Nel segno del Sol levante

La definizione di “tradizionale” ben si addice all’arte di questi sei artisti giapponesi –Tomimori Hitoshi, Ikegami Takeo, Nishimura Daiki, Thirty Four, Ueda Rokuroku e Mehata Hiroshi – che stanno girando il mondo grazie al mecenatismo del signor Kimura, noto per aver ideato il museo privato più visitato del Giappone (Art Aquarium).
La china, la carta, certe speciali tecniche di riproduzione, il gesto calligrafico che ognuno di loro ripropone alla sua maniera, ma entro un alveo riconoscibile … tutto riporta all’idea di “arte tradizionale” giapponese – e in genere orientale – che l’Occidente si è formato sull’Oriente a partire dalla metà del XIX secolo. Sappiamo tuttavia che quell’aggettivo – “tradizionale” – in arte sembra avere ancora una inclinazione negativa, appena mitigata dalla giustificazione di appartenere a un mondo diverso, lontano e soprattutto esotico. Con la globalizzazione che stiamo vivendo, però, quell’accezione appare limitata, per cui dobbiamo chiederci – ad esempio – perché artisti così obbedienti al canone antico tanto da poter essere confusi con artisti di qualche secolo fa (da chi non conosce troppo l’arte giapponese), possano essere accomunati ad altri, che magari usano la casualità delle pozzanghere e di ciò che vi si deposita sopra come causa ed effetto della loro arte, oppure che elaborano fotografie bruciandone i lembi e forandole con bastoncini roventi. Dobbiamo, in altre parole, rivedere quella definizione, andando oltre la superficie formale che ne costituisce...
<i>SUL CONCETTO DI TRADIZIONE</i><span>Read</span>