L’orizzonte imperfetto

Massimo Pelagagge, L’orizzonte imperfetto

Immagini stenopeiche nel nome di una fotografia lenta, meditata, capace di accogliere frammenti di un tempo in divenire; nel nome di una fotografia imprevedibile, dove il controllo è arduo e ci si deve confrontare con gli errori fidando solo nell’esperienza, nella capacità di trasformare le imperfezioni in nuove possibilità, la pazienza in una virtù.
Una grande pazienza: Massimo Pelagagge, usando solo una fotocamera stenopeica, crea foto singole ma anche dittici e trittici che paiono dilatare ancor di più il tempo, per aprirsi verso l’infinito degli orizzonti marini della “sua” Maremma e poi incunearsi tra arcate pietrose che rimandano a un passato quasi arcaico.
Ponendosi rasoterra (cioè allo stesso livello delle lastre possenti che formano il selciato delle strade) lo sguardo sembra aprirsi un varco, un tunnel visivo, proteso verso un ristretto arco luminoso che, fra grandi ombre, si apre all’orizzonte.
Come se, nell’oltre del buio, ci fosse la possibilità di un respiro, o di un pertugio lucente, o di un raggio abbagliante che da laggiù ci guarda e ci interpella. Tali tunnel visivi sono sempre a doppio senso: non si tratta semplicemente di una sorta di binocolo o di faro, per districarsi fra le penombre e mirare più lontano incorniciando magari un ulivo o una casa.
Essi creano anche, per converso, una corrente visiva opposta: sembrano infatti dar vita a uno sguardo nebuloso, inafferrabile che sorge, che spunta da un lontano altrove per fissare, enigmaticamente, proprio...
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