Marco Beretta

[PRAELUDIUM]

Il buio è improvvisamente scosso, sembra una vibrazione, poi una luce compare timida e tuttavia acuminata, attraversa il cielo e lancia la sua sfida alle ombre. E’ un istante difficile da cogliere quello dell’alba ma quando questo succede, la fotografia sa trasmettere un senso di spaesamento che precede la meraviglia. E allora l’immagine è come se si animasse e chi la osserva, ha la sensazione di sentire sul viso l’aria fresca mentre si spalanca davanti agli occhi lo spettacolo del cielo attraversato dalle nuvole. Marco non è un semplice osservatore della realtà ed è lontanissimo dal volerla catturare come reporter o fotografo di viaggio Lui preferisce calarsi nelle atmosfere fino a farne parte e condurre chi osserva le sue immagini in un terreno aperto dove le sensazioni sono nello stesso tempo delicate e intense. Da occidentale si confronta con la cultura orientale, dialoga con i monaci e opera una sintesi dialettica che si ritrova nelle sue fotografie che sanno andare oltre la descrizione per approdare a un piccolo ma tenace universo di segni. Non si tratta di una ricerca statica ma di un lavoro dialettico che in un primo momento si sofferma su quanto viene definito SPIRITUS, per poi evolversi in un processo che porta a una dimensione ancora più ascetica, quella di PRAELUDIUM dove sono percepibili i sintomi premonitori di un nuovo misterioso incipit. Così sembra di sentire il vento che smuove il tessuto sottile delle “preghiere” o l’odore di un pavimento di legno che trasforma il monaco in attore al centro di una scena...
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Darkness is suddenly shaken by something resembling a vibration; then a light appears, shy yet sharp, crosses the sky and challenges the shadows. Dawn is difficult to capture on camera, but when it does happen photography has the ability to communicate a sense of displacement that precedes amazement. That is when one has a feeling that the image comes to life and the observer feels the fresh air on his face while the full spectacle of the cloud-ridden sky fully opens to his gaze. Marco is not merely an observer of reality and his intention sits far apart from that of traditional reporters and travel photographers, who pursue aesthetically different results. He allows himself to become part of the very atmosphere he portrays, taking the observer with him to an open field where sensations are at the same time delicate and intense. As a westerner, he confronts eastern culture, starting a dialogue with monks and coming to a dialectic synthesis that is shown in his very sophisticated BW images that are able to move beyond descriptiveness and come to a small but persistent system of signs. This work is not about a stale research. It is instead a dialectic movement that deals at first with what is defined as SPIRITUS, and then evolves into a process leading to an even more ascetic dimension, that of the PRAELUDIUM where it is possible to perceive the revelatory symptoms of a new, mysterious beginning. Thus, one feels the smell of wooden floors: the very act of the monk transforms him into actor placed center stage, a scene observed by spectators with...
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