Fosco Valentini è nato e si è formato a Roma negli anni del grande dibattito tra pittura, arte povera e concettuale. L'amicizia e la stretta collaborazione con Alighiero Boetti e con Aldo Braibanti hanno favorito una concezione dell'arte che si apre a 360 gradi sugli aspetti del sapere, sulle matrici segniche del linguaggio, sia in chiave di comunicazione che di un sostrato archetipico/magico di segni e immagini.
Ha partecipato all'esperienza ideologica dell''Ufficio per l'Immaginazione preventiva', nato con un’impronta surrealista dagli sforzi di Tullio Catalano e Maurizio Benveduti alla fine degli Anni Settanta, mantenendo il suo interesse per la pittura e per gli aspetti performativi dell’arte.
Affermatosi nel complesso milieu romano che tra gli Anni Settanta e Ottanta dà quanto di meglio si va svolgendo nello scenario internazionale, nel 1986, tuttavia si trasferisce a Lugano, dove continua a dipingere deviando verso l’ironia e il sogno i temi pubblicitari del Diritto all’Ozio e verso la nostalgia i ritratti di memoria degli Anni Novanta con esiti trasognati.
Nel 2000 inizia il rinnovamento dei temi e delle tecniche pittoriche, con cicli di pura invenzione dedicati a Fiori, Sedie, Oggetti e Figure Astratte, introdotti proprio in apertura di Millennio da L’Ordine delle cose - una serie di 16 piccoli quadri - che autocitando la propria figura di artista-poeta con la testa capovolta, si pone al centro della natura organica e inorganica, capovolgendone funzioni e orientamenti, attraverso gesti che mimano il linguaggio dei...
<i>Fosco Valentini</i><span>Read</span>
Stanco della monotonia del bianco e nero, che per diversi anni ha caratterizzato la sua arte - un’arte del resto ispirata ad un periodo buio, l’esperienza della seconda guerra mondiale in Ungheria, con le sue crudeltà, le ingiustizie, la paura, la fame, la fuga… la morte… - ad un certo punto Imre Lénart ha sentito il bisogno di colore. Dal buio alla luce. Dal bianco e nero ad un’infinita combinazione di colori. Dalla morte alla vita. Ad un certo punto Imre ha voluto rinascere. Questa rinascita è avvenuta lentamente, con costanza, metodo e ricerca. L’artista, dato il suo profondo rispetto per il colore, ha preferito studiare e confrontare diverse teorie sullo stesso, prima di cercare la propria strada. Diverse le filosofie sul colore analizzate, tra cui anche quella di Göthe. Quando finalmente ha trovato quella per lui più rappresentativa, l’ha interpretata, rivisitata e fatta sua. Ecco ricreata la sua tavolozza di colori, corrispondenti alla tastiera di un pianoforte. Ad ogni tasto un suono, ad ogni suono un colore. Come un’alchimista con le sue pozioni, o uno chef con i suoi ingredienti, dal 1978 Lénart usa i suoni per comporre sinfonie di colore. Con gli spazi a rappresentare la lunghezza del suono, e frammenti di specchi al posto delle pause, Lénart dipinge le rapsodie ungheresi che tanto ama, o la Marcia Turca di Mozart, ma anche le vibrazioni della natura, i silenzi di un bosco, lo sciabordio delle onde del mare. Una semplicità solo apparente, perché in realtà le opere di Lénart nascondono una preparazione...
<i>Imre Lénart</i><span>Read</span>
Nasce a Firenze nel 1933, dove vive e lavora. Dopo aver elaborato negli anni Cinquanta e Sessanta un'attività articolata, complessa e diversificata, si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello "spazio-colore". La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto “Rilevamenti esterni - conferme interne” (1974-76), elaborazione che egli sviluppa all'esterno e all’interno del suo studio con le “Tessiture” (tela grezza cucita) e i “Cartoni” da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Partecipa alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweiterte Fotographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina sul libro d'artista (Centre Georges Pompidou, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2002) e alla mostra “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano, 2007). Le opere successive sono i “Contenitori di forma colore”, le “Serialità” e nuovamente i “Cartoni” (superfici di vario tipo: legno, tela, carta), sulle quali l'artista interviene con una complessa operazione pittorica. La serie di plexiglas...
<i>Paolo Masi</i><span>Read</span>
Negli anni Settanta è tra i protagonisti della corrente che Filiberto Menna definì Pittura Analitica distinguendosi, al suo interno, per la monocromaticità dei suoi lavori, e per la “disseminazione” che consiste nella rottura del quadro e nella collocazione a parete dei “frammenti / scaglie”, su cui da quel momento concentra la sua ricerca.
Le forme e i materiali si trasformano, nel corso degli anni, restando però sempre rigorosamente coerenti alla propria aniconicità; inventa una tecnica mista, risultante di vari materiali amalgamati che, ricoperti di velature di pittura, assumono le sembianze di una “pelle pittorica” sensualmente tattile, quasi come un velluto.
Tiene più di cento mostre personali in musei e istituzioni culturali italiane ed internazionali; ne citeremo solo alcune: Kunstverein Villa Franck di Ludwigsburg, Musée d’Art di Langre, Forum Kunst di Rottweil, Civica Galleria d’Arte di Gallarate, Kunstverein Schoss Lamberg di Steyr, Centro Espositivo la Rocca Paolina di Perugia, Istituto Italiano di Cultura di Londra e Praga, Cascina Roma San Donato Milanese, Villa La Versiliana di Pietrasanta, “Pino Pinelli. A partire dal colore“ Galleria Colossi, Brescia, “Pino Pinelli, Il Rosso, il Blu“ Chiesa di Santa Caterina, Lipari, “Incognita e quanta“ Galleria Claudio Poleschi Arte Contemporanea – Chiesa di San Matteo, Lucca, “Pino Pinelli. Pittura“. Rocca Roverasca, Senigallia, “Pino Pinelli. La pelle del daino“. Galleria Progettoarte-elm, Milano, “Pino Pinelli. La pittura senza il quadro“....
<i>Pino Pinelli</i><span>Read</span>