SPAZIOFARINI6 A MIA 2018

PAESAGGI

GIULIO CEROCCHI . TESTO

TRILOGIA
Giulio Cerocchi presenta tre serie di lavori in apparenza molto diversi tra loro, ma uniti dal filo rosso di un approccio linguistico innovativo, non basato su sperimentazioni fini a se stesse, ma nato da precise esigenze comunicative. Con la ricerca Il silenzio della parola, il rumore della carta propone un serie di fotografie dirette e minimali di alcune mensole della sua libreria, dove campeggiano i libri degli autori da lui più amati. Vedendole la memoria rievoca immediatamente la serie realizzata da Luigi Ghirri alla sua libreria. Nel lavoro di Cerocchi, però, c’è una differenza piccola, ma fondamentale: la sua opera è sì fotografica ma anche tridimensionale. In ogni immagine della libreria, inaspettatamente, sporge infatti un libro che sembra invitarci alla lettura, ad essere preso in mano per avventurarci tra le sue storie. Con un intervento minimo l’autore scompagina la logica puramente contemplativa e visiva della fotografia e al contempo restituisce matericità ai libri, al gesto di toccarli, di sceglierli, facendoci immaginare il piacere (immenso) della lettura e del libro fra le mani. Invece, nella serie Rusticus, piccoli fiori e tenaci erbe di campo – che in genere nessuno osserva – spiccano vividi su un vellutato fondo nero, a sua volta incorniciato e impreziosito da una vecchia carta velina ingiallita. Grazie anche alla compostezza della composizione tali elegantissime immagini, più che apparire innovative, ricordano antiche incisioni botaniche, quadri dettagliatissimi del...
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GIULIO CEROCCHI . BIO

Nella cultura e nell’ambiente fotografico milanese degli anni 70/80 Giulio Cerocchi trova spazio per esprimere in modo personale e originale il proprio bagaglio di conoscenze e di creatività.
I rudimenti della sua professione vengono consolidati da incontri con personaggi del giornalismo milanese (La Notte), di riviste alternative (Re Nudo, Il Male) e del settore teatro Assessorato Cultura e Spettacolo del Comune di Milano (Teatro dell’Elfo, Piccolo Teatro, Maurice Bejart Ballet, Teatro di Lindsay Kemp).
Affronta altre esperienze più specifiche come freelance nell’editoria moda (settore pelletteria) giungendo alcuni anni dopo alla creazione di un proprio spazio lavorativo.
In questo periodo raggiunge la maturità professionale collaborando con le più note riviste italiane di moda (Amica, Grazia, Vogue Pelle, Mipel, Bazaar Italia, Idea Pelle, Impuls Germania) e con agenzie pubblicitarie nella realizzazione di campagne nazionali e internazionali: Pollini, Ciesse Piumini, Juventus Moda, Seteria Ratti, Mont Blanc, Monrif, Pelliccerie Solleciti, Raffaella Curriel.
Collabora per diversi anni con il Gruppo Ottanta (creatori ed animatori di pupazzi come Five, Four e Uan per le reti Mediaset) in cui ha contribuito anche per la creazione di set di animazione.
Approdato in Toscana alla fine degli anni ’90, inseguendo una nuova forma di creatività, si distacca materialmente dall’ambiente fotografico milanese per poi, dopo una disavventura che pregiudica il suo nuovo progetto di vita, riscoprire la sua antica...
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PIER PAOLO FASSETTA . BIO

