Alfred Drago Rens

Alfred Drago Rens (Imperia, 1970)
Vive e lavora a Milano.

mostre (selezione)
2018 (personale) Fotofever, Parigi, con Galleria l’Affiche
2018 (personale) Mia Photo Fair, con Galleria l’Affiche
2017 (collettiva) WOP Art Fair, Lugano, con Galleria l’Affiche
2017 (personale) Photo Basel, con Galleria l’Affiche
2017 (collettiva) La Casalinga Mannara, con Galleria MLB, a cura di Maria Livia
Brunelli, Milano
2017 (personale) Op-Up, Galleria l’Affiche, Milano
2017 (personale) MIA Fair Milano, con Galleria l’Affiche
2016 (doppia personale), Neometrie, con Adriano Attus, Lombard DCA, Milano, a cura
di Galleria l’Affiche
2016 (personale) MIA Fair Milano, con Galleria l’Affiche
2015 (collettiva), New proposals , The Public House of Art, Amsterdam
2015 Stand Artribune Artissima, Torino
2015 (collettiva) Cibario Banco Planetario, a cura di Marinella Rossi, mari&cò,
Milano
2015 (personale) MIA Fair Milano, con Galleria l’Affiche
2014 (personale) Naftalina, Galleria l’Affiche, Milano
2013 (personale) Tutto quadra, Galleria l’Affiche, Milano
2013 (collettiva) 8 Variazioni per Stradivari, a cura di Sunghee Kim, Museo Civico
Ala Ponzone, Cremona
2007 (personale) Illo, a cura di Martina Cavallarin. Galleria l’Affiche, Milano
2007 (collettiva) From the vault, a cura di Martina Cavallarin, Galleria Pack,
Milano
2006 (collettiva) Migra-Azione, Azione 3 “migraidentità” a cura di Pino Diecidue e
Mariarosa Pividori Palazzo Broletto, Novara
2006 (collettiva) Il proprio luogo, a cura di Galleria DIECI.DUE! Castello
Borromeo, Corneliano...
<i>Alfred Drago Rens | Bio</i><span>Read</span>
Drago Rens non perde l’interesse a lavorare sulla stratificazione mnemonica e lo spaesamento percettivo, ma ne modifica gli assi, permettendo l’emersione di riferimenti ad autori a lui cari come Laszlo Moholy-Nagi, ag Fronzoni, Boltansky e Hiroshi Sugimoto.
Potenza e rigore trovano una espressione un po’ più decisa ma anche,
per assurdo, nuova libertà espressiva, creando quello che l’autore definisce il suo minimalismo barocco.
Le sue ossessive e precise costruzioni, gli ziggurat, piccole sculture di carta realizzate a mano con stampe fotografiche, oggi vengono messe in discussione e il suo lavoro scopre nuove direzioni sia concettuali che spaziali.
La photo trouvée rimane il centro della sua ricerca, ma da citazione torna ad essere concreto reperto esistenziale (come già sperimentato negli assemblages). Testimonianza tangibile e (quasi) visibile del passaggio e delle scelte degli altri.
La sovrapposizione è meno controllata e prende nuove direzioni. L’attenzione non è più catturata dalla deformazione e dal gioco interattivo (tra scultura, luce e spettatore) ma dall’esercizio di scomposizione e ricomposizione delle foto e dalla frustrazione del celato. L’immagine c’è ma non si vede più del tutto. Bisogna cercarla e ricrearla, come in una personalissima caccia al tesoro. L’autore attiva così nuove relazioni con l’immagine, svelandone uno o più possibili significati. Non sempre evidenti all’osservatore.
Nella serie “Eldorado”, attraverso linee tracciate a matita, che per l’autore sembrano portare a quelle...
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