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Affordable Art Fair 2018

Andrea De Ranieri nasce a Pisa nel 1975. Dopo una formazione artistica versatile, si muove tra arte e design. Dagli studi universitari di architettura al design industriale, dalla scultura alla pittura, la sua ricerca passa attraverso la sperimentazione di materiali vari, di forme e colori.
I dipinti di Andrea De Ranieri seguono una lunga tradizione del design modernista italiano, nella sua tavolozza predominano blu, neri, bianchi, grigi, con il guizzo occasionale dell'oro.
Le sue composizioni sono semplici e schiette, i suoi materiali sono robusti e resistenti.
Usando tutto, dalla vernice alla cera, dallo smalto al cemento, De Ranieri costruisce trame nei suoi dipinti per creare eleganti forme geometriche che, scontrandosi, creano una tensione, un brivido di materiale e colore, una giustapposizione strutturale che provoca una risposta uditiva immediata. E mentre il nostro subconscio è consapevole della incongruenza, i nostri occhi rimangono ignoranti della battaglia che accade davanti a noi, ogni materiale assume la propria predestinazione, la loro posizione sul piano pittorico è preordinata.
A questo senso di permanenza viene data credibilità dall'uso di materiali da costruzione e forme solide che De Ranieri utilizza per costruire un solido paesaggio, concreto dell'immaginazione, una totalità di urbanizzazione in cui tutto è controllato e definito. Niente è libero di esprimersi, il mondo naturale sottomesso alla disumanità dell'uomo e il suo trionfo materialista. È questo senso di controllo e assolutismo che conferisce a questi...
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Anita Chieppa, dopo gli studi classici e la formazione in Servizio Sociale, inizia la sua ricerca artistica, a partire dall'incontro con l'acquerello orientale, parallelamente alla sua attività di assistente sociale nei servizi per minori.
Ad un lungo 'periodo acquerello’, segue, alla fine degli anni ’90 una fase che vede l’utilizzo di tecniche corpose e materiali naturali prima su legno poi su tela di juta.
L’ estate del 2008 rappresenta il secondo momento di passaggio del suo percorso artistico.
Inizia la sua ricerca nel ‘mondo bianco’ che vede l’utilizzo costante del formato quadrato insieme ad una materia sempre più preponderante. Il suo è un interesse cromatico ma anche spirituale nei confronti di un colore non-colore, difficile da rendere non banale, sempre segnato da una gestualità a volte prepotente, liberatoria
Dal 1985 partecipa a numerose esposizioni collettive in Liguria, Piemonte ed Emilia.
Le prime esposizioni personali nel 1994 a Bogliasco nel Levante ligure e nel 1998 galleria S.Donato Genova (presentazione di Mauro Bocci).
Le ultime nel 2007 Castello Estense Ferrara (presentazione Raimondo Sirotti), nel 2010 a Genova, Sale del Castello di Nervi (presentazione Germano Beringheli e Dino Molinari) e nel 2015 presso Alma Artcafè Genova (presentazione Francesca Giomi)
Nel 2011 e 2012 espone con La Fondazione Garaventa ad ArteGenova-Fiera del Mare, nel 2013 al Palazzo della Borsa del capoluogo ligure, nel 2014 a Palazzo Spinola, nel 2017 al Palazzo della Torre a Ge-Quarto. Nel maggio 2017 inizia la...
<i>Anita Chieppa</i><span>Read</span>
Dopo essersi laureato in Conservazione dei Beni Culturali, Taramasco esercita oggi la professione di restauratore, insistendo su un concetto di continuità della tradizione e recupero delle forme del passato. Può dirsi un artista eclettico, che non trae ispirazione da alcuna corrente artistica in particolare, ma fa tesoro del suo ricco background culturale. Sicuramente il repertorio figurativo cui l’artista può attingere è vasto, tuttavia Taramasco non ne fa uso in chiave postmoderna bensì gioca sulla citazione dello smisurato archivio di immagini che la storia dell’arte mette a disposizione. Egli offre una rilettura talvolta intimistica, talvolta impregnata d’attualità, facendo in modo che lo spettatore si trovi sempre a dialogare con materiali nuovi, fonti di esperienze stimolanti ed emotivamente toccanti. L’artista concentra molta attenzione sulla scelta e sulla lavorazione dei materiali: la loro elaborazione diventa protagonista dell’opera facendosi portatrice di un’idea; spesso vengono utilizzati materiali di scarto con l’obiettivo di riconferirgli propria nobiltà elevandoli dalla condizione di rifiuto a quella di oggetto d’arte. Peculiarità delle opere di Fabio Taramasco è la possibilità di essere leggibili a diversi livelli, lasciando sempre spazio alla riflessione e all’attivazione di un pensiero. Senza dubbio la sua attività di restauratore affianca gli sviluppi del suo percorso artistico, laddove la professione porta a ridonare all’antico splendore ad oggetti appartenuti al passato.
Guardare le creazioni...
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Eleni Zafiropulos nasce ad Atene nel 1949. Terminati gli studi liceali inizia a studiare disegno e pittura nell’atelier del pittore greco Kostas Iliadis e contemporaneamente, presso le botteghe artigiane della vecchia Atene, apprende le tecniche dell’incisione, su rame e ottone, secondo i dettami della tradizione bizantina. In seguito si stabilisce in Italia, a Perugia, e successivamente si iscrive alla facoltà di Architettura di Genova. Conseguita la laurea, Genova diventa la sua città di adozione e a tutt’oggi vive e lavora a Voltri, in una casa a picco sul mare dove ha anche il suo studio. Gli ultimi anni, abbandonato il lavoro di architetto, si dedica esclusivamente alla pittura.
