’essere un’opera sui sensi.

È l’opera infatti, nella sua fattura materiale, che predispone i meccanismi stessi della propria lettura e dunque il suo essere non potrà che coincidere con il suo accadere, quindi il suo essere per noi.

Le proprietà costitutive, che sono quanto dell’opera è sommerso, celato alla prima visione che si dirama in superficie, emergono prepotentemente quando l’aspetto di immagine diviene a tutti gli effetti una presenza, al come il fenomeno, l’opera ci appare. Al nostro percepire il percepibile. Al prodursi della forma e nel nostro riscontrarne le proprietà e i confini facendone concretamente esperienza.

Perché un’opera sui sensi? Perché il marmo ponendosi tra un disegno e una scrittura altera la normale percezione di questi linguaggi e tende a portarli sul proprio campo sensoriale che è quello tattile.

Avviene a questo punto un fenomeno di inversione per cui il frammento oggettuale, che è l’elemento più concreto, fisicamente più consistente, appena viene percepito in tutta la sua...
<i>PRINCIPIUM INDIVIDUATIONIS</i><span>Read</span>