Muri Animati

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Araldici, possenti e carichi di energia, gli animali “ritratti” da Anna Maria Tulli, nella serie Muri Animati, s’impongono per la loro forza simbolica e vitale. Vediamo un’aquila stagliarsi con le poderose ali distese mentre sembra planare su una preda, un elefante e due tori bravi (per usare un termine spagnolo da corrida) che si fronteggiano. I titoli di queste due ultime opere già indicano con intensità il senso del suo lavoro: Toro Rosso, la Forza; e, di fronte, Toro Bianco: la Corrida. È infatti puntando sulla potente dualità dialettica tra forza e morte che si reggono la sue opere protese a evocare l’energia della natura e al contempo il suo dolore e le sue sofferenze. Lontanissime dalle fotografie naturalistiche in stile Wildlife Photographer of the Year, queste immagini innovative operano in modo simbolico, come una sorta di dispositivo paradossale. Il corpo di tali animali possenti è infatti composto dalla pelle corrugata di murales corrosi, attraversati da ferite e scrostature. In effetti, l’autrice ha prima fotografato da vicino frammenti di muri, penetrando tra le minime pieghe scrostate e gli squarci delle loro superfici; poi ha ingrandito, manipolato, colorato, ritagliato digitalmente questi resti frantumati, sino a trasformarli in texture da cui scaturiscono le sue figure di animali. Figure-icone che si stagliano come presenze vitali e giocose, ma al contempo mute ed enigmatiche, potenti e dolenti, solcate – come sono – dalla lebbra dei muri scrostati nel tempo, simbolo di una natura minacciata...
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Wim Wenders ha raccontato la caduta del Muro ne Il cielo sopra Berlino, premiato dalla giuria del Festival di Cannes nel 1987. Il Muro, quel muro, è simbolo inequivocabile di una distanza tracciata lungo una direttrice non solo fisica ma ideale, a trasformare la vicinanza in dichiarata e palpabile lontananza. Il Muro racconta del tempo, del fluire sistematico di eventi di cui la materia inorganica si imprime inesorabilmente, diventando la lavagna su cui è incisa una parentesi di storia.
L’Angelus Novus di Paul Klee aveva invece ispirato un altro film wendersiano, Così lontano, così vicino (1993), che si trovava a fare i conti con una diversa realtà: il muro non è stato solo sogno o incubo, simboleggiato nel bianco e nero estraniante della prima pellicola. Ora è il colore segno di un mondo vero, in carne e ossa o, per meglio dire, in calce e intonaco.
I muri parlano e scrivono una loro spontanea sceneggiatura. È così che le città accumulano, stratificano, lo scorrere del tempo sulle facciate di case, edifici, palazzi, architetture. All’inverso di una pelle di serpente che cambia a ogni stagione, la vita dei muri si costruisce più per addizione che non per sottrazione, sottoposta all’azione costante e irreversibile che ne modifica i connotati attraverso segni lasciati su una materia solo apparentemente inerme e invece permeabile, assorbente. Secondo un processo diversamente evolutivo, la pelle delle città somma livelli di superfetazioni che consumano, nascondendolo, il loro volto originario in favore di un trasformismo di...
<i>Il Muro di via Corridoni - Milano</i><span>Read</span>