Let’s light

La grammatica della luce

Ivan Falardi è uomo di cinema e in
ognuna delle sue immagini questo
aspetto appare evidente.
Laureato in Filosofia negli anni ‘70,
con una tesi sulla filmografia
del regista ungherese Miklos Jancso,
del quale è stato assistente per
un periodo, l’artista si è dedicato
nel corso del tempo alla regia
cinematografica e televisiva. Durante
questi anni la fotografia è stata uno
strumento accessorio, costante
nel suo lavoro e nei suoi viaggi.
A un certo punto del suo cammino
i 25 fotogrammi al secondo sembrano
non bastargli più e il regista avverte
l’esigenza di confrontarsi con il singolo
frame. La fotografia diventa il suo
nuovo modo di esprimersi, il medium
capace di sacrificare la realtà
in funzione dei suoi lati nascosti,
probabili e indecifrabili, ma non per
questo meno rivelatori o evocativi.
Matura l’esigenza di prevaricare
lo scatto, dilatarne il tempo per poter
decodificare e restituire rinnovata
dignità a prospettive imprevedibili.
Sposa la tecnica del light painting,
la più congeniale per scandagliare
la ricerca verso l’eidolon, l’oggetto
della visione che l’artista vuole
sottolineare con il suo lavoro;
il buio si rivelerà l’eidos, l’oggetto
della conoscenza attraverso il quale
il fotografo esplorerà le potenzialità
di segni, forme, luci, colori.

Falardi is a cinema lover and in each
of his pictures, this issue seems to
be evident.
Graduated in Philosophy in the
Seventies, with a thesis on
the filmography of Hungarian
director Miklós Jancsó, whom he
was the assistant for a certain time,
the artist over time...
<i>Iva Falardi</i><span>Read</span>