JAPAN CONTEMPORARY

Concorso Arte Milano

Le opere di Ikegami nascono dalla casualità che le forme
di un getto di inchiostro di china su un foglio di carta
“occidentale” assumono. La struttura, la conformazione,
i lineamenti di queste “macchie” ispirano l’artista, che li
collega a delle figure “reali” in una visione che poi realizza
completando con maestria e tecnica sopraffina il nucleo
iniziale.
Un processo originale che può essere letto in chiave metafisica
– all’accidentalità incontrollata del nostro essere
diamo forma e vita con il nostro agire – o psicoanalitica
– l’inconscio che dà forma al nostro Io attraverso la capacità
di comprendere, completare e dare senso alla struttura
profonda del suo linguaggio –.
Ma quello che colpisce non è tanto il vitalismo di tale
processo ma la poetica che l’impasto trasmette e la ricerca
del suo equilibrio formale, in un’oscillazione continua tra
l’esplosività del gesto e il suo controllo, tra azione e riflessione.
L’artista usa un’antica tecnica giapponese, “Tarashikomi”,
che risale al V-VI secolo e in sintesi consiste nel porre
un secondo strato di pittura prima che il primo strato sia
asciutto creando così degli effetti di compenetrazione con
esiti che anche storicamente gli artisti hanno diversamente
modulato.
Ikegami, quando non utilizza il colore, usa spesso foglie
d’argento per dare maggiore espressività alle sue opere.
Tra quelle qui esposte con le immagini stranianti della
corsa dello struzzo in diverse fasi segnalo On Your Marks,
con l’animale in una...
<i>TAKEO IKEGAMI</i><span>Read</span>
Hiroshi Mehata è musicista, esponente della Noise-Experimental
Music le cui origini si possono ritrovare nel futurista
Luigi Russolo, e si aprono poi in un percorso che
attraversa i grandi movimenti artistici del Novecento,
FLUXUS in particolare, dove artisti come Walter De Maria,
John Cage, La Monte Young,Yoko Ono, Takehisa Kosugi...
hanno superato frontiere non solo fisiche ibridando varie
discipline artistiche.
Oggi Mehata con le sue collaborazioni artistiche (Spagna,
Stati Uniti, Austria, Italia...) rinnova tale pensiero e la sua
arte visuale traspone la sua ispirazione musicale in forme
che la riflettono.
Catturare la sensazione musicale visualmente, sublimando
nella forma pulsioni sensoriali che rimandano all’idea
di Noun, concetto che permea l’opera di Mehata.
Il Nuon, come lo definisce l’artista, è l’invisibile rumore
delle nostre memorie, il loro respiro, la myriad atmosphere
che si condensa e stratifica nell’inconscio, sia collettivo
che personale.
Le opere qui proposte Ombre del Noun nella loro musicale
e iconica sinuosità condensano antichi saperi nipponici
(dalle pitture murali che con il nero carbone e tracce di
rosso ornavano nel VI secolo le tombe di Takehara, sino
agli Ukiyo-e del periodo Edo che chiude con la grande arte
di Hokusai Utamaro e Hioshige per rifiorire nel dopoguerra
con il Gruppo Gutai, primo movimento d’avanguardia
dell’Estremo Oriente) ma conoscono anche i gesti di Kline
e la fertilità della sperimentazione verbo-visuale che ha attraversato
il Novecento e dilata la...
<i>HIROSHI MEHATA</i><span>Read</span>
«... viaggio attraverso il Giappone e catturo immagini dei
paesaggi che mi colpiscono, registrando il tempo e lo spazio
dove io esisto in quel momento...» dice l’artista.
L’equilibrio che Nishimura riesce a formalizzare mirabilmente
nei suoi lavori tra il mondo “visto”, e quello
percepito, trova origine in un processo creativo in cui la
cognizione progettuale è alimentata dall’immediatezza e
dall’intensità dello sguardo.
«Inizio camminando nel paesaggio che registro, scattando
fotografie.
La fotografia è molto più oggettiva del disegno e dello
schizzo. L’osservazione e il prendere decisioni sono processi
importanti quando scattiamo fotografie, medium ideale
per prendere la giusta distanza tra poli opposti quali dentro-
fuori, soggettivo-oggettivo, conscio-inconscio.
