SENZATITOLO#17

RIFLESSI

SENZATITOLO#17_di Roberto Mutti

I fotografi si distinguono per la loro capacità di guardare il mondo in un modo tutto particolare: lo osservano con acume, girano con pazienza attorno al soggetti, sanno aspettare il momento che ritengono più adatto e, prima di scattare, attendono che la realtà si configuri nel mirino della loro fotocamera esattamente come l’avevano pensata.
Romana Zambon tutte queste mosse le ha imparate nelle sue indagini sul paesaggio non accontentandosi mai della ripresa più prevedibile ma sapendo bene che un ulteriore passo, una nuova idea, una improvvisa e audace voglia di osare una prospettiva inconsueta le avrebbe permesso di ottenere i risultati migliori. E questo è tanto più vero quando i paesaggi non li ha ripresi in modo diretto ma attraverso la mediazione di superfici irregolari che, riflettendoli, li deformavano restituendoceli come immersi in una dimensione fiabesca e inducendo l’osservatore a ricomporli idealmente. Nella sua più recente ricerca si è ancora una volta trovata di fronte a soggetti ben noti – una Lambretta, un triciclo, alcune motociclette – ma ha sfruttato il fatto che non fossero immersi nel traffico o parcheggiati su un marciapiede dove abitualmente li vediamo per scoprire una loro insospettabile potenza espressiva.
Sullo sfondo nero su cui si stagliano, nel vuoto in cui si librano, questo soggetti perdono le loro caratteristiche di mezzi di trasporto per trasformarsi in sculture, in feticci, in pure forme su cui l’occhio si sofferma. La ruggine che farebbe disperare il...
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RIFLESSI_di Roberto Mutti

Quando la fotografia ha fatto irruzione con la sua invenzione immaginifica nel mondo, si era nel pieno di un clima entusiasmante dove si fondevano le ormai consolidate convinzioni del Positivismo e i primi vagiti della Belle Époque. Che eccitazione, dunque, per quella nuova scoperta arrivata subito dopo l’illuminazione elettrica e quasi contemporaneamente all’automobile che allargava i confini della percezione e regalava impressionanti capacità di riproduzione della vita. Si aveva la sensazione di potersi portare a casa frammenti di città dotati di un fino ad allora inedito realismo che raramente la pittura e il disegno erano in grado di trasmettere. Anni dopo quell’entusiasmo ha cominciato ad apparire ingenuo e culturalmente ingombrante e i più arditi fra i fotografi hanno cominciato a guardare oltre, alla ricerca di espressività diverse nate dalle sperimentazioni con cui le avanguardie storiche avevano spazzato via presente e passato per proiettarsi nel futuro.
Romana Zambon sa benissimo di ripercorrere con le sue distorsioni un sentiero già tracciato anche da grandi autori (André Kertész fra i fotografi, Salvador Dalì fra i pittori, tanto per fare due soli dei tanti possibili nomi) ma non per questo rinuncia a indagare sullo spiazzamento visivo che il suo obiettivo cerca con gioiosa leggerezza. L’escamotage consiste nel cercare di affrontare un tema complesso e ben storicizzato come quello del paesaggio urbano non in modo diretto ma attraverso il rimbalzo visivo costituito da una superficie che...
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