MARCO PALMIERI-MIA FAIR 2019

“La mente estatica” è un libro dello psicoanalista Elvio Facchinelli, uscito nel 1989 per la classica collana Adelphi. Il secondo capitolo prende il titolo Zerografie e raccoglie una serie di riflessioni legate ai sentimenti, al sentire, alle contraddizioni fino ad arrivare a descrivere sensazioni di vuoto e a sottolineare la necessità di rimettere il concetto di tempo al centro del nostro vivere. Ed è in queste righe che ho ritrovato la massima vicinanza con le immagini Marco Palmieri:

Paragone con il silenzio: difficoltà di percepirlo; poi rovesciamento e ascolto dei rumori dal punto di vista del silenzio. Situazioni prima e dopo: incommensurabili.

Il testo di Facchinelli è fatto di una scrittura asciutta, quasi cinematografica e prosegue:

la musica contemporanea, a volte, sembra ascoltare il silenzio. E questo si presenta allora come spazio aperto, senza limiti. Ancora: un cielo sereno di notte. Arrivare a vedere dal punto di vista dello spazio vuoto… ciò che si genera nel vuoto, nell’estrema rarefazione, è ciò che si è cercato. Si trova ciò che in noi qualcuno, al di là dell’io, cercava…

Mi pare una sintesi esaustiva. In queste parole ho ritrovato un’essenza davvero potente. Penso che Palmieri abbia prodotto immensi sforzi per arrivare a determinare un punto di vista davvero originale. Nelle sue immagini non ci sono momenti, non ci sono fatti e le inquadrature traggono volutamente in inganno e ci spiazzano di continuo. La sua visione ha più a che fare con la sparizione. Un gesto generoso, il suo, che intende...
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“La mente estatica” (“The ecstatic mind”) is a book by psychoanalyst ElvioFacchinelli, published in 1989 by Adelphi. The second chapter in the book is called“Zerografie” and gathers a series of reasonings about feelings and contradictions, all the way down to a description of the sense of void, underlining that there is a need to put back the concept of time at the core of our lives. It is in the following lines that I have found the highest affinity with the images of Marco Palmieri:

Comparison to silence: difficulty to perceive it; then subversion and attention to noise from the point of view of silence. Before and after status: immeasurable.

Facchinelli’s writing is dry, almost cinematic, and it goes on:

Contemporary music, sometimes, seems to be listening to silence. This is presented as an open space, limitless. And also: the still of the night sky. Being able to see from the point of view of the empty space… what is generated in the void, in its extreme rarefaction, is what we were searching for. One finds what some of us were looking for, beyond oneself…

This seems to me like a comprehensive summary. In other words I have found a very powerful essence. I think that Palmieri is proving he has made significant efforts to determine a truly original point of view. In his images there are no moments or facts and their point of view is artfully deceptive and unsettling. His vision deals very much with disappearance.
His is a generous gesture that favours that potential harmonic crossover between vision and thought. If...
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