Stampo le foto scattate e ne seleziono alcune. Poi tolgo
alcune parti raschiandole con della carta vetrata... inoltre
brucio lembi delle foto usando bastoncini di incenso, per
simbolizzare il fenomeno di purificazione cui le sottopongo.
Per rifinire faccio un disegno sulle foto, analizzando relazione
e distanze tra il mondo visibile e quello invisibile.
Uso il risultato del processo come bozza e ispirazione per
il dipinto finale per il quale utilizzo anche altri materiali
come pigmenti minerali, argento, alluminio, stagno... I
miei lavori sono monocromatici e minimal. Bianco come
spazio vuoto e nero come oscurità. Questi due colori rappresentano
lo spirito e il corpo nel Taoismo.
Dipingo poi coordinando respirazione e battito...
<i>DAIKI NISHIMURA</i><span>Read</span>
Le opere di Rokuroku si pongono in un presente che oscilla
tra la proposizione della tradizione e dell’innovazione
e si identifica tra due polarità, quella di muoversi nella
storia e nel proprio essere.
La cifra è improntata a un’evidente stilizzazione che riduce
a forma pura il soggetto attraverso l’uso di elegante linearismo
paragonabile a quello del Liberty, ma più vibrante
nei colori, tale da infondere quasi un principio di vita, un
respiro che si espande e si addensa nella sinuosità delle
forme.
Il desiderio dell’artista è «trasformare i colori, i suoni, gli
odori, le temperature, l’umidità, le luci e tutte le presenze
del quotidiano in linee, forme, colori, cioè in pittura».
E l’esito è prezioso, come gli ori, i neri o taluni azzurri rinascimentali
che irradiano le sue opere.
Le linee dinamiche e ondulate, il prolungarsi delle forme, i
colori vibranti che sembrano non stemperarsi nella leggerezza
dell’acquarello definiscono lo stile di Rokuroku, che
non è replica e ripetizione ma coerenza alla delicatezza
della propria poetica che si fonda su un equilibrio formale
di sofisticata e ricercata eleganza.
La fascinazione che la sinuosità delle sue immagini emana
è ipnotica e guardandole ci sembra che talune accese
discussioni sulla morte della “pittura” si svuotino di senso,
a meno che non preludano e ne contemplino la rinascita.
Accanto a lavori che rimandano alla sterminata narrazione
della Natura, a cui la storia dell’arte nipponica si è da sempre
ispirata, Rokuroku ci propone...
<i>ROKUROKU UEDA</i><span>Read</span>
In una sorta di processo alchemico l’artista trasforma il materiale
più povero, la terra intrisa d’acqua – le pozzanghere
– in opere d’arte.
E gli esiti, stupefacenti per raffinatezza estetica, danno corpo
alla superficie pittorica, occupandone il suo territorio
vitale e formando immagini, tracce di informazioni che
hanno valore e rimangono nel tempo perché isolate, tolte
dal flusso del loro esistere banale e “nominate”, definite
cioè con precisione geo-metereologica nell’opera stessa.
Dice l’artista: «la pioggia assorbe diversi fenomeni e memorie,
movimenti e coordinate temporali – le pozzanghere
raccolgono ora, posizione, temperatura, fenomeni,
suoni e vicende. La carta assorbe tutte le memorie e i fenomeni
e li trattiene semipermanentemente. Gli spettatori
possono percepire e comprendere un passato particolare
al quale video e fotografia non sono mai arrivati. Questa la
ragione di queste opere: tracce e informazioni».
Il “Surfacism” è la cornice teorica in cui “34” si pone e che
così definisce: «Surfacism è una delle risposte che postmodernismo
e minimalismo non possono raggiungere.
Società, culture, stereotipi, religioni... inibiscono i nostri
potenziali e la nostra diversità. Surfacism è una risposta al
rilascio di questi elementi inibitori... dal postmodernismo
accoglie la varietà di idee e di persone...dal minimalismo
accoglie il processo di eliminare quanto non necessario,
tra cui il nome dell’artista, la tecnica... le pozzanghere
sono dei buoni soggetti per mostrare...
<i>THIRTY-FOUR</i><span>Read</span>