Dopo un breve periodo di rielaborazione naturalista, incontra il critico Dino Molinari che, attraverso le opere di fasce, Sturla, Sirotti, la avvicina all'informale ligure e di lei scrive:

"Gli architetti/pittori sono, in genere, condizionati dall’esercizio della professione, dall’uso diuturno del disegno tecnico, per cui, in arte, sono inclini alla razionalità, alla schematizzazione più che alla istintività e alla libertà creativa come primum movens.
Ne è un esempio Le Corbusier che, grande architetto e, in pittura, ottimo pittore, trovò nell’ordine mentale e costruttivo del Cubismo il modo più congeniale per manifestarsi in campo figurativo.
Eleni Zafiropulos è, sotto questo aspetto, una eccezione, un caso controcorrente. Pur essendo laureata in architettura e avendo esercitato la professione, il suo modo di fare arte è ispirato a uno...
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Nasce a Milano da famiglia di origine belga. Dopo studi classici e laurea in Scienze politiche, si diploma alla Scuola degli Artefici di Brera e in seguito all’Accademia di Belle Arti di Genova con una tesi sulla metafisica di Archipenko.
Josine Dupont è un’artista sfaccettata così come le sue opere. Si contraddistingue per uno sguardo intenso profondamente intimista che rende vibrante lo studio sulla forme sia umane che naturali. La sua ricerca artistica, partendo dal rifiuto della definizione descritta, da luogo a prospettive complesse in cui i diversi piani spaziali si fondono in un unico sguardo. Nella sua carriera si possono distinguere diversi periodi che si snodano in una progressiva scomposizione delle forme.
Agli esordi predominano, nei lavori della Dupont, le figure umane: i corpi in sinuosi movimenti sono rapidamente descritti da tratti veloci ed incisivi e il colore, in queste opere, è usato come contrasto chiaroscurale che accompagna la sinuosità delle forme dandogli profondità e vita.
Scrive di lei Vittorio Sgarbi "La definizione più precisa per le opere di Josine Dupont è propensione astratta del figurativo. Sono opere figurative dove si vede e non si vede, dove il corpo c’è anche se solo suggerito. Della forma si vede solo la sua essenza. Dupont, negli anni di maturazione artistica, ha compiuto una profonda ricerca sull’essenza della forma figurativa, che l’ha portata a mostrare di essa solo l’apparenza. Ma sia che si muova con due colori, cioè con la bicromia o la monocromia, sia che si muova con colori...
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Barbara Stretti, diplomata al Liceo Artistico, frequenta per quattro anni la “Nuova Accademia di Belle Arti” di Milano, con specializzazione in Scenografia Teatrale.
Si trasferisce poi a Parigi dove lavora come arredatrice e designer di mobili, qui trova l’atmosfera giusta per dedicarsi alla creazione di “opere d`arte” molto personali:
quadri-scultura su pittura acrilica profumati e realizzati con materiali "alternativi", come riso, caffè, olio.
All’eta’ di trentanni si trasferisce in Polinesia Francese.
Si dedica completamente alla pittura e le sue opere riflettono lo spirito e i colori di quella terra così ricca e prodiga d’emozioni.
Sulle tele rivivono volti di bambini che sembrano "fermati" da uno scatto fotografico, squarci di natura, ingrandimenti di fiori, particolari di piante.
Nascono quadri realistici e iper-realistici pieni di luce e colore.
Ora vive tra Santa Margherita Ligure e Portofino, dove ha il suo atelier e la sua galleria d' arte personale, ma ama viaggiare per il mondo sempre in cerca di nuova energia e creativita’.
Ha esposto i suoi quadri in Italia, in Polinesia e in Francia e ha collezionisti in tutto il mondo.
Ha avuto recensioni su diverse testate giornalistiche.
La sua arte segue la volontà di fare quello che si sente dentro, dopo aver esplorato mille strade creative per trovare senza indugi la propria.
Al dono naturale della fantasia aggiunge una base teorica portante, una conoscenza perfetta delle diverse tecniche, una continua ricerca di forme sempre nuove di "comunicazione visiva".
Il...
<i>Barbara Stretti</i><span>Read</span>
Grazia Giovannetti nasce nel 1932, a Lucca, città d’arte, dove vive per lunghi anni con il nonno Enrico Giovannetti, decoratore, pittore e restauratore. Nel 1969 si trasferisce in Liguria dove cresce come pittrice davanti al mare ondoso, portandosi dietro l’immagine delle dolci colline toscane.
Dal 1975 vive e lavora a Lavagna (Genova)
La sua ricerca verte sul rigorismo geometrico delle forme e sull’analisi della scomposizione e ricomposizione formale di moduli-cellula. Come spesso accade, i suoi inizi sono figurativi, con la frequentazione dei corsi del prof. De Laurentis ma trova nell’assoluto della geometria l’espressione della sua poetica interiore.
A partire dalle fine degli anni ’70, i suoi lavori vertono sullo studio di un modulo che porterà avanti negli anni in una serie infinita di varianti. E’ la casa-cellula che, come scrive Silvio Riolfo Marengo, è un’invenzione stilistica capace di operare il passaggio dal “tu” al “noi” con un linguaggio che è di architettura spaziale, artistica e spirituale.
Le prime ricerche vedono il modulo-casa, scarno, lineare, riprodotto in allineamenti compatti, formalmente chiusi, giocati sui toni dei grigi che richiamano un silenzio metafisico. Ma andando avanti con la ricerca e con la vita, si trovano opere che preludono ad una sorta di movimento con i volumi centrali sempre chiusi ma che ai bordi incominciano ad aprirsi per poi evidenziarsi nelle ultime produzioni dove c’è una vera e propria scomposizione e ricomposizione del modulo, come in una sorta di danza attuata con...
<i>Grazia Giovannetti</i><span>Read</span>