Galleria Berga

PIERLUIGI DE LUTTI

Identifichiamo la peculiare azione segnica di De Lutti sulla tela in larghe spatolate materiche, di densa pasta di colore, che si alternano ritmicamente in orizzontale, in verticale e a “boomerang”, in modo evidentemente non casuale, né caotico. Nella “texture” di linee che si crea, risultano in aggetto soprattutto quelle arcuate, di alto valore simbolico: sono ponti, passaggi tra il territorio del visuale e quello dell’immaginazione, sono i continui rimandi tra il terreno fertile del reale e l’esperienza immaginifica dell’intimo. E’, infatti, comune agli artisti Informali mantenere un legame con l’immagine percettiva, la sensazione, l’esperienza fisica che è stata lo stimolo per l’astrazione, come un’impalcatura fantasma che regga l’intrico dell’essenzialità di segni, macchie o oggetti materici, che, nell’Informale, non hanno un immediato riscontro nella forma reale, ma da essa prendono inevitabilmente le mosse.

Negli anni il lavoro di De Lutti acquista sicurezza. Non si tratta di una sicurezza d’azione – quella si manifestava già in piena esplosione nella forza del tratto pittorico – ma di una sicurezza espressiva, d’intenzione. De Lutti intende disvelare la propria intimità, destrutturare il groviglio di masse di colore, e lasciare intravedere la linea dell’orizzonte del proprio paesaggio interiore. Dunque, in una progressione calibrata e razionale, goccia dopo goccia, l’artista fa sgorgare il proprio sentire, rendendo più “umida” la sua pittura.
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