MADE4ART

K. D. Holdt - G. Magri

MADE4ART è uno spazio espositivo situato a Milano nel quartiere “Tortona”. Lo spazio, gestito da Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo, è stato inaugurato nell’ottobre 2012 con una personale dell’artista lombardo Marco Lodola. In oltre cinque anni di attività MADE4ART ha ospitato e curato mostre di artisti e designer italiani e internazionali, fra cui i fotografi Ennio Vicario, Alessandro Vicario, Pio Tarantini, Paolo Bongianino, Martin Karplus, Giancarlo Fabbi, Stefano Degli Esposti, Stefano Tubaro, Maddalena Barletta, Elena Franco, Gianni Oliva, Andrea Liverani, gli artisti Shuhei Matsuyama, Josine Dupont, Sergio Armaroli, Alessandra Angelini, Andy, Thomas Masters e i designer Franca Franchi e Rafael Simoes Miranda.

Numerosi i progetti realizzati in ambito fotografico, settore di punta della Galleria, sia a livello fieristico, tra cui Arte Fiera Bologna – Settore Fotografia, Mia Photo Fair di Milano, Affordable Art Fair Milano – Settore Fotografia, WOPART Work on Paper Fair di Lugano (partecipazione con un progetto fotografico), sia a livello espositivo, con mostre realizzate in occasione di manifestazioni di settore come Photofestival e Milano PhotoWeek.

MADE4ART partecipa attivamente a kermesse culturali quali la Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, Festival 5 Giornate: Cinque Giornate per la Nuova Musica e Design Week di zona Tortona. Nel corso della sua attività MADE4ART ha inoltre collaborato per progetti artistici in sede e fuori sede con aziende, istituzioni, enti pubblici e privati fra cui Università degli...
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Sono le forme elementari dell’esistenza: linee rette o curvilinee che creano campi simmetrici di forza, che delineano onde energetiche in reciproca risonanza; sono i colori smaglianti della materia inorganica, colta mentre crea giochi di luce, splendori di cieli e di acque specchiantisi gli uni nelle altre… Nel mondo limpido e puro di Kim Dupond Holdt, la vita organica, le forme voluttuose, contorte e sensuali delle piante, degli animali, degli esseri umani, non sono ancora comparse: ma è come se l’energia traboccante del mondo biologico stesse già per sbocciare, grazie alla magnifica forza dei campi magnetici in tensione, dei pilastri sotto sforzo o slanciati verso l’alto, grazie all’esuberanza sgargiante delle superfici colorate che dilagano per ogni dove. Con le immagini di Kim Dupond Holdt si entra in un universo inorganico di pieni e vuoti, di onde elettromagnetiche che mettono in gioco tutti i colori dello spettro. Ma niente, nelle sue fotografie, risulta pura geometria, solo vuoto, meri vettori di forza. Queste immagini infatti fanno emergere proprio quelle dissimmetrie energetiche, quegli squilibri nascosti nell’apparente immobilità di una simmetria solo a prima vista perfetta, dalla quale poi sgorgherà la vita, germoglierà il mondo organico. Questo mondo – dicevamo – qui ancora non c’è, eppure se ne avverte l’imminente arrivo: è come se Kim Dupond Holdt avesse studiato con rigore e poi messo in mostra le forme della vita prima della vita stessa, le condizioni in cui l’energia inorganica si dispiega...
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Fotografie che invitano a distogliere l’attenzione dai rumori delle città, dai suoi traffici obliqui, dalle moltitudini che l’attraversano e la percorrono, per immaginare invece un mondo silenzioso e ovattato, dove palazzi e vie antiche suggeriscono ancora meraviglia e stupore grazie alla loro bellezza. Più evocative che rappresentative, più vicine alla matericità della pittura che alla nitidezza della fotografia, le immagini monocrome di Giovanna Magri si nutrono di una tensione verso un altro tempo, che non è quello dell’oggi e non è inscrivibile nella sequenza passato-presente-futuro, ma che appartiene alla lingua dell’immaginario e del contemplativo. Quando e dove questa autrice ha scattato le sue fotografie? Sicuramente a Venezia e certamente in tempi recenti. Eppure ci si accorge che, in fondo, questi sono elementi trascurabili, inessenziali. I palazzi della laguna da lei fotografati divengono infatti magiche apparizioni che rimandano alla storia della vita depositata sulle loro mura simili a merletti, ma anche alla possibilità di ritrovare ovunque, in ogni città, un incanto dimenticato eppure possibile. Ripresi dal basso, dalla terra o dai canali, i “suoi” palazzi paiono elevarsi verso l’alto come a voler ritrovare quel legame con il cielo e la luce che pure li aveva nutriti. Per restare fedele alla storia e alle cose Giovanna Magri lascia alle immagini il tempo di sognare e di farsi con lentezza. Forse anche per questo le sue fotografie ricordano più i dagherrotipi preziosi acquistati verso metà...
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