Pier Paolo Fassetta nasce a Venezia nel 1948. Dopo la laurea in architettura, frequenta i corsi di fotografia sperimentale tenuti da Luigi Veronesi e Italo Zannier.
Nel 1969 e nel 1970, è invitato alla rassegna, Giovani Artisti, alla Galleria San Fedele, a Milano. Nel 1978 e nel 1979, realizza il progetto fotografico "Vivere una stanza" che presenta in due mostre personali, alla Tommaseo, di Trieste e alla Galleria del Cavallino, a Venezia. Per le Edizioni del Cavallino, nel 1980, Presenze, cartella fotografica in trenta esemplari. Tra il 1975/1980 è invitato ai video laboratori promossi da Gabriella e Paolo Cardazzo. Sempre nel 1979 espone all’ArteFiera di Bologna nello spazio, Stand/one curato da Tommaso Trini e Hélène Sutton. Alla Bevilacqua La Masa, Nuovi Media, a cura di Guido Sartorelli e Proiezioni. Arte nel Veneto, di Toni Toniato. Nel 1997, il filosofo Massimo Donà gli dedica un saggio, Velata Claritas. Nell’aprile 2006:”Videoarte, dalla produzione alla conservazione, a cura di Guido Sartorelli, Ca’ Foscari, Venezia. Marzo 2007 Una generazione Intermedia, a cura di R.Caldura, al Centro Candiani di Mestre. Nel 2009, Unbound Territories, Nineninezerozero Gallery di Christina Winkler-Darby, Lienz(A). A Roma, alla Galleria Gallerati, maggio 2010, Attesa, mostra personale presentata da Fausto Raschiatore. Settembre 2011, Manege di S. Pietroburgo, Photo Vernissage 2011. Maggio 2012 “Mia Fair”, Milano, con “Photo Ltd”. Nel Gennaio 2014, con Manfredo Manfroi, "Incontri", al Kunstraum Cafe...
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LIA STEIN . TESTO

PIANETA TERRA
Ogni volta che l’uomo si confronta con la natura e ne viene affascinato, sente la necessità interiore di trasmettere ad altri la sua capacità di meravigliarsi del mondo. Lo ha fatto nel tempo con la pittura e continua a farlo con la fotografia sempre chiedendosi fino a che punto la dimensione artistica sappia riflettere in ciò che osserva i suoi sentimenti più profondi o sia più semplicemente capace di rappresentarlo. Ma ci sono ricerche come quella realizzata con grande perizia da Lia Stein in cui la riflessione si sposta su un altro piano perché le sue immagini non possono essere semplicemente osservate ma per essere apprezzate richiedono una particolare attenzione. L’autrice ci pone di fronte a fotografie cariche di uno strano senso del mistero: ciò è dovuto alla ripresa frontale che isola il soggetto dal suo contesto e lo trasforma in una grandiosa area all’interno della quale l’insieme e i particolari perdono il senso delle loro dimensioni come se si librassero nello spazio.
La luce scivola sulle superfici su cui si aprono quelle che sembrano ferite; il bianco, il nero, l’ocra, il grigio si inseguono creando venature così insolite che forse potrebbero abitare altri mondi lontani dal nostro pianeta e per questo essere ancora più affascinanti. Ma è dalle linee nette delle fenditure create, lo si intuisce, da una macchina capace di tagliare, levigare, segare, che si comprende di essere di fronte alle pareti di una cava. Chi pensa che il mondo minerale sia inanimato qui trova innumerevoli...
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LIA STEIN . BIO

Da fotografa autenticamente professionista, Lia Stein si muove da sempre su un doppio binario: quello del lavoro su commissione e quello della ricerca personale. I due campi, apparentemente lontani, sono per lei due aspetti dello stesso modus operandi che parte dalla curiosità, include la disciplina e approda a risultati sempre rigorosi.
L’aspetto più evidente è la sua versatilità che l’ha portata a lavorare per importanti testate nazionali – da AD a Specchio, Amica, Anna, Arte e Antiquariato, Donna Moderna – e con editori quali Rizzoli, Mondadori, Electa, passando dal reportage alla moda, dai ritratti ambientati alle fotografie di architettura a quelle di animali realizzate per libri, calendari, enciclopedie e per campagne pubblicitarie, design di decorazioni fotografiche d’interni
La stessa poliedricità si trova nel campo della ricerca da sempre perseguito con un interesse ad ampio spettro che va dallo studio delle antiche tecniche di stampa a quello del rapporto fra immagine descrittiva e interpretativa in campo digitale applicato al paesaggio urbano e naturale.
Sono aspetti che si ritrovano nelle numerose mostre personali e collettive che la vedono costantemente presente nel mondo delle gallerie e delle manifestazioni espositive in Italia e all’estero. Vive e lavora a Milano.

Having been a real professional photographer, Lia Stein has always worked on a double track: the one related to the work on a commission basis and the other one related to the personal research.
The two different sectors, which...
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ANTONELLA SACCONI . TESTO

NUDE FORME - Geometrie dell'architettura contemporanea

Il progetto "Nude Forme" della fotografa Antonella Sacconi, si snoda attraverso un percorso di osservazione delle strutture e particolari delle architetture contemporanee sparse nel mondo. La sua formazione classica le permette di trovare "l'antico" in quel "nuovo" che si ciba di quei principi classici e li interiorizza anche là dove sembra rompere ogni schema e apparire disarmonico.
L'autrice usa il bianco e nero perché vuole che l'occhio non si concentri sul colore ma sulle linee e sulle strutture. Spoglia i suoi edifici lasciando "solo" le nude forme.
Il suo usare, spesso, una figura umana all'interno delle sue architetture, mai in primo piano (a volte resa in silhouette) ma inserita perfettamente nell'opera, equivale a rappresentare l'Uomo nella sua irripetibile accezione di Homo Faber, artefice e fruitore al contempo di ciò che crea. Queste "Nude Forme" dall'aspetto quasi grafico, guardano all'Antico sempre vivo e diventano un filo rosso che ci guida come il filo di Arianna, per non dimenticarci chi siamo e quali sono le nostre radici.


The photographer Antonella Sacconi’s "Nude Forme" project, runs through an observation path of contemporary architecture’s structures and details spread throughout the world. Her classical education allows her to find "the Ancient" in that "New" that feeds on those classical principles and internalizes them even where it seems to break every pattern and appear disharmonic.
The author uses black and white...
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ANTONELLA SACCONI. BIO

Antonella Sacconi è vissuta sempre a Firenze, dove si laurea in archeologia greca, fino al settembre 2016 quando si trasferisce a Milano. Ama la fotografia da sempre. Ha imparato da sola con la sua prima macchina analogica (Olympus OM2), poi ha iniziato a stampare in casa i suoi scatti in b/n e da allora non si è più fermata. Anche con l'avvento del digitale continua a scattare e alcuni suoi scatti vengono pubblicati su riviste quali Digital Camera, Fotocult. La voglia di viaggiare la porta a fotografare prima i paesaggi e in seguito si specializza in architetture contemporanee. Nel 2014 partecipa al premio internazionale Wiki Loves Monuments Italia classificandosi quarta e l’anno dopo alcune sue immagini vengono selezionate da Alidem - L’arte della fotografia per entrare nel catalogo della nuova prestigiosa galleria. A fine marzo 2016, presso il Caffè letterario delle Giubbe Rosse di Firenze, ha esordito con la sua prima personale e nel novembre dello stesso anno a Milano, alla Casa di Vetro, ha avuto luogo la sua mostra "Antonella Sacconi. Nude Forme. Geometrie dell'architettura contemporanea" con 32 scatti in grande formato curata da Alessandro Luigi Perna.
Nel marzo 2017 partecipa con la Galleria SpazioFarini6 al Mia Photo Fair di Milano con una selezione di sei scatti tratti dal suo progetto "Nude Forme"
Da metà Marzo a metà aprile 2017 lo stesso progetto è in mostra nella Galleria SpazioFarini6 di Milano e nell’ottobre dello stesso anno è presente al Mia Photo Fair a Parma
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FAUSTO MELI . TESTO PERDERSI NELLA NOTTE

Spazio notturno, sguardo notturno, parti di terra interiore osservati come per la prima volta, forse solo immaginati, forse davvero esistenti e visibili solo a chi, come Fausto Meli, ami Perdersi nella notte – titolo della ricerca che questo autore ha iniziato nel 2009 e che prosegue. La notte c’insegna infatti ad accettare di “perderci” per accedere a luoghi dove l’aura della natura si preserva. La fotografia diviene allora un esercizio di attesa e di silenzio, un modo per permettere alla realtà di ritrovare una sua magia, un suo linguaggio carico di oscure e inedite sonorità. La notte, nelle sue immagini, diviene luminosa e lunare, a volte squarciata da luci artificiali metafisiche che gettano ombre nette come coltelli affilati. «I fotografi di genio sanno calcolare la durata delle loro istantanee, una durata di rêverie» – scrive Gaston Bachelard. Così le fotografie di Fausto Meli sono attraversate da un’immaginazione quieta, ritrovata e fluttuante, lontane dalla fretta diurna.

Nocturnal space, nocturnal gaze, parts of inner land observed as though for the first time, perhaps purely imagined, perhaps really existent and visible only to those who, like Fausto Meli, love to lose themselves in the night – Perdersi nella notte being the title of the photographic research on which the artist has been working since 2009. The night teaches us to accept “losing ourselves” so as to access places in which the aura of nature is preserved. Thus photography becomes an exercise in...
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FAUSTO MELI . BIO

Dopo la laurea in Ingegneria si occupa per diversi anni di ricerca nel campo della Fotonica. La passione per la fotografia nasce in età giovanile. Partecipa a numerosi workshop fotografici tenuti, tra gli altri, da Ed Kashi, Bruno Stevens, David Alan Harvey e Monika Bulaj. E’ stato selezionato come Proposta MIA al Milan Image Art Fair 2012 e in seguito ha partecipato con la galleria Spaziofarini6 di Milano alle edizioni di MIA Fair 2013, 2015 e 2017. Con la stessa galleria ha inoltre esposto a Fotofever (Parigi) nel 2015, 2016 e 2017. E’ stato finalista con menzione speciale al photo-contest “Abitare il silenzio” (2012) e finalista al premio Fotografia Europea 2015 – Circuito off. Suoi lavori fotografici sono stati pubblicati e recensiti su riviste di settore come “Gente di Fotografia” e “Fotologie”. Il suo libro Effetto nottetempo è pubblicato da “I Quaderni di Gente di Fotografia” (2017).

Following a Master's degree in Engineering, for several years he was involved in research in the field of Photonic Communications. His passion for photography came at a young age. He has taken part in several photographic workshops held, among others, by Ed Kashi, Bruno Stevens, David Alan Harvey and Monika Bulaj. Selected as “Proposta MIA” of Milan Image Art Fair 2012 and afterwards he participated with Spaziofarini6 gallery in Milan at MIA Fair 2013, 2015 and 2017. With the same gallery he has also exhibited at Fotofever (Paris) in 2015, 2016 and 2017. He was finalist with special mention at the...
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BEBA STOPPANI . TESTO

IL PIANETA PERDUTO

La bellezza e le meraviglie della Terra, ma anche il dolore per il nostro “pianeta perduto”, sofferente, sfruttato fino alla morte, avvolto nelle spire del riscaldamento globale. Dopo le sue ultime ricerche dedicate al problema dello scioglimento dei ghiacciai (0 gradi a 5000 metri) e alla salvaguardia dell’ecosistema in Islanda (Sogno di una notte…), Beba Stoppani propone una nuova serie di opere dove il suo sguardo sa stupirsi e perdersi di fronte alle bellezze della natura, ma anche farsi carico, con sommessa dolcezza, delle sue sofferenze. Il lavoro di questa autrice non è illustrativo, né documentario: ogni sua opera, infatti, è una carezza, un sussulto d’amore, la traccia di una vicinanza, di una prossimità. Le sue fotografie delle sabbie in Messico ci avvicinano delicate alla materia stessa del terreno. Immergendoci spaesati tra questi granelli sabbiosi – stranamente simili ai minuscoli segni calligrafici e pittorici dei quadri di Mark Tobey – ci sentiamo invitati a sognare dolci paesaggi incantati, o viceversa a immaginare i paesaggi desolati di Marte, come se il destino della Terra fosse quello di diventare un pianeta morto e deserto. Come scrive lo storico dell’arte Rolando Bellini, tali opere “immaginali” ci offrono una “rappresentazione visiva che si fa vibrante e al contempo immobile, materica e immateriale, reale e irreale, che finisce per coagularsi in una sospensione accadente ottenuta tramite il medium fotografico”. Alla dimostrazione oggettivante...
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BEBA STOPPANI . BIO

Beba Stoppani nata a Milano, vive e lavora tra Messico e Italia. Di formazione classica, laureata in Biologia, svolge inizialmente attività di ricerca. Si diploma in fotografia allo IED e inizia la collaborazione con lo “Studio Azzurro” di Milano. Nel 1989 apre il suo studio come fotografa di architettura, design, pubblicità con collaborazioni con case editrici (Domus, Abitare, Interni), aziende di design (B&B, Flos, Artemide, Luceplan, Limonta, Bisazza, Alessi, Pomellato) e studi internazionali di architettura per progetti in Italia e all’estero (Atelier Mendini : mostra di Arch. A. Castiglioni al Museum fur Angewadtee di Vienna; Studio Alchimia: progetto del Museo di Groningen in Olanda). Nel 1995 fonda Stardust - società di ricerca tendenze moda stampa e tessuto per il settore tessile. La sua personale ricerca artistica, legata all’amore per la Natura e per la bellezza celata, la spinge a viaggiare e documentare le diverse realtà culturali. Esordisce con il progetto Sulle orme della via della seta: dal Giappone al Mediterraneo, prosegue con Verso la Patagonia - 1995, Sumo rito e tradizione nel Giappone contemporaneo - 1997, Birmania un paese da amare – 1999, Oaxaca, tredici lune - 2010, Premio Biennale di Fotografia, Fiastra (Macerata), Riflessioni 2012. Dal 2014 si impegna nel progetto d’arte il “Bosco di San Francesco, piattaforma internazionale per la pace ed il dialogo interculturale” invitandovi artisti, studiosi e musicisti. Tutto il 2015 è dedicato allo scambio con la Romania.
Tra le...
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STUDIO PACE10.
LIQUID CITY, MILANO + ALBUM, RICORDI IN CONSERVA - MILANO
Due lavori che indagano la città di Milano dalla fine del secolo scorso ad oggi.


Liquid city- Milano
Un lavoro condotto in camera oscura sperimentando le antiche tecniche di stampa analogica ai sali d'argento, ragionando sul concetto di trasformazione e di forma.
Milano,la città italiana che più di tutte si è saputa reinventare ed essere sempre moderna e all'avanguardia. Palazzi storici si alternano alle architetture contemporanee in una sorta di smaterializzazione e ricomposizione, un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio. Ogni immagine è un pezzo unico, che dona un emozione fortissima ogni volta che si accende la luce in camera oscura e si osserva il risultato.

Album - Ricordi in conserva
Non si tratta di tradizionali fotografie, ma di conserve di ricordi.
Conservare significa mantenere un soggetto nell' essere suo, custodirlo, salvaguardarlo da tutto ciò che potrebbe alterarlo o distruggerlo.
Si possono conservare gli alimenti, le fotografie, e i ricordi.
E' possibile "conservare" un ricordo per sempre? Esistono "date di scadenza"
anche per i nostri ricordi?
Riflettendo sui due ambiti della fotografia e della conservazione alimentare,
il nostro progetto interroga l' archetipo che si nasconde dietro il gesto di
conservare.

LIQUID CITY- MILAN + ALBUM, CANNED MEMORIES - MILAN
Two works that investigate the city of Milan from the end of the last century to today.

Liquid city- Milan
A work done in the darkroom experimenting